Il Tirreno

Pisa

«È il braccio destro di Filippeschi», veto su Serfogli 

di Mario Neri
«È il braccio destro di Filippeschi», veto su Serfogli 

I renziani pronti a “scaricare” l’assessore nella corsa per le amministrative. E in pole torna Giuseppe Sardu

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PISA. «Tutto quell’attivismo, le incursioni senza rete fra la gente, nei quartieri, le “prove da sindaco” non sono casuali, Serfogli sa che i renziani non punteranno su di lui, prova a blindare la sua candidatura sul consenso personale perché la sente sfuggire».
Seppure con una storia politica diversa, se non della primissima almeno uno dei pisani entrati nella seconda generazione Leopolda, Andrea Serfogli potrebbe pagare con l’esclusione dalla corsa a sindaco la sua immagine da “braccio destro” di Marco Filippeschi. Chi ha parlato con Antonio Mazzeo e soprattutto ascoltato le direttive giunte dal Giglio magico verso i territori, sa che il prossimo anno le amministrative del 2018 dovranno avere il sigillo della discontinuità. Se anche le primarie dovessero consacrare Matteo Renzi con le stesse proporzioni del congresso - è l’ordine di scuderia - dovrà esserci un ritorno alle origini. E dunque dappertutto la tabula rasa della rottamazione.
Per questo Mazzeo, vicesegretario dei dem toscani, non avrebbe nessuna intenzione di legare la riconquista di Palazzo Gambacorti a nomi e volti che hanno giocato con quella che è ritenuta un’esperienza se non da dimenticare, quantomeno di troppi chiaroscuri. Sicurezza, decoro, abusivismo, periferie, perfino alcune partite sposate dai renziani ma firmate da Filippeschi, come il Pisamover o la battaglia per l’aeroporto, sono temi a rischio.
«Confermare al governo cittadino anche un assessore bravo come Andrea ma finora rimasto in squadra con chi quei problemi non è riuscito a risolverli pienamente o ha lasciato ferite aperte - confida ancora un Dem vicino a Mazzeo - potrebbe rafforzare i grillini». Del resto, Cascina è ancora lì a ricordarlo. E lo sono i molti Comuni toscani in cui le candidature renziane, quando sono state in continuità con il passato, sono andate a sbattere, vedi Sesto Fiorentino. Così, il nome del candidato sindaco è tornato un leitmotiv.
E da giorni a nessuno è sfuggito l’iperattivismo di telefonate e incontri di Giuseppe Sardu. Il presidente di Acque spa e oggi dirigente comunale con la delega al piano strutturale d’area, oltre che al renzianissmo assessore alla mobilità Giuseppe Forte, è molto vicino a Erasmo D’Angelis. È uno dei fedelissimi di Renzi, passato in questi anni dalla guida della struttura di missione della Difesa del suolo messa su dall’ex premier a Palazzo Chigi alla guida de l’Unità e ora al ministero delle Infrastrutture in qualità di sottosegretario. Sardu lo conosce e lo stima dai tempi in cui aveva il suo stesso ruolo in Publiacqua, la spa dell’acqua fiorentina. Ma Mazzeo non escluderebbe l’ipotesi di un profilo “esterno”, non necessariamente espressione del Pd. «Non per forza un giovane, ma che dia l’idea di un cambio di rotta», dicono nel suo entourage. Prima del referendum in ogni toto sindaco saltava fuori il nome dell’ex rettore Massimo Augello.
E Filippeschi? «Sempre più isolato», dicono gli stessi TtR (i Tutti tranne Renzi). Il sindaco, amico personale di Andrea Orlando, domenica ha fatto di tutto per far cadere il veto messo dalla campigliese Silvia Velo sul suo nome per la lista dei candidati all’assemblea nazionale del Pd. Niente, l’ha spuntata la sottosegretaria all’Ambiente. Anche se lui, proprio domenica, con un colpo a sorpresa ha rimediato in extremis con un invito lampo a cena al Guardasigilli, trascinato al Turista dopo il comizio in largo Menotti con gran disdoro degli orlandiani, che pare abbiano fatto carte false per imbucarsi. Alla fine ha stretto il nodo: niente assemblea ok, ma almeno la direzione sì. Per le politiche poi si vedrà.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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