Sicurezza
«Sosta selvaggia ovunque, pensiamo alle strisce blu»
I problemi del traffico al centro di “Caffè Tirreno” sulla zona del Borghetto, via Landi e via Garibaldi
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PISA. Strade da rifare, traffico in eccesso (e pericoloso), problema della sosta. Sono questi i punti più critici secondo residenti e frequentatori del quartiere compreso tra via del Borghetto, via Landi e via Garibaldi, zona sulla quale ha acceso ieri i riflettori “Caffè Tirreno”, ospitato con molta cordialità dal bar Sassoferrato, in piazza Bartolo da Sassoferrato. Problemi così sentiti che si alza la richiesta di strisce blu per regolamentare la sosta delle auto. «In via Betti e dintorni sarebbe meglio avere le strisce blu. Tanti pendolari, soprattutto al mattino, lasciano qui l’auto perché non si paga e si può raggiungere il centro velocemente. Gli stalli a pagamento, anche con il contributo annuo di 20 euro per i residenti, possono aiutare a regolamentare la sosta», dicono Fabio Sabatelli ed Elisabetta Donatiello, residenti in via Gioberti. Una strada quest’ultima, dicono, «dove il traffico è diventato esagerato. Sul lato dei numeri civici dispari manca il marciapiede: tra auto in movimento e bici contromano è una situazione pericolosa, è difficile anche mettere il naso fuori di casa. Una soluzione potrebbero essere dei cordoli gialli a protezione come per la pista ciclabile o una cunetta non rumorosa come dissuasore di velocità».
Anche da alcuni residenti di via Garibaldi vengono segnalati problemi simili: «L’aumento del traffico è evidente, potrebbe essere utile installare un dissuasore di velocità all’altezza di via Morandi». Ma il problema strade ha anche altre facce. Diversi residenti, ad esempio, denunciano la pericolosità dell’incrocio tra via Landi, via Falconcini e piazza Bartolo da Sassoferrato. «È un punto pericolosissimo perché le macchine sono parcheggiate agli angoli della strada e la visibilità è scarsa. Lì sono avvenuti diversi incidenti», dice Beatrice Adelina, che gestisce il bar Sassoferrato con Rachele Boldrini. Andrea Bianchi, consigliere del Ctp 5, riassume: «In questo quartiere si sentono tante proteste contro la sosta selvaggia. Occorrerebbe trovare un modo per regolamentarla e su questo si potrebbe aprire un dibattito alla ricerca di soluzioni. I palazzi sono stati costruiti tra gli anni Sessanta e Ottanta, con garage adatti alle macchine dell’epoca. Se consideriamo che in media ogni famiglia possiede due vetture, ecco spiegata la mancanza di parcheggi». Bianchi ha sempre abitato in questo quartiere e ricorda quando i giardini pubblici erano frequentatissimi da bambini di tutte le età: «Oggi i cortili sono pressoché deserti: sono cambiati i giochi, ma anche la percezione della zona. Al Ctp hanno segnalato più volte che le aree verdi davanti al complesso Marchesi sono spesso rifugio di sbandati. Manca una progettualità per quanto riguarda la vita sociale del quartiere. Altro punto critico i marciapiedi, non adatti ai disabili».
«Via Landi? È completamente da rifare. Le radici dei pini hanno devastato l’asfalto rendendolo pericoloso per chiunque». Rosanna Orselli abita qui dal 1968 e ha vissuto l’evoluzione del quartiere, da quando c’era solo qualche casa circondata dalla campagna. «Via Landi è stata sempre trascurata dal Comune - dice la cittadina -. Non ci sono marciapiedi e la strada è sconnessa». Su questi aspetti concordano Pier Luigi Ficini e Luigi Norelli. «La strada è dissestata. Le chiamo le montagne russe di via Landi. Alcuni pini sono stati tagliati, altri no. Sarebbe opportuno sostituirli con specie che provocano meno danni. Inoltre - aggiunge Ficini - non ci sono strisce pedonali, se ne trovano solo di fronte all’edicola». Salvatore Barrile, pensionato, abita in via Betti da oltre 50 anni. A proposito dei marciapiedi dice: «Dopo trent’anni i marciapiedi li abbiamo fatti noi, mentre in molti quartieri la pavimentazione stradale è già stata risistemata più volte. Qui, da questo punto di vista, ci sentiamo abbandonati». Altro tema: «Abbiamo ancora i pozzi neri - aggiunge Barrile - pur continuando a pagare Fiumi e Fossi. E così ci tocca far vuotare le fosse biologiche, che risalgono a sessant’anni fa, con un intervento che ogni volta ci costa 800 euro?». Sergio Rossi, pensionato, denuncia l’alta velocità in via Landi e, all’incrocio di via Bartolo con via Betti, la segnaletica inadeguata dello stop. « In realtà, se non ci si sposta in mezzo alla