Il Tirreno

Pisa

Carcere da rifare da cima a fondo 

Carcere da rifare da cima a fondo 

Il garante dei detenuti: struttura fatiscente Su una capienza di 226 posti ci sono 277 detenuti

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. «La struttura va rifatta da cima a fondo, pena il tradursi in un carcere a regime pre-democratico». Più che una denuncia, la relazione di Alberto di Martino, garante dei diritti dei detenuti del Comune di Pisa (riferita al biennio 2014-2016) , è un monito alle istituzioni a prendere quanto prima provvedimenti per risanare il carcere Don Bosco, che presenta alcune situazioni «illecite».
«La struttura è fatiscente e necessita di una serie complessa di interventi, ma l’istituto presenta una carenza di fondo. Il complesso risale agli anni Trenta, quando vigeva un regolamento penitenziario al quale era sconosciuta la cosiddetta logica trattamentale, introdotta nel 1975. Una svolta normativa a cui avrebbe dovuto accompagnarsi un cambiamento operativo — valorizzazione delle attività rieducative e garanzia dei diritti — le cui esigenze sono anche di tipo strutturale: disponibilità di spazi e strumentazioni». Che, al Don Bosco, «sono talmente scarsi che anche mere esigenze di manutenzione della struttura sembrano non poter essere perseguite se non comprimendo le attività di formazione». Secondo di Martino, «la struttura va rifatta da cima a fondo, pena il tradursi in un carcere a regime pre-democratico».
«Preoccupazioni legate ad infrastrutture e sicurezza rischiano infatti di rivestire un peso specifico talmente imponente da prevalere su quella “plasticità” necessaria o almeno opportuna al fine di valorizzare la dimensione rieducativa della custodia — prosegue il garante — . La direzione ha ripetutamente indicato un ordine di priorità degli interventi necessari, con preferenza per quelli concernenti il rispetto delle norme a tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro. Inoltre, sono stati segnalati vari altri problemi: dalla insufficiente altezza di barriere e parapetti all’inadeguatezza, vetustà e deperimento delle linee telefoniche e del sistema di videosorveglianza. L’area dei detenuti in semilibertà necessita di un totale rifacimento, mentre le celle sono ancora munite di bagni alla turca non separati dal vano camera: anche in questo caso si tratta di una situazione illecita».
Il carcere di Pisa è un istituto che dovrebbe accogliere tendenzialmente detenuti in attesa di giudizio o di sentenza definitiva e detenuti con pene inferiori a cinque anni o il cui residuo di pena non è superiore a cinque anni. Al Don Bosco sono attualmente ristretti 277 detenuti, di cui 164 stranieri, prevalentemente di nazionalità tunisina, marocchina, albanese e rumena. In esecuzione di pena risultano 32 tossicodipendenti. Fra l’estate 2014 ed oggi sono morti sei detenuti: due suicidi e quattro per morte naturale. Per un decesso risulta pendente un procedimento nei confronti di alcuni membri dello staff del centro clinico.
«La tendenza — aggiunge di Martino — appare nuovamente verso il sovraffollamento: la capienza regolamentare è di 226. I detenuti definitivi sono in larga maggioranza (187 rispetto a 90 in attesa di sentenza definitiva) » .
Problematica la situazione delle donne. «La struttura della sezione femminile è in parte infelice, in parte in contrasto con le norme e dunque radicalmente illecita, soprattutto per l’area dei sanitari, situata all’interno delle celle e separata dal resto dell’ambiente da un muretto basso che non impedisce la vista — denuncia il garante — . Nessun bidet ha erogazione di acqua calda, disponibile soltanto nelle docce, mentre le finestre delle celle dove è stato sistemato un letto a castello non consentono l’apertura completa degli stipiti». Oltre alla «lentezza dell’attività giudiziaria; insufficienza di personale educativo; propensione all’approccio securitario da parte dei sindacati della polizia penitenziaria e problemi nella definizione dei tempi di accesso del volontariato», il garante dei detenuti rileva tra le maggiori criticità «l’insufficienza di idonee strutture istituzionali e di opportunità di lavoro per beneficiare delle misure alternative alla detenzione; mancanza di strutture di cura per ospitare soggetti incompatibili con la detenzione».
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa