Attenzione
Decreto del rettore per l’acquisto finale dell’ex Benedettine
PISA. Un decreto d'urgenza del rettore autorizza lo storno di poco meno di un milione di euro per chiudere definitivamente l'acquisizione da parte dell'università di Pisa dell'ultima parte dell'ex...
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PISA. Un decreto d'urgenza del rettore autorizza lo storno di poco meno di un milione di euro per chiudere definitivamente l'acquisizione da parte dell'università di Pisa dell'ultima parte dell'ex complesso delle Benedettine che sarà destinato a polo didattico, chiudendo così «un capitolo buio della storia edilizia» dell'ateneo.
Lo denunciano le organizzazioni studentesche Sinistra per e Cua, il progetto Rebeldia e la lista Una città in comune-Prc in una nota congiunta.
«È inaccettabile - affermano - che una delle manovre edilizie più criticate da molte parti politiche della città si chiuda con un provvedimento d'urgenza: uno strumento assolutamente inadatto per procedere a uno storno, soprattutto di questa entità. Per questo motivo Sinistra per non ha partecipato alla votazione nel consiglio di amministrazione. Il cda si è, infatti, trovato davanti al fatto compiuto, a un atto emanato non in maniera collegiale ma in solitaria, senza che ci sia stata possibilità di discussione prima della delibera».
Le quattro sigle, legate alla sinistra radicale, hanno sempre avversato il progetto, definendolo «una manovra edilizia costata all'università circa 11 milioni di euro dietro la quale si celano speculazioni e personalismi: alludiamo prima all'acquisto di una porzione delle ex Benedettine trasformate in foresteria per visiting professor con pochissime e minuscole aule per la didattica; poi alla manovra che si conclude oggi: quella dell'acquisto della restante parte del complesso, acquisto coperto in parte da permute di immobili, finalizzata ad aumentare il guadagno su un'area ceduta a favore del privato, Cemes, Spa, a cui si permutava. Perché la nostra università si è impegnata in un investimento estremamente costoso e dalla dubbia utilità che non trova corrispondenza nelle esigenze della comunità accademica che noi riteniamo prioritarie. Vi sono grandissime carenze edilizie in questo Ateneo (aule per la didattica e per lo studio, laboratori di ricerca e didattici) che spesso determinano situazioni di emergenza e non sostenibilità. Davanti a tutti questi problemi la risposta dell’Università è stata sorda, è stata l’acquisto delle Benedettine».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Lo denunciano le organizzazioni studentesche Sinistra per e Cua, il progetto Rebeldia e la lista Una città in comune-Prc in una nota congiunta.
«È inaccettabile - affermano - che una delle manovre edilizie più criticate da molte parti politiche della città si chiuda con un provvedimento d'urgenza: uno strumento assolutamente inadatto per procedere a uno storno, soprattutto di questa entità. Per questo motivo Sinistra per non ha partecipato alla votazione nel consiglio di amministrazione. Il cda si è, infatti, trovato davanti al fatto compiuto, a un atto emanato non in maniera collegiale ma in solitaria, senza che ci sia stata possibilità di discussione prima della delibera».
Le quattro sigle, legate alla sinistra radicale, hanno sempre avversato il progetto, definendolo «una manovra edilizia costata all'università circa 11 milioni di euro dietro la quale si celano speculazioni e personalismi: alludiamo prima all'acquisto di una porzione delle ex Benedettine trasformate in foresteria per visiting professor con pochissime e minuscole aule per la didattica; poi alla manovra che si conclude oggi: quella dell'acquisto della restante parte del complesso, acquisto coperto in parte da permute di immobili, finalizzata ad aumentare il guadagno su un'area ceduta a favore del privato, Cemes, Spa, a cui si permutava. Perché la nostra università si è impegnata in un investimento estremamente costoso e dalla dubbia utilità che non trova corrispondenza nelle esigenze della comunità accademica che noi riteniamo prioritarie. Vi sono grandissime carenze edilizie in questo Ateneo (aule per la didattica e per lo studio, laboratori di ricerca e didattici) che spesso determinano situazioni di emergenza e non sostenibilità. Davanti a tutti questi problemi la risposta dell’Università è stata sorda, è stata l’acquisto delle Benedettine».
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