Sicurezza
Salva un papà dal suicidio, il poliziotto: «Una barretta energetica e si è fidato di me»
Pisa: parla l'agente che ha salvato il padre che voleva buttarsi da Ponte di Mezzo. «Lui ha pianto, ci siamo abbracciati per scaricare la tensione»
PISA. Una barretta energetica di quelle che si usano per spezzare la fame. Offerta a chi ne aveva bisogno anche se i suoi problemi in quel momento erano molto più complicati di un calo di zuccheri. Un gesto semplice che è servito a stabilire un contatto, capace di far scattare un brandello di fiducia. Più che sufficiente per scrivere un finale niente affatto scontato: sventare un suicidio.
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Ci sono due protagonisti nell’episodio di martedì 5 aprile mattina sul Ponte di Mezzo. Uno, in crisi familiare e personale, che da quattro giorni non aveva notizie della figlia e, seduto a cavalcioni sul parapetto, minacciava di buttarsi di sotto. E l’altro, il poliziotto che ha trovato la chiave in grado di aprire la serratura interiore di un padre disperato. Un negoziatore in divisa che ha saputo parlare al cuore di un genitore che i rovesci della vita ha temporaneamente messo ai margini. Si chiama Francesco Locci, 50 anni, pisano, vice sovrintendente di polizia, 31 anni di servizio, assegnato all’ufficio delle volanti.
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La squadra del primo intervento, delle emergenze dove la scelta di un attimo può decidere la vita di chi è in pericolo o anche quella di chi indossa l’uniforme. È la trincea della strada dove lo “sbirro” deve essere muscolare e deciso quando c’è da placcare uno spacciatore che non ha niente da perdere e magari gira con un coltello in tasca. Ma che la variabile di un lavoro da prima linea ti impone anche altre qualità, meno fisiche. Niente armi. Solo la forza delle parole. Quelle che Locci, un blocco di marmo scolpito su oltre 1,90 mt di altezza, ha dimostrato di avere e di saper ascoltare, trasformandosi in un psicologo pronto a entrare in sintonia con chi aveva di fronte. E quella barretta è stato un grimaldello utile a centrare l’obiettivo.
«Per un interesse personale ho seguito nel tempo corsi di comunicazione e di linguaggio non verbale - racconta Locci, che a gennaio si era caricato un’anziana sulle spalle portandola via da un appartamento in fiamme in via Monte Ortigara -. Quando sono arrivato sul ponte con i colleghi (in sala operativa Massimiliano Dal Canto e sul posto Fabrizio Voleri, Raffaele Pierri e Antonio De Marco, ndr) mi sono avvicinato a quel padre che ci aveva chiamato dicendo che se non avesse parlato con la figlia si sarebbe ucciso.
Nel frattempo è arrivato anche il sostituto commissario Sandra Orsini della squadra mobile. Erano circa le 11. Lui continuava a ripetere che voleva sentire sua figlia. A un certo punto ha detto che per problemi di salute si sentiva svenire. Ero a circa due metri e mentre parlavamo conquistavo un centimetro alla volta. “Ti do una barretta energetica” gli ho detto. Ne tengo sempre con me. Lui ha accettato e così mi sono avvicinato ancora di più. Non ho voluto fare azioni di forza. Potevo placcarlo e trascinarlo sul marciapiede. Ho preferito farlo ragionare, non volevo che oggi (ieri, ndr) fossimo qui a ragionare su un tentato suicidio finito male. Dovevo analizzare le conseguenze dei miei gesti e ho scelto la persuasione». Per almeno mezz’ora il poliziotto e il papà hanno dialogato. Le ansie di uno confidate all’attenzione dell’altro. E in quei minuti, al centro di una scena a cui assistevano decine di persone, si è creata un’empatia che alla fine è servita per portare a casa il risultato.
«È sceso da solo dal parapetto - riprende Locci - e d’istinto ci siamo abbracciati. Quasi come uno scarico di tensione. Si è messo a piangere e mi ha confidato “che figura che ho fatto”. “Non hai niente di cui vergognarti, non ti devi preoccupare, hai le tue buone ragioni” è stata la mia risposta per tirarlo su di morale». Era ancora scosso il papà alle prese con una separazione difficile, uno dei motivi che lo tiene lontano dalla figlia di 10 anni. I poliziotti gli hanno evitato il trasferimento nell’auto di servizio.
«In fondo non aveva commesso reati, non era ubriaco e non era pericoloso - spiega il vice sovrintendente -. E allora insieme a lui e con alcuni colleghi siamo andati a piedi dal Ponte di Mezzo fino alla questura. Continuava a ripetere che aveva fatto una figuraccia, ma aveva davvero perso la testa. In questura ha potuto parlare al telefono con la figlia. Si è tranquillizzato. Ci siamo abbracciati di nuovo. Stessa scena al pronto soccorso dove lo abbiamo portato per un controllo precauzionale». In 31 anni di strada ne ha viste tante il poliziotto di strada. E per una volta fa piacere anche a lui aver risolto un caso solo con la forza delle parole e dell’ascolto.
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