Sicurezza
Assenteismo in ateneo funzionaria a processo
È l’unica dei cinque indagati dai carabinieri a non aver scelto il patteggiamento L’accusa: badge strisciato per poi uscire dall’ufficio. Minimi gli importi contestati
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PISA. È l’unica, del gruppo dei cinque indagati all’epoca per truffa, che ha sempre detto no. Nessun episodio di assenteismo in ateneo. Nessuna timbratura per poi uscire a farsi gli affari propri. Non vuole essere accusata di aver preso lo stipendio quando, invece, per la Procura era fuori dall’ufficio. E così, Roberta Razzi, 52 anni, coordinatore amministrativo con incarico del dipartimento di Ingegneria aerospaziale, ha scelto il processo in aula rifiutando riti alternativi, dall’abbreviato al patteggiamento, a cui hanno, al contrario, fatto ricorso gli altri quattro colleghi coinvolti nell’inchiesta portata avanti dai carabinieri.
Assistita dall’avvocato Antonio Cariello, la dottoressa Razzi è accusata di truffa aggravata per «aver commesso il fatto con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio». Il giudice Donato D’Auria (pm onorario Massimiliano Costabile) ha rinviato l’udienza dibattiamentale al prossimo anno. Nel frattempo l’università ha annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile. È minimo l’importo che viene contestato alla dottoressa Razzi. Siamo nell’ordine di alcune decine di euro. Soldi che per l’accusa sarebbero stati percepiti, come retribuzione alla funzionaria, nel lasso di tempo in cui la dipendente dell’ateneo avrebbe timbrato assentandosi dal posto di lavoro. Ipotesi contestata dall’imputata che punta all’assoluzione in dibattimento.
La dottoressa Razzi è anche l’unica a non essere stata sospesa, né ad aver risarcito l’ateneo. E questo per effetto della sua assoluta convinzione di non aver commesso reati. Hanno, invece, subìto la sospensione dal servizio per circa un mese Maria Termine, andata in pensione da poco, all’epoca amministrativa in servizio alla direzione Economato, Patrimonio e Servizi Generali; Valeria Tozzi, 46 anni, coordinatore amministrativo di Giurisprudenza e del dipartimento di Diritto privato; Andrea Ardinghi, tecnico amministrativo in servizio all’unità Bilancio e Servizi Generali del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica; Lorenza Ascani, impiegata tecnico amministrativa del Dipartimento di Giurisprudenza. Per tutti si tratta di episodi limitati nel tempo, ma che ostentazione e apparente impunità ha indispettito i colleghi fino a maturare l’idea dell’esposto che ha dato il via all’inchiesta nel 2014. I filmati e le foto raccontano di uscite per andare dall’estetista, ma anche al bar per assenze prolungate oltre alla semplice consumazione di un caffè.
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Assistita dall’avvocato Antonio Cariello, la dottoressa Razzi è accusata di truffa aggravata per «aver commesso il fatto con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio». Il giudice Donato D’Auria (pm onorario Massimiliano Costabile) ha rinviato l’udienza dibattiamentale al prossimo anno. Nel frattempo l’università ha annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile. È minimo l’importo che viene contestato alla dottoressa Razzi. Siamo nell’ordine di alcune decine di euro. Soldi che per l’accusa sarebbero stati percepiti, come retribuzione alla funzionaria, nel lasso di tempo in cui la dipendente dell’ateneo avrebbe timbrato assentandosi dal posto di lavoro. Ipotesi contestata dall’imputata che punta all’assoluzione in dibattimento.
La dottoressa Razzi è anche l’unica a non essere stata sospesa, né ad aver risarcito l’ateneo. E questo per effetto della sua assoluta convinzione di non aver commesso reati. Hanno, invece, subìto la sospensione dal servizio per circa un mese Maria Termine, andata in pensione da poco, all’epoca amministrativa in servizio alla direzione Economato, Patrimonio e Servizi Generali; Valeria Tozzi, 46 anni, coordinatore amministrativo di Giurisprudenza e del dipartimento di Diritto privato; Andrea Ardinghi, tecnico amministrativo in servizio all’unità Bilancio e Servizi Generali del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica; Lorenza Ascani, impiegata tecnico amministrativa del Dipartimento di Giurisprudenza. Per tutti si tratta di episodi limitati nel tempo, ma che ostentazione e apparente impunità ha indispettito i colleghi fino a maturare l’idea dell’esposto che ha dato il via all’inchiesta nel 2014. I filmati e le foto raccontano di uscite per andare dall’estetista, ma anche al bar per assenze prolungate oltre alla semplice consumazione di un caffè.
Pietro Barghigiani
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