Sicurezza
Riunioni, chat, comitati: M5S all’assalto delle periferie
L’iperattivismo dei Cinque stelle per conquistare consensi. Campagna senza simbolo nei quartieri in cui scricchiola il Pd
PISA. L’approccio è da soft power. Guai a salire in cattedra, a presentarsi alle riunioni con una verità in tasca. E soprattutto niente simboli, il Movimento per ora deve rimanere sottotraccia, propiziare ma non promuovere, recepire senza influenzare. Eppure ormai è chiaro, i Cinque Stelle stanno dando l’assalto alle periferie. E con una rotta precisa: percorrono la linea di faglia tracciata dal terremoto del 4 dicembre.
Assemblee, comitati di cittadini, chat Whatsapp per mettere in rete i residenti e in cui discutere o far ribollire proposte e proteste legate ai quartieri: nelle aree in cui il No è stato gridato, non solo con un voto sulla riforma del governo Renzi ma anche contro le varie declinazioni che il renzismo ha incarnato sul territorio, i pentastellati stanno provando a costruirsi un bottino di fiducia. L’ultimo esperimento proprio lunedì, a San Piero a Grado, dove da tempo i cittadini lamentano l’assenza delle istituzioni e invocano qualcuno che li ascolti e li aiuti ad arginare l’escalation di furti nelle case. La prima tappa, invece, mesi fa, a I Passi. Lì Graziano Bendinelli, uno dei bracci operativi dei 5 Stelle in città, si mise in contatto con Michele Fabozzi, presidente del comitato dei cittadini. Da anni attendevano un piano di riqualificazione per il vecchio quartiere popolare. Proprio dopo le incursioni pentastellate, il progetto ha subito un’accelerazione e su alcuni dei nodi più spinosi i cittadini sono riusciti a far cedere l’assessore Ylenia Zambito.
Ma settimana dopo settimana il caterpillar degli attivisti sta battendo tutte le zone finite ai margini dell’agenda politica, quelle in cui Pisa, proprio col referendum, ha scoperto la sua crisi d’identità. Quelle in cui il Pd scricchiola. A San Piero così si sono riunite 90 persone. E a propiziare la riunione è stato Gabriele Amore, attivista e avvocato quarantenne. È stato lui ad organizzare la chat Whatsapp con cui da tempo molti degli abitanti si scambiamo informazioni e allerta sulla presenza di spacciatori o ladri, ma al circolo non ha voluto piantare bandierine, appendere simboli del Movimento. «Niente partiti», ha detto.
Perché l’imperativo del Movimento in questa fase è l’ascolto, assecondare la richiesta sostanziale arrivata dal 55,2% dei pisani con il voto sulla riforma, e cioè la gigantesca ondata di rabbia e risentimento maturata su diseguaglianze e disgregazione sociale seguita da una risacca di rivendicazioni di spazi di democrazia e partecipazione. Non è chiaro quanto consapevole, ma la strategia sta seguendo la mappa della debacle renziana proprio laddove ha raggiunto i picchi più profondi. Così a Sant’Ermete o a Cisanello, dove il No ha toccato il 57,6%, Massimo Casalini sta tentando di raccogliere e convogliare verso il consiglio territoriale di partecipazione le istanze dei residenti degli alloggi popolari; così a Coltano, Ospedaletto e Putignano (dove il dissenso per la riforma è volato) Bendinelli e la consigliera Valeria Antoni provano a insidiare il fortino di Carlo Scaramuzzino (Pd) e Antonio Dell’Omodarme (Mdp) sui temi più caldi del dibattito pubblico, la centrale a biomasse e i furti nella case.
Ma non sempre nel mirino c’è un potenziale bacino di consensi trasversale. I Cinque Stelle sanno dove poter fare leva. Per questo al Cep, storica locomotiva del Pci prima e dei Dem poi ma dove il partito sembra essere imploso, asfaltato - lo classificherebbe il vocabolario della rottamazione - da un No al 60%, Stefano Mazzucca, giovane ingegnere biomedico, ha avviato una caccia generazionale, “reclutando” una decina di giovani fra i 25 e i 30 anni, ora assidui frequentatori del meetup. Oppure a Pratale e Don Bosco, dove il periscopio del Movimento è Lorenzo Davini, un diciannovenne, ma il vero propulsore politico del comitato e della chat è Andrea Maltagliati, non un attivista ma un “influencer”, una specie di “Facebook star” in città, capace di catturare decine di I like con un commento, un post, una galleria fotografica su piccoli grandi orrori quotidiani, dai borseggi e alle brutture urbanistiche. Una campagna a doppio binario: la Rete come faro, le ex oasi rosse, oggi zattere alla deriva per chi si sente tagliato fuori, come frontiera da conquistare.
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