Gioco
Ruba i risparmi di una famiglia: domestica condannata a 3 anni
Non solo furto, ma anche calunnia: aveva denunciato i derubati per estorsione e sequestro di persona
PISA. L’avevano perdonata dopo il furto dei soldi e le scuse filmate in un video. Avevano voluto rimuovere, anche se con il dolore di una fiducia tradita, l’immagine di quella domestica che aveva sottratto decine di migliaia di euro dal nascondiglio dove tenevano i risparmi di famiglia. Se ne sono ricordati con una sorpresa sgradevole quando dal Tribunale è arrivata la comunicazione della chiusura dell’inchiesta a carico di genitori e figlio per estorsione e sequestro di persona. Quel foglio di carta aveva un significato: la donna delle pulizie “graziata” li aveva denunciati. E a quel punto i derubati l’avevano querelata non solo per il furto subito, ma anche per calunnia visto che le accuse di estorsione e sequestro di persona erano talmente inconsistenti da meritare l’indignazione della famiglia seguita da una veloce archiviazione.
Rinviata a giudizio per furto aggravato e calunnia, Vincenza Sardo, 50 anni, residente a Cascina, è stata condannata ieri mattina dal giudice Paola Giovannelli a 3 anni e un mese di reclusione (il pm onorario Vincenzo Molinaro aveva chiesto 3 anni) . Non solo. È stata disposta anche una provvisionale di 35mila euro a favore delle parti civili, assistite dall’avvocato Maria Concetta Gugliotta, e la domestica dovrà anche pagare le spese legali. «Il danno più grande per i miei clienti - ha sottolineato l’avvocato Gugliotta - è stato quello di essere accusati di estorsione e sequestro di persona. Senza quel video avrebbero passato dei guai. Nessuno avrebbe creduto alla loro versione. E ricordiamoci che non l’avevano neanche denunciata». Il difensore dell’imputata, Bernardo Polese, ha fatto appello al giudice invocando le precarie condizioni economiche della donna. Mentre sul filmato il legale ha esposto la tesi di una soggezione emotiva della donna durante “l’interrogatorio” cui fu sottoposta dai derubati. Singolare sia il modo in cui venne scoperto il furto che il sistema adottato dalla famiglia per accertare la responsabilità dell’unica sospettata.
L’occasione che avrebbe trasformato, secondo la sentenza, la domestica in una ladra si sarebbe verificata durante le pulizie in una stanza della casa di una famiglia cascinese. Usando il folletto, l’imputata era andata a colpire un battiscopa che all’improvviso si era aperto. Era il nascondiglio studiato dalla famiglia in cui conservare i risparmi. «C’erano 50mila euro — aveva rivelato in aula la padrona di casa — . Sapevamo di quel posto io, mio marito e i miei figli, uno dei quali era in Cina per lavoro. Ci siamo accorti che mancavano 35mila euro». L’ingegno domestico si è manifestato con la confezione dei falsi risparmi nella busta farlocca, ma appetibile per chi pensava di trovarci altri denari. Era il novembre 2013. «Un giorno quella donna è tornata in casa e ha fatto le pulizie - aveva proseguito la derubata - . È andata in quella stanza e poi è uscita come se nulla fosse. Siamo andati subito a verificare nel nascondiglio e abbiamo trovato la busta aperta con i ritagli di giornale». Il passaggio dell’ “interrogatorio” è stato decisivo.
Con una telecamera pronta a riprendere domande e risposte e a diventare una prova processuale. «All’inizio ha negato — è stato il racconto della padrona di casa — . Poi è crollata. “Mi dispiace, ho sbagliato. L’ho fatto per aiutare i miei figli” ci ha detto. Le nostre domande non erano minacciose. Nel video si vede benissimo che non siamo aggressivi. Le abbiamo chiesto di ridarci quello che le era rimasto rassicurandola che non l’avremmo denunciata. Ci ha ridato 4 mila euro. Per noi finiva lì». Una brutta storia destinata a restare confinata nella delusione di una famiglia che si era fidata di una donna che aveva bisogno di lavorare. E che alla fine denunciando chi l’aveva perdonata si è infilata in un ginepraio di guai tradotto in una condanna.
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