Il Tirreno

Pisa

Spiati dall’azienda: in 7 rischiano il posto

di Enza Chiappone
Spiati dall’azienda: in 7 rischiano il posto

Succede in tre attività nel settore della ristorazione. Ai lavoratori è stata contestata la mancata emissione degli scontrini

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PISA. Una “spia” assunta per indagare sui comportamenti dei propri lavoratori. Due dei quali, adesso, rischiano addirittura il posto per la presunta mancata emissione di scontrini fiscali. Non è certo un clima sereno quello che si respira da ormai qualche mese in tre diverse attività nel settore della ristorazione operative all’interno di enti pubblici della città, da quando, cioè, l'azienda privata che le ha in gestione ha iniziato a mostrare segni di diffidenza verso i propri dipendenti, dopo anni di tranquilla collaborazione. «Tutto è iniziato a febbraio con la prima mandata di lettere di contestazione in cui il gestore rivelava di aver impiegato un’agenzia esterna per controllare la qualità del servizio nei propri locali», racconta Katia Santochi, la sindacalista della Cgil che segue i lavoratori coinvolti nella vicenda.

In pratica l’azienda ha messo in campo “finti clienti”, o per la precisione “clienti misteriosi (la dicitura esatta in inglese è appunto mistery clients), per valutare segretamente la professionalità, cortesia e serietà dei propri dipendenti. Procedura del tutto legittima e prevista dalle norme. L’operazione ha consentito alla società di raccogliere contro sette dipendenti prove che testimonierebbero la mancata emissione di scontrini in giorni ed orari precisi. Comportamenti, questi, poi contestati con lettere ufficiali ai lavoratori.

«Non ricordo» o «non c’ero» le giustificazioni usate dai lavoratori, «ai quali, d’altronde, è stato chiesto di giustificare comportamenti adottati anche due mesi prima rispetto alla notifica della contestazione», commenta in loro difesa Santochi, che ritiene «più che normale l'ammissione onesta di qualcuno di non ricordare cosa potesse aver impedito l'emissione dello scontrino, imputandone la colpa alla disattenzione».

Ciò che invece meraviglia molto la sindacalista è il riscontrare, in più di un episodio contestato, che il lavoratore accusato dalla spia non era, quel giorno, di turno, «svista che fa fiorire seri dubbi sulle modalità investigative adottate». «In fin dei conti - racconta ancora Santochi - seppure a posteriori, i ragazzi hanno individuato i clienti misteriosi inviati dall'azienda grazie al loro atteggiamento volutamente destabilizzante, fatto di indecisione, premura, e richieste contraddittorie». In generale, comunque, ciò che dispiace, tanto ai lavoratori quanto all'ente pubblico che da ormai molti anni dà in gestione alla stessa azienda i tre punti ristoro e che, a detta della sindacalista, si è sempre detto soddisfatto della qualità del servizio riscontrato in essi, così come i clienti stessi, è il «repentino cambio di atteggiamento di un’azienda che in passato non aveva mai mostrato una tale aggressività nei confronti dei suoi dipendenti». Se i risultati della prima mandata di lettere erano stati dei richiami scritti e qualche ora di multa (tolto il caso di una dipendente licenziata per essersi dichiarata assente quando invece era a lavoro), preoccupano di più le conseguenze della seconda notifica di contestazione, ricevuta a marzo da due lavoratrici che potrebbero rischiare il licenziamento per recidiva. «Capiamo che quello degli scontrini è per l’azienda un problema non trascurabile - ha concluso la sindacalista che aiuterà i dipendenti a difendersi anche in occasione del secondo audit, per il quale attendono ora di essere convocati - ma chiediamo maggior rispetto per il lavoro dei suoi dipendenti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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