Il Tirreno

Pisa

Il museo c’è ma solo per pochi 

di Carlo Venturini
Il museo c’è ma solo per pochi 

Riuscire a vedere i resti delle antiche navi di Pisa  è un’impresa: informazioni scarse e aperture “su richiesta”

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PISA. Doveva risorgere dal limo come fosse l’“araba pisana” ed invece il Museo delle navi di Pisa, definito anche come la “Pompei del mare”, rimane una chimera che può essere vista da pochi eletti. Molte le lamentele che sono arrivate anche in redazione (qui accanto una delle lettere di protesta di uno nostro lettore) circa la difficile accessibilità del museo, dopo che l’intera operazione di scavo dei reperti iniziò nel 1998 e solo per la zona espositiva di lungarno Simonelli il più recente stanziamento del ministero dei Beni culturali ammonta a 5 milioni di euro.
In totale l’operazione della nostra “Pompei del mare” è costata 14 milioni di euro. Ad oggi, dei sette padiglioni previsti ne sono visitabili solo due. E perché il museo venga finito ed aperto al pubblico definitivamente si dovranno aspettare altri due anni (sulla carta).
Le problematiche sollevate dai nostri lettori sono, ad esempio, che bisogna prenotare per telefono, che le visite sono possibili solo uno o due giorni a settimana e sempre o il sabato o la domenica. Inoltre gli orari sono indefiniti, dipende dalle prenotazioni. Il biglietto è abbastanza costoso: 12 euro per due soli padiglioni con guida. Ed ancora: non c’è lo straccio di una qualsiasi segnaletica stradale e lo stesso edificio museale non reca alcuna targa o pannello visibile dalla strada. Insomma si tira a diritto e si “sbatte” contro i nuovi Arsenali della Cittadella.
«Pochi giorni fa - ci scrive un lettore - volevamo visitare il museo. Eravamo sei amici e partivamo da Lucca, ma purtroppo al numero telefonico dichiarato nessuno ha mai risposto e questo vale anche per ulteriori contatti cercati nella vostra città». Il lettore ed i suoi amici non demordono e chiamano nell’ordine: comando dei vigili urbani, segreteria del sindaco, assessorati vari ed eventuali, ma nulla. «Addirittura l’incaricata alla segreteria del sindaco ci ha detto testuale: “La visita interessava anche a me, ma non sono riuscita ad andarci perché anch’io non ho trovato interlocutori”».
Il museo, gestito dalla Sovrintendenza, è dato in gestione ad una cooperativa fiorentina. Abbiamo chiamato lo 0555520407. Ci hanno risposto subito e con cortesia. Il problema è che le visite sono solo una volta a settimana o al massimo due e durano circa un’ora. L’orario “balla” un po’: a volte è alle 10, a volte alle 11. «Non si può fare diversamente perché dentro è ancora in attività il cantiere», ci spiegano al telefono. Giustamente ci sono norme sulla sicurezza che devono essere rispettate ed il cantiere dunque domina la scena rasoiando via le visite. Peccato che il museo venne inaugurato il 25 novembre e sembrava che finalmente venisse data la possibilità ai pisani ed ai visitatori della città di un luogo di sicuro interesse che non fosse la solita Torre. Se è difficile per un pisano o un lucchese visitare quelle cinque navi (una risalente addirittura al II sec. A.C.) immaginiamoci per un turista americano o giapponese. Eppure quel museo doveva rappresentare la chiave di volta di un nuovo asse di offerta culturale per spalmare in città milioni di visitatori.
La segnaletica stradale ormai in tempi di navigatori satellitari appare un po’ obsoleta, ma almeno due cartelli andrebbero messi. Lo sa l’Università, che ha piazzato la segnaletica per il Museo del Calcolo (a due passi da quello delle antiche navi). Per la Pompei pisana del mare, nulla di nulla. Allora ci si può buttare su internet. Lo stendardo attaccato alla porta del museo riporta il sito web: www.lenavidipisa.it. Purtroppo però Google rimanda la richiesta al mittente: il sito non è accessibile. Torniamo sul motore di ricerca e ci compaiono nell’ordine: www.cantierenavipisa.it e www.navipisa.it. Nulla, anche questi due siti non sono minimamente utili al visitatore. Terzo ed ultimo tentativo: www.navidipisa.it. E il sito salpa. Finalmente. Ci vuole un’indicizzazione sui motori di ricerca che aiuti il visitatore internauta. Almeno quello lo si faccia. Il sito museale vero e proprio è inaccessibile ai portatori di disabilità motoria (avverte la pagina web) ed è bene che tutti i visitatori si moderino nel bere e nel mangiare perché purtroppo non c’è alcun servizio igienico nel museo o nei paraggi, avverte sempre la pagina web. Insomma, non si può usare il caffè come scusa per andare alla toilette perché non ci sono bar in zona. Tutto da migliorare ed in fretta: i turisti stanno arrivando, ma le porte sono chiuse.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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