Sicurezza
L’arcivescovo dice no a negozi aperti e partite di calcio
Per monsignor Benotto sono un disconoscimento del valore delle feste cristiane in nome del profitto
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PISA. È una significativa riflessione sulla memoria la lettera che l’arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto ha rivolto quest’anno ai propri fedeli in occasione della Pasqua. Una riflessione che invita a fare propri, nella vita di tutti i giorni, i valori dei i segni sacri della Liturgia. «Accanto ai “segni sacri della liturgia” si pongono quindi necessariamente anche i “segni sacri della vita” - scrive - Pasqua sarà vera e completa quando tutti questi segni avranno piena cittadinanza non solo nella vita personale di ciascuno, ma anche nella vita dell’intera comunità credente».
È questa la premessa di un messaggio fortemente critico che l’arcivescovo rivolgere a segni di «disconoscimento» del valore delle feste cristiane: negozi aperti a Pasqua e Pasquetta ma anche partire di calcio. «In un clima culturale che sta prendendo sempre più le distanze dalla tradizione cristiana — e lo si vede con l’ampio disconoscimento del valore delle feste cristiane in nome del profitto, come ad esempio, attraverso l’apertura indiscriminata anche a Pasqua di negozi e supermercati o il gioco del calcio o altre attività non indispensabili per assicurare il bene comune, e quindi impedendo a chi è costretto a lavorare a non poter vivere in famiglia nemmeno la Pasqua — c’è bisogno che i cristiani esprimano con forza e rinnovato entusiasmo le loro ricchezze spirituali attraverso i “segni sacri della vita”» afferma. E citando il Concilio Vaticano II invita «a fare di tutto per il rispetto della dignità della vita e di ogni vita; nella promozione della dignità di un lavoro per tutti; nella difesa della persona, della famiglia e del bene comune, dall’arbitrio e dalla prepotenza di una politica che diventa sempre più autoreferenziale e che in nome di un libertarismo egoista sta frantumando in una specie di delirio autolesionista anche quei valori che la nostra Costituzione ha posto a fondamento della vita sociale».
È questa la premessa di un messaggio fortemente critico che l’arcivescovo rivolgere a segni di «disconoscimento» del valore delle feste cristiane: negozi aperti a Pasqua e Pasquetta ma anche partire di calcio. «In un clima culturale che sta prendendo sempre più le distanze dalla tradizione cristiana — e lo si vede con l’ampio disconoscimento del valore delle feste cristiane in nome del profitto, come ad esempio, attraverso l’apertura indiscriminata anche a Pasqua di negozi e supermercati o il gioco del calcio o altre attività non indispensabili per assicurare il bene comune, e quindi impedendo a chi è costretto a lavorare a non poter vivere in famiglia nemmeno la Pasqua — c’è bisogno che i cristiani esprimano con forza e rinnovato entusiasmo le loro ricchezze spirituali attraverso i “segni sacri della vita”» afferma. E citando il Concilio Vaticano II invita «a fare di tutto per il rispetto della dignità della vita e di ogni vita; nella promozione della dignità di un lavoro per tutti; nella difesa della persona, della famiglia e del bene comune, dall’arbitrio e dalla prepotenza di una politica che diventa sempre più autoreferenziale e che in nome di un libertarismo egoista sta frantumando in una specie di delirio autolesionista anche quei valori che la nostra Costituzione ha posto a fondamento della vita sociale».
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