Il dolore
«Un quartiere bello e storico ma che si spopola»
Residenti e commercianti all’incontro di Caffè Tirreno dedicato a San Martino: le critiche e le proposte
PISA. Un quartiere da rilanciare e riqualificare. Per contrastare lo spopolamento e, di conseguenza, il degrado. In effetti, secondo Bruno Cavallini, titolare dei ristoranti L’Artilafo e Maiale Imperatore, e residente nel quartiere, il problema principale è proprio quello dello spopolamento. I residenti storici se ne vanno e la qualità del commercio scende. Per Cavallini la soluzione potrebbe essere quella di portare i turisti nel quartiere che è tra i più belli e storici della città. «Siamo praticamente in Corso Italia, ma nessun turista si affaccia in via San Martino». Secondo Cavallini si dovrebbe operare su più fronti: «Da almeno un decennio si parla del rifacimento di via San Martino. Ed invece i lampioni sono del dopoguerra, le fognature non tirano, la pavimentazione è sconnessa e non c’è un solo vicolo della strada che sia in condizioni decorose o percorribile, oltre al problema dello spaccio di droga».
San Martino (e Corso Italia) sono stati al centro dell’incontro di “Caffè Tirreno” ieri mattina all’Antico Caffè Toti. Anthony Mancini del comitato dei residenti si sofferma sulla necessità di investimenti per il decoro urbano, sul tema della sicurezza e dei parcheggi: «Abbiamo ben 90 foto di auto che “bucano” la Ztl e che si appropriano permanentemente di stalli per la sosta di carico e scarico. Ciò costringe altri commercianti ad occupare parcheggi per i residenti». Il nuovo sistema della raccolta differenziata non fa altro che aumentare la “fame” di stalli per la sosta: «I nuovi mezzi sono enormi. E quindi per poter consentir loro le manovre sono stati tolti altri posti auto». La soluzione potrebbe essere il parcheggio multipiano previsto nell’ex cinema Ariston: «Non siamo contrari, ma vorremmo vedere e valutare la sostenibilità del progetto in quella zona del quartiere». Tra qualche giorno il comitato presenterà alla Procura della Repubblica un esposto sulla questione dello spaccio di droga: «Non ne possiamo più. Qui tutti sanno chi sono e dove stanno gli spacciatori e sembra che vada bene così visto che non si vede nessuna operazione incisiva». Due signore che abitano in piazza San Sepolcro denunciano a loro volta problemi legato allo spaccio nella zona.
Giovanna Rodia aggiunge: «Questi vicoli sono diventati terra di nessuno. Si sta svuotando il centro storico e nel giro di poco tempo c’è stata una trasformazione in negativo con tanti studi di professionisti che hanno chiuso. Lo stato di abbandono deriva anche dalla mancanza di un tessuto sociale cittadino». Anche Andrea Ferrini sottolinea il degrado dei tanti fondi abbandonati: «Perché non obbligare i titolari a tenere in ordine i locali e mantenere anche un minimo di illuminazione? Nel complesso si vive abbastanza bene, ma questa via deve tornare ad essere il biglietto da visita della città dal punto di vista del decoro urbano». Stefano Barsanti condivide: «Le strade sono sporche e anche pericolose. Sono state date licenze ad attività come i minimarket che praticano una concorrenza sleale. Questa città potrebbe essere una delle più ricche d’Italia, ma non riesce a sfruttare tutte le sue potenzialità».
Il commercialista Massimo Catastini, figura nota del Gioco del Ponte, è stato a lungo magistrato del San Martino: «Confermo il problema dello spopolamento di residenti, ci sono sempre più uffici e studenti, che sarebbero anche una risorsa se coinvolti opportunamente. I motivi? Le problematiche di accesso, le questioni abitative (conviene affittare agli studenti), il degrado dei vicoli e la sicurezza. Soluzioni? Maggiori controlli da parte delle forze dell’ordine con pattugliamento attivo».
Serena Fondelli dell’associazione Rebeldìa apre il capitolo del mancato recupero dell’ex distretto militare caserma di via Bruno. «Che fine ha fatto - si chiede - il piano dell’ex sindaco Fontanelli e di Filippeschi per il riutilizzo di quello spazio verde immenso? Se ne parla di tanto in tanto per fini elettorali, ma dopo che siamo stati allontanati nel 2014, quegli 8mila mq di verde sono recintati e soffocati». Il riferimento è al cosiddetto “progetto caserme”. Rebeldia aveva presentato studi di fattibilità a costo zero. «A Palazzo Gambacorti sono abituati a spostare capitali e basta, mentre noi abbiamo dimostrato che con progetti partecipati e condivisi si possono fare belle cose a costi limitatissimi. Che cosa dobbiamo fare? L’unica cosa che si sa è che il Comune ci vuole costruire case per farci cassa».
Roberto Sirtori di Legambiente parla di spazi a verde da recuperare nel quartiere: «L’ex distretto militare e il rudere sul lungarno sono due occasioni per dare spazi verdi ad un quartiere così bello e antico: può avvenire solo con un’alleanza tra Comune e cittadini».
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