Sicurezza
Barchino si rovescia: pescatore si tuffa e salva due amici
L'eroe per caso è un veterinario che si è buttato d'istinto: «Non sarei stato in pace con me stesso se non ci avessi provato»
PISA. Di sicuro l'istinto è servito. Utile per buttarsi in acqua e metterci il cuore per raggiungere l'obiettivo. Ma senza quel passato da bagnino la buona volontà si sarebbe spenta dopo qualche bracciata. Sabato sera gli ingredienti per una storia a lieto fine non sono mancati e il risultato è stato un duplice salvataggio in mare con il ruolo dell'uomo della Provvidenza affidato dal destino a Michele Pacini, 43 anni, veterinario con laurea e professione per anni a Pisa. Ora vive a Cerreto Guidi e il suo studio è a Fucecchio. Con gli amici pisani, però, Pacini è rimasto in contatto grazie alla passione per la pesca. E proprio in occasione di una gara a Marina di Castagneto Carducci, il veterinario si è trovato faccia a faccia con un'emergenza. Di quelle che valgono una vita. Erano circa le 20 e si trovava a riva con i compagni di squadra della Casting Club Blue Marlin (sede a Marina di Pisa), nei pressi del fortino, quando due amici, poco distanti, si sono calati in acqua a bordo di un barchino. «Li ho visti da lontano - racconta Pacini -. Sinceramente quella barca, chiamiamola così, sarebbe stata insicura di giorno, figuriamoci di notte».
Poco fuori il campo di gara i due volevano pescare. Scelta ardita viste le condizioni e l'equipaggiamento più che scarno. Solo che la barchetta era senza motore, priva di una luce e i due non avevano neanche un giubbotto di salvataggio. Un azzardo che li ha messi in serio pericolo. Quando il barchino si è rovesciato erano ad almeno cento metri dalla riva. E il buio ha coperto la sequenza che avrebbe potuto avere un altro finale lasciando la tragedia coperta dall'oscurità. Ricorda il veterinario: «Dopo averli visti mettere in acqua la barchetta saranno passati dieci minuti che abbiamo iniziato a sentire delle voci. Non erano nitide, ma concitate, quello sì. All'inizio si è pensato che si lamentassero perché lanciavamo le lenze con i piombi. Magari temevano di essere colpiti e ci avvertivano che erano nel raggio della pesca. Passato qualche minuto abbiamo capito che le ragioni delle urla erano altre. È trascorso qualche anno da quando facevo il bagnino e il fisico non è più quello di una volta, ma il primo pensiero è stato quello di spogliarmi e tuffarmi, così alla cieca, guidato solo dalle voci perché era davvero buio». Lo slancio di Pacini è stato sorretto dalla tenuta fisica con l'acqua fredda che non aiutava certo la corsa verso i due in difficoltà. Bracciata dopo bracciata è arrivato sull'obiettivo a circa cento metri dalla battigia. «Il primo che ho visto era a un'ottantina di metri dalla riva - riprende il veterinario -. Era abbastanza in sé. Dopo averlo preso l'ho posizionato a dorso trascinandolo per una trentina di metri. Quando siamo arrivati al punto in cui si toccava l'ho lasciato per occuparmi dell'altro». Pacini ha ripreso a nuotare verso il barchino. Più o meno aveva capito come orientarsi al chiaro di luna. «Il secondo era messo male - prosegue -. Era in stato confusionale e perdipiù non sapeva nuotare. È stato molto più impegnativo dell'altro. Aveva quasi perso conoscenza». L'aspetto positivo è che l'uomo soccorso non si è agitato, come fanno quelli che non sanno nuotare e rischiano di portare a fondo i loro salvatori. «È stato difficile, soprattutto mi sono dovuto fare almeno una novantina di metri con questa persona a carico - riflette il redivivo bagnino -. Arrivato a una decina di metri dalla riva mi sono venuti in aiuto altri amici.
Nel frattempo era stato dato l'allarme e sul posto c'erano ambulanze e capitaneria di porto. Quello salvato per primo mi ha ringraziato chiedendomi come mi chiamavo. L'altro non era in condizione di parlare. Ha pure vomitato. Tutti e due sono stati portati in ospedale». Pacche sulle spalle e abbracci spontanei per "Pacio" da parte degli amici della pesca. Un lieto fine che il veterinario chiosa con l'umiltà degli eroi per caso: «Sinceramente lì per lì mi è sembrata la cosa più ovvia da fare. Non sarei stato in pace con me stesso se non avessi provato a salvarne almeno uno, la fortuna ha voluto che tutti e due l'hanno scampata. E io ho capito che sono un po' giù di forma e che sarà il caso che ricominci ad allenarmi».
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