Il Tirreno

Pisa

Papà disperato minaccia il suicidio 

Papà disperato minaccia il suicidio 

Salvato sul Ponte di Mezzo. «Non mi fanno vedere mia figlia». Poi la sente al telefono e si rasserena 

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PISA. Il suo dolore privato è diventato pubblico. Con un gesto eclatante. Senza fare del male a nessuno. Solo per farsi ascoltare in quella cappa di solitudine in cui era finito da tempo. Un grido di aiuto che è denuncia e tormento interiore quello lanciato ieri mattina da un padre di 46 anni che, arrivato a metà del Ponte di Mezzo, si è fermato sul marciapiede lato monte e si è seduto sul parapetto. Una sorta di prologo alla mossa successiva, lasciarsi cadere in acqua.
«Non vedo mia figlia da quattro giorni» ha riferito l’uomo, residente a Pisa, a chi ha provato a parlarci. Era il motivo di quella disperazione esposta alla coscienza del prossimo. Che fosse sconvolto lo hanno capito subito i primi passanti. Il suo sguardo stralunato ha allontanato chi gli era a pochi metri e fatto avvicinare le forze dell’ordine.
Erano circa le 11 quando il padre di una bimba di 10 anni ha minacciato di lanciarsi in Arno per protestare contro la volontà della moglie di non fargli vedere la figlia. C’è una separazione in corso e non ci sono provvedimenti del Tribunale che impongano un allontanamento del papà che, al di là della situazione di genitore negato, vive un disagio personale che si trascina da tempo. «Non so che lavoro fa ora e in passato ne ha cambiati diversi» ha detto la moglie, quasi ex, ai poliziotti in questura dove il 46enne è stato portato una volta tolto dal parapetto. E solo quando al telefono ha potuto parlare con la bimba si è rasserenato. Ossigeno per riprendere il respiro in una vita che sta deragliando.
L’allarme ha fatto arrivare sul Ponte di Mezzo polizia, carabinieri, vigili del fuoco anche con personale speleo-alpinistico-fluviale, vigili urbani e un’ambulanza inviata dal 118. Una dispiegamento di forze che ha attirato l’attenzione di decine di persone. Chi si è fermato e chi ha allungato il passo. Al centro della scena il papà fuori di sé. Dalla questura sono arrivati gli specialisti per trattare casi in cui l’approccio psicologico prevale sulla forza. Mentre i vigili del fuoco si erano già calati dalle spallette del lungarno Galilei, un poliziotto ha stabilito un contatto con il 46enne. Un dialogo che nel giro di una ventina di minuti ha convinto l’uomo a lasciar perdere quello che aveva annunciato più per denunciare il suo problema che per volontà di uccidersi. Dopo essere rimasto a cavalcioni del parapetto per una mezz’ora, alla fine il padre ha desistito e con un abbraccio poderoso dell’agente è stato riportato sul marciapiede. Il personale del 118 lo ha visitato e poi i poliziotti lo hanno portato in questura dove ha raccontato il suo disagio. Per tranquillizzarlo hanno telefonato alla moglie dalla quale si sta separando in un addio turbolento. Quando gli hanno passato la figlia si è calmato. «Come stai? » le ha chiesto. «Tutto bene, papà». Poche parole rassicuranti che sono servite a rincuorare l’aspirante suicida. La tappa successiva è stato il pronto soccorso. L’uomo ha attirato l’attenzione sul suo caso invocando un aiuto per mantenere un legame con la figlia. A breve la questura invierà una segnalazione ai servizi sociali. Di sicuro è un padre infelice, ma a monte ci sono altri e più seri problemi di disagio personale.
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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