carreggiata, non si vede chi passa. Ho visto gente con la testa spaccata più di una volta». Non va malissimo la percezione di sicurezza: «La delinquenza era maggiore una decina di anni fa - spiega Rossi -. Ma laddove ai primi piani ci sono inferriate sono tutti appartamenti in cui sono già entrati i ladri». Anche Adelina nel suo bar ha subìto due furti: uno all’orario di apertura, quando «un energumeno è entrato ordinandomi di consegnargli la borsa - racconta -. Il secondo furto è avvenuto di notte. Nonostante si vedano i volti dalle telecamere di sicurezza, i responsabili non sono mai stati individuati». La signora Adelina sottolinea che «da queste parti non c’è vigilanza».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Anche da alcuni residenti di via Garibaldi vengono segnalati problemi simili: «L’aumento del traffico è evidente, potrebbe essere utile installare un dissuasore di velocità all’altezza di via Morandi». Ma il problema strade ha anche altre facce. Diversi residenti, ad esempio, denunciano la pericolosità dell’incrocio tra via Landi, via Falconcini e piazza Bartolo da Sassoferrato. «È un punto pericolosissimo perché le macchine sono parcheggiate agli angoli della strada e la visibilità è scarsa. Lì sono avvenuti diversi incidenti», dice Beatrice Adelina, che gestisce il bar Sassoferrato con Rachele Boldrini. Andrea Bianchi, consigliere del Ctp 5, riassume: «In questo quartiere si sentono tante proteste contro la sosta selvaggia. Occorrerebbe trovare un modo per regolamentarla e su questo si potrebbe aprire un dibattito alla ricerca di soluzioni. I palazzi sono stati costruiti tra gli anni Sessanta e Ottanta, con garage adatti alle macchine dell’epoca. Se consideriamo che in media ogni famiglia possiede due vetture, ecco spiegata la mancanza di parcheggi». Bianchi ha sempre abitato in questo quartiere e ricorda quando i giardini pubblici erano frequentatissimi da bambini di tutte le età: «Oggi i cortili sono pressoché deserti: sono cambiati i giochi, ma anche la percezione della zona. Al Ctp hanno segnalato più volte che le aree verdi davanti al complesso Marchesi sono spesso rifugio di sbandati. Manca una progettualità per quanto riguarda la vita sociale del quartiere. Altro punto critico i marciapiedi, non adatti ai disabili».
«Via Landi? È completamente da rifare. Le radici dei pini hanno devastato l’asfalto rendendolo pericoloso per chiunque». Rosanna Orselli abita qui dal 1968 e ha vissuto l’evoluzione del quartiere, da quando c’era solo qualche casa circondata dalla campagna. «Via Landi è stata sempre trascurata dal Comune - dice la cittadina -. Non ci sono marciapiedi e la strada è sconnessa». Su questi aspetti concordano Pier Luigi Ficini e Luigi Norelli. «La strada è dissestata. Le chiamo le montagne russe di via Landi. Alcuni pini sono stati tagliati, altri no. Sarebbe opportuno sostituirli con specie che provocano meno danni. Inoltre - aggiunge Ficini - non ci sono strisce pedonali, se ne trovano solo di fronte all’edicola». Salvatore Barrile, pensionato, abita in via Betti da oltre 50 anni. A proposito dei marciapiedi dice: «Dopo trent’anni i marciapiedi li abbiamo fatti noi, mentre in molti quartieri la pavimentazione stradale è già stata risistemata più volte. Qui, da questo punto di vista, ci sentiamo abbandonati». Altro tema: «Abbiamo ancora i pozzi neri - aggiunge Barrile - pur continuando a pagare Fiumi e Fossi. E così ci tocca far vuotare le fosse biologiche, che risalgono a sessant’anni fa, con un intervento che ogni volta ci costa 800 euro?». Sergio Rossi, pensionato, denuncia l’alta velocità in via Landi e, all’incrocio di via Bartolo con via Betti, la segnaletica inadeguata dello stop. « In realtà, se non ci si sposta in mezzo alla carreggiata, non si vede chi passa. Ho visto gente con la testa spaccata più di una volta». Non va malissimo la percezione di sicurezza: «La delinquenza era maggiore una decina di anni fa - spiega Rossi -. Ma laddove ai primi piani ci sono inferriate sono tutti appartamenti in cui sono già entrati i ladri». Anche Adelina nel suo bar ha subìto due furti: uno all’orario di apertura, quando «un energumeno è entrato ordinandomi di consegnargli la borsa - racconta -. Il secondo furto è avvenuto di notte. Nonostante si vedano i volti dalle telecamere di sicurezza, i responsabili non sono mai stati individuati». La signora Adelina sottolinea che «da queste parti non c’è vigilanza».
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