Sicurezza
Sinopie, tolto anche l’ultimo ponteggio
Ma ora si riapre il confronto sulle bancarelle. Garzella (Anva) al prefetto: iniziative contro l’immobilismo
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PISA. Anche l’ultimo ponteggio dalla facciata del museo delle Sinopie in piazza dei Miracoli è stato rimosso. I lavori sono conclusi, dopo quasi tre anni e mezzo dal loro inizio (ottobre 2013). Ci sono volute ben otto proroghe ai 365 giorni fissati in origine dall’Azienda ospedaliera per terminare l’intervento, proroghe frutto di una serie di prescrizioni che in corso d’opera la Soprintendenza ha inserito nel progetto originale. Se da una parte c’è la soddisfazione per aver restituito ai turisti la splendida facciata del museo delle Sinopie, dall’altra si riapre la questione delle bancarelle che proprio per consentire i lavori sono state rimosse nel settembre 2013 e successivamente trasferite in piazza Manin. Una vicenda complessa che vede ad oggi i bancarellai in attesa di notizie dal Comune sul loro futuro: la loro speranza è di rientrare in piazza, aggrappandosi all’ordinanza del 2012 che prevedeva appunto un trasferimento temporaneo legato ai lavori. Ma da quell’ordinanza tante cose sono cambiate. In particolare è sopravvenuto un protocollo di intesa tra Comune, Regione e Soprintendenza in cui è prevista, tra l’altro, la costituzione di un comitato chiamato a decidere se le bancarelle sono compatibili con l’area monumentale.
Nel frattempo la Confesercenti ha riproposto un suo progetto del 1997 per la ricollocazione dei banchi nell’area del Santa Chiara divisa da un muro (che verrebbe in parte aperto) con piazza dei Miracoli. Progetto sul quale il Comune non si è ancora pronunciato. Prove di dialogo si sono avute in un paio di riunioni – c’è anche in ballo il nuovo piano del commercio su aree pubbliche – ma senza alcun passo avanti. Da qui una ulteriore mossa della stessa Confesercenti che ieri ha inviato una lettera al prefetto Attilio Visconti a firma del suo coordinatore Anva (il sindacato ambulanti) Giulio Garzella. Lettera che tra l’altro fa riferimento all’incontro che i bancarellai avevano avuto con Visconti nel giugno scorso. «Avevamo davvero pensato che il suo intervento promessoci nell'incontro del 23 giugno 2016 – scrive Garzella - avrebbe, se non risolto i problemi, almeno accelerato le procedure con l'individuazione di una soluzione accettabile e condivisa. Ma il tempo è passato ed ancora soluzioni all'orizzonte non ne vediamo. Anzi pensiamo proprio non ve ne siano. Eppure anche le sentenze parlano chiaro: finiti i lavori gli operatori avrebbero dovuto tornare al loro posto. Non sappiamo capacitarci dell'immobilismo di chi, non solo per dovere istituzionale ma anche per rispetto di 44 lavoratori, avrebbe dovuto già da un pezzo portare a soluzione la vicenda. Non possiamo pensare che davvero non interessi la sopravvivenza di 44 aziende, piccole aziende. La prossima settimana sarà la settimana di Pasqua e, sinceramente, non intendiamo trascorrerla ancora senza nessuna iniziativa. Ovviamente pacifica, come lo sono state le poche altre fin qui svolte».
Nel frattempo la Confesercenti ha riproposto un suo progetto del 1997 per la ricollocazione dei banchi nell’area del Santa Chiara divisa da un muro (che verrebbe in parte aperto) con piazza dei Miracoli. Progetto sul quale il Comune non si è ancora pronunciato. Prove di dialogo si sono avute in un paio di riunioni – c’è anche in ballo il nuovo piano del commercio su aree pubbliche – ma senza alcun passo avanti. Da qui una ulteriore mossa della stessa Confesercenti che ieri ha inviato una lettera al prefetto Attilio Visconti a firma del suo coordinatore Anva (il sindacato ambulanti) Giulio Garzella. Lettera che tra l’altro fa riferimento all’incontro che i bancarellai avevano avuto con Visconti nel giugno scorso. «Avevamo davvero pensato che il suo intervento promessoci nell'incontro del 23 giugno 2016 – scrive Garzella - avrebbe, se non risolto i problemi, almeno accelerato le procedure con l'individuazione di una soluzione accettabile e condivisa. Ma il tempo è passato ed ancora soluzioni all'orizzonte non ne vediamo. Anzi pensiamo proprio non ve ne siano. Eppure anche le sentenze parlano chiaro: finiti i lavori gli operatori avrebbero dovuto tornare al loro posto. Non sappiamo capacitarci dell'immobilismo di chi, non solo per dovere istituzionale ma anche per rispetto di 44 lavoratori, avrebbe dovuto già da un pezzo portare a soluzione la vicenda. Non possiamo pensare che davvero non interessi la sopravvivenza di 44 aziende, piccole aziende. La prossima settimana sarà la settimana di Pasqua e, sinceramente, non intendiamo trascorrerla ancora senza nessuna iniziativa. Ovviamente pacifica, come lo sono state le poche altre fin qui svolte».
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