Il dolore
Il pubblico non paga e le coop vanno in crisi
A causa dei ritardi nella liquidazione dei debiti persi 351 posti
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PISA. Sembrava l’unico settore industriale ad aver rialzato la testa, l’unico capace di un’inversione di tendenza nell’occupazione tanto da far registrare un segno più per due anni consecutivi. Invece no. Anche il mondo delle cooperative arranca. Si è sostanzialmente fermato. Niente crescita. Anzi crisi. Di nuovo.
La speranza offerta da una galassia del mercato tradizionalmente più flessibile e dinamica per ora sembra tradita dai fatti. Cala il numero delle imprese e soprattutto diminuisce quello dei lavoratori. Così, secondo i dati dell’ultimo report della Camera di commercio di Pisa, nelle 299 cooperative della provincia (il saldo fra chiusure e aperture è negativo di 2 unità) oggi lavorano 9. 573 persone (il 9,8% del totale regionale), non più 9.924 come nel 2015. La crisi — anzi, una nuova crisi, che sembra tutta pisana — ha fatto perdere il lavoro a 351 persone, erodendo il 3,3% della forza lavoro.
Peggio della provincia di Pisa, in Toscana, fa solo quella di Prato, dove il personale delle coop subisce una flessione del 6,3%. Con il segno meno anche Grosseto, per cui il calo occupazionale ha comportato una perdita del 2,5% dei dipendenti. In tutte le altre province della regione il lavoro e i lavoratori sono aumentati o sono rimasti stabili.
Eppure tre anni fa anche da noi le cooperative sembravano cominciare ad uscire dal tunnel della recessione: nel 2014 l’occupazione registrò una crescita del 4, 9%, nel 2015 del 5,6%. Cosa è successo nel frattempo? Cosa ha rigettato indietro questo settore produttivo? «Questa flessione ci preoccupa — dice il presidente della Camera di commercio, Valter Tamburini — la domanda interna stenta riprendersi ma incidono molto le gare al massimo ribasso e i ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione».
Da tempo legate alle istituzioni in qualità di erogatrici di servizi e welfare di cui enti e autorità si sono liberati, le coop starebbero subendo gli effetti di una cattiva abitudine dello Stato: pagare poco e male, perché con tempi lunghi, spesso tanto da risultare antieconomici. Non deve essere un caso che Pisa sia fra le uniche quattro province toscane a veder scendere anche il numero totale delle imprese cooperative, calate dello 0,7% (fanno peggio Siena, Livorno e soprattutto Prato, dove è sparito il 4% delle imprese).
A fare da traino restano quelle impegnate nelle costruzioni immobiliari (47 unità), seguite da 38 coop impegnate in istruzione e sanità, 37 in altri servizi di mercato, 35 cooperative agricole. Sono 62 quelle femminili (il 20%), 21 quelle guidate da giovani.
Ma proprio il peso del mattone da noi vale molto meno rispetto alla media regionale: in Toscana le coop edili sono il 21,4%, a Pisa il 15,7. E, in proporzione, sono la metà quelle impegnate in trasporto e magazzinaggio, in tutto 15, cioè il 5,4% del totale, mentre a livello regionale costituiscono l’11,9% del Pil generato dalle cooperative.
Mario Neri
@mario78neri. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La speranza offerta da una galassia del mercato tradizionalmente più flessibile e dinamica per ora sembra tradita dai fatti. Cala il numero delle imprese e soprattutto diminuisce quello dei lavoratori. Così, secondo i dati dell’ultimo report della Camera di commercio di Pisa, nelle 299 cooperative della provincia (il saldo fra chiusure e aperture è negativo di 2 unità) oggi lavorano 9. 573 persone (il 9,8% del totale regionale), non più 9.924 come nel 2015. La crisi — anzi, una nuova crisi, che sembra tutta pisana — ha fatto perdere il lavoro a 351 persone, erodendo il 3,3% della forza lavoro.
Peggio della provincia di Pisa, in Toscana, fa solo quella di Prato, dove il personale delle coop subisce una flessione del 6,3%. Con il segno meno anche Grosseto, per cui il calo occupazionale ha comportato una perdita del 2,5% dei dipendenti. In tutte le altre province della regione il lavoro e i lavoratori sono aumentati o sono rimasti stabili.
Eppure tre anni fa anche da noi le cooperative sembravano cominciare ad uscire dal tunnel della recessione: nel 2014 l’occupazione registrò una crescita del 4, 9%, nel 2015 del 5,6%. Cosa è successo nel frattempo? Cosa ha rigettato indietro questo settore produttivo? «Questa flessione ci preoccupa — dice il presidente della Camera di commercio, Valter Tamburini — la domanda interna stenta riprendersi ma incidono molto le gare al massimo ribasso e i ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione».
Da tempo legate alle istituzioni in qualità di erogatrici di servizi e welfare di cui enti e autorità si sono liberati, le coop starebbero subendo gli effetti di una cattiva abitudine dello Stato: pagare poco e male, perché con tempi lunghi, spesso tanto da risultare antieconomici. Non deve essere un caso che Pisa sia fra le uniche quattro province toscane a veder scendere anche il numero totale delle imprese cooperative, calate dello 0,7% (fanno peggio Siena, Livorno e soprattutto Prato, dove è sparito il 4% delle imprese).
A fare da traino restano quelle impegnate nelle costruzioni immobiliari (47 unità), seguite da 38 coop impegnate in istruzione e sanità, 37 in altri servizi di mercato, 35 cooperative agricole. Sono 62 quelle femminili (il 20%), 21 quelle guidate da giovani.
Ma proprio il peso del mattone da noi vale molto meno rispetto alla media regionale: in Toscana le coop edili sono il 21,4%, a Pisa il 15,7. E, in proporzione, sono la metà quelle impegnate in trasporto e magazzinaggio, in tutto 15, cioè il 5,4% del totale, mentre a livello regionale costituiscono l’11,9% del Pil generato dalle cooperative.
Mario Neri
@mario78neri. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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