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Costumi storici contesi per un debito da 2000 euro

Costumi storici contesi per un debito da 2000 euro

PISA. Nessun pignoramento per quanto riguarda i costumi delle Repubbliche marinare e citazione in giudizio da parte del Comune di Pisa del creditore che aveva presentato l'istanza. Si è conclusa in...

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PISA. Nessun pignoramento per quanto riguarda i costumi delle Repubbliche marinare e citazione in giudizio da parte del Comune di Pisa del creditore che aveva presentato l'istanza. Si è conclusa in questa maniera l'udienza di lunedì davanti al giudice per dirimere il contenzioso tra il commercialista Giacomo Celandroni ed il Comitato Repubbliche Marinare, contenzioso per il pagamento di 2.000 euro richiesti per aver tenuto la contabilità della manifestazione storica nel 2008. Il commercialista infatti aveva chiesto il pignoramento degli 80 costumi (che hanno un valore complessivo di 40.000 euro) a copertura del suo debito. Una vicenda che in questi anni ha vissuto di una serie di incomprensioni, e sicuramente di alcune negligenze come la non opposizione del Comune al primo decreto ingiuntivo. Decreto ingiuntivo che Celandroni aveva inviato al Comitato Repubbliche Marinare, l'organismo chiamato ad organizzare la regata. Tutto inizia nel marzo 2016 quando Giacomo Celandroni notificava al sindaco, in qualità di presidente del "Comitato cittadino di Pisa nell'Ente per la disputa del Trofeo fra le quattro Antiche Repubbliche Marinare d'Italia" l'atto di precetto di pagamento per la somma di 4.280,73 euro. «Ma il Comitato - è la tesi difensiva di Palazzo Gambacorti - è privo di personalità giuridica, non è mai stato riconosciuto, ed è costituito per rievocare e promuovere, ogni anno, la disputa del trofeo fra le quattro Repubbliche marinare. Inoltre quell'atto era stato notificato al Comitato presso una sua imprecisata sede in Lungarno Galilei». Il pignoramento, impugnato dal Comune, è stato quindi in un primo tempo sospeso, per poi riprendere il suo percorso fino all'udienza di lunedì senza però arrivare alla vendita vera e propria dei costumi né al loro sequestro. A questo punto, però, è il Comune ad andare al contrattacco. Innanzitutto puntando sulla mancanza di un documento che certifichi l'affidamento professionale al commercialista e quindi dell'ammissibilità del debito. Ma soprattutto puntando sul fatto che i costumi sono di esclusiva proprietà comunale. Si tratta di beni di interesse storico, artistico e culturale e sono classificati come " patrimoniali mobili indisponibili"; come tali il codice civile permette la vendita solo se non viene intaccata la destinazione pubblica (in pratica non possono essere usati da un privato). Il nuovo round tra Comune e Giacomo Celandroni si avrà l'8 giugno, data indicata da Palazzo Gambacorti per l'udienza nella quale - secondo l'atto di citazione - si dovrà dimostrare, tra l'altro, l'esistenza di un incarico nei confronti del commercialista e che la proprietà dei costumi sia del Comitato o del Comune. (d.b.)

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