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i sindacati sinappe e uspp 

«Indignati per le lamentele sul trattamento ai carcerati»

«Indignati per le lamentele sul trattamento ai carcerati»

PISA. «A parte le segnalazioni sulle pessime condizioni strutturali, che sono a tutti ben note, altre lamentele da parte del garante lasciano veramente indignati. Desta inquietudine innanzitutto il...

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PISA. «A parte le segnalazioni sulle pessime condizioni strutturali, che sono a tutti ben note, altre lamentele da parte del garante lasciano veramente indignati. Desta inquietudine innanzitutto il passaggio circa l’atteggiamento “securitario e particolarmente rigoroso tenuto dalla direzione carceraria e dalle guardie penitenziaria, un atteggiamento motivato dal loro punto di vista ma che non può certo andare bene”. Ma a chi deve andare bene? Al garante? »
Lo scrivono i sindacalisti Pino Maurizio (Sinappe) e Vincenzo Danubio (Uspp) che in una nota aggiungono: «Forse questi dimentica che, accanto alla missione trattamentale assegnata agli operatori penitenziari (che certo però non vuol dire consentire ai volontari di entrare nell’istituto a qualsiasi ora) , permane l’obbligo del mantenimento dell’ordine e della sicurezza della struttura, e di chi vi opera. Le scelte gestionali della direzione del carcere devono essere, e sono, il frutto del bilanciamento tra i due aspetti, trattamento e sicurezza, e il secondo non è certo meno importante del primo».
I sindacalisti sostengono di non poter accettare che «una figura esterna come il garante dei diritti dei detenuti, possa pronunciarsi su tale ultimo aspetto, in quanto ciò non gli compete. E i fatti ampiamente lo dimostrano: di tutti gli eventi critici che si verificano in istituto, dai meno importanti ai più gravi, quale può essere un’evasione, ne risponde il direttore del carcere e la polizia penitenziaria, non certo il garante che ha il compito esclusivo di vigilare affinché i diritti dei detenuti non vengano lesi».
Sinappe e Uspp ritengono che la figura del garante non sia necessaria. «Il garante lamenta anche il problema dei detenuti stranieri e in particolare la mancanza di adeguate competenze quali interpreti, mediatori culturali — riprendono Maurizio e Danubio — . Ci chiediamo a tal proposito: ma il carcere è o non è un problema sociale? Tale affermazione, infatti, l’abbiamo letta e sentita tante volte, ma purtroppo sempre e solo in occasione della ricerca di consensi che qualcuno vuol farsi sulle spalle dell’amministrazione penitenziaria e del sistema tutto. Cosa fanno e cosa hanno fatto il Garante e gli enti pubblici per tali problematiche? Abbiamo mai appreso da qualche fonte che qualcuno abbia rinunciato a qualcosa a beneficio dei detenuti e del carcere Don Bosco? Ci lasciano basiti le dichiarazioni in merito alla tutela della salute dei detenuti e dei decessi in carcere. Già, perché si può morire per strada, nelle corsie degli ospedali, in casa, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, ma in carcere no. E se poi un detenuto decide di rinunciare alla propria vita, allora andiamo subito alla ricerca del colpevole che deve essere individuato in questo contesto, tanto che si avverte quasi un senso di soddisfazione nel segnalare che sono stati aperti procedimenti penali a carico di operatori del sistema. Allora a questo punto la verità la diciamo noi, e la diciamo alla cittadinanza perché il garante la conosce bene. Il livello di assistenza sanitaria all’interno degli istituti penitenziari è forse più alto rispetto a quella riservato ai cittadini liberi. Se un detenuto lamenta mal di denti, e solo per fare un esempio, diversamente da quanto accade ai cittadini liberi, non deve certo aspettare una visita specialistica che la maggior parte delle volte, se non vuole attendere mesi, dovrà pagare profumatamente. Il detenuto verrà in tempi brevissimi visitato in istituto e, se gli va proprio male, nel giro di nulla sarà portato in un luogo esterno di cura dove non farà file e non dovrà sostenere i tempi di attesa. Tutto gratis. E allora, caro garante, ad ognuno il suo, e cerchiamo tutti di farlo bene».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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