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Pisa

Abitare nel centro storico due scrittori all’opposto 

Abitare nel centro storico due scrittori all’opposto 

Matteo Pelliti spiega perché ha scelto San Martino preferendolo alla periferia mentre Marco Malvaldi da anni ha lasciato la sua casa in piazza Gambacorti

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PISA. Il centro storico si spopola? Nell’incontro di “Caffè Tirreno” di lunedì scorso dedicato a San Martino, l’opinione dei residenti è propria questa. Ma c’è anche chi ha fatto la scelta opposta. Ovvero lasciare la periferia della città, quasi al confine con il comune di San Giuliano, per abitare in città. Nel quartiere San Martino. È lo scrittore Matteo Pelliti, che proprio al tema del raccontare le città ha dedicato quest’anno un laboratorio di scritture dal titolo “Tracce”. «Abitare in centro — dice — è un’esperienza particolare. La sensazione è che la tua casa, nel bene e nel male, si estenda alle strade, ai vicoli del centro. Ti senti in casa tua camminando in via La Nunziatina o prendendo un aperitivo in Piazza Gambacorti, che è una piazza ideale per far incontrare le famiglie con bambini. D’altro canto però — aggiunge — possono esserci nottate davvero molto rumorose, e non solo nel periodo estivo. È importante che i locali rispettino le regole sugli orari. Il centro ha anche un problema di sicurezza urbana, è vero. Ma forse il modo per contrastarlo non sta solo nelle telecamere o nell’invocare più forze dell’ordine, quanto proprio nel vivere i nostri vicoli del centro come parti delle nostre case, come uno spazio che ci riguarda, da tutelare, e di cui riappropriarci come residenti».
Qualche anno fa, invece, lo scrittore Marco Malvaldi aveva compiuto il cammino inverso. Scrivendo per Il Tirreno, in occasione delle foto storiche della città in omaggio insieme al giornale, aveva scritto a suo modo perché aveva lasciato piazza Gambacorti. «Piazza della Pera — aveva scritto Malvaldi — non è una piazza, è un essere vivente. Innanzitutto perché muta di continuo; nelle case, nei ruderi che un tempo stavano al centro, e in quelli venuti alla luce pochi anni fa. Ma anche nei negozi, che cambiano spesso padrone, nome e anche genere per i motivi più disparati, da quelli gestionali a quelli giudiziari. Inoltre, perché ha un soprannome: ufficialmente è piazza Chiara Gambacorti, ma è un nome che si usa solo in forma scritta. Quando devi dire a uno dove abiti, non dici “piazza Gambacorti”, dici “piazza della Pera”; un po’ come nei paesi qui intorno, dove si vedono i manifesti funebri con il soprannome scritto sotto il nome, altrimenti col cavolo che si capisce chi è morto. Infine perché brulica di vita: specialmente di notte, e specialmente d’estate, la piazza è piena di gente che mangia, beve, chiacchiera e canta. Questo, unito all’arco di via San Lorenzino che amplifica il rumore dei fruitori della piazza stessa, catapultandolo moltiplicato e rimbombato negli appartamenti dei poveracci che si affacciano su questa via, a volte crea qualche disagio: anni fa, mi ricordo di aver spiegato a dei ragazzi che cantavano le canzoni di De André che le canzoni erano bellissime, la voce della ragazza che cantava era celestiale, ma che alle quattro di notte di solito uno ha altre esigenze. Sarà stato il pigiama a righine, sarà stato il ferro da stiro, ma se ne sono andati subito. Bravi ragazzi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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