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Vandali contro il ristorante rotti in sala piatti e bicchieri

Vandali contro il ristorante rotti in sala piatti e bicchieri

Il raid di mattina alla “Grande Rustichella” dove è stata anche imbrattata la facciata con il lancio di uova La proprietaria: «Non è la prima volta, è evidente che qualcuno ce l’ha con noi. Forse diamo fastidio»

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SAN GIULIANO TERME. Di giorno, in un prefestivo e in un orario in cui potevano correre il rischio di imbattersi in nei proprietari o nei dipendenti. Se fossero stati ladri avrebbero provocato meno danni. Erano vandali che hanno colpito per fare uno spregio, l’ennesimo, quelli che ieri mattina si sono accaniti contro il ristorante “La grande Rustichella” in via Lenin a San Martino Ulmiano.

È un conto da migliaia di euro, al netto della difficoltà di dover mettere a posto la sala per pranzo e cena. E, soprattutto, è un colpo basso ai titolari dell’attività commerciale che dal 2014 ha fatto il bis con l’apertura nella frazione sangiulianese dopo aver conquistato fama e clienti con il ristorante originario, “La Rustichella” a La Vettola.

Si aggira nel locale con lo sconforto di chi si sente nel mirino, ma non è in grado di identificare il nemico Cira Pinto, la titolare della “Grande Rustichella”.

Le fa male solo ricordare quello che le hanno combinato i teppisti del sabato mattina. Una grandinata di uova lanciate contro la facciata del ristorante. Il peggio è avvenuto dentro. Piatti, bicchieri e oliere gettati sul pavimento e rotti in mille pezzi. Non solo hanno devastato le stoviglie trovate in sala. Si sono portati diverse bottiglie di birra e dopo averle scolate le hanno lanciate contro gli arredi in un tiro al bersaglio demenziale. Così, tanto per aumentare il disprezzo verso l’obiettivo che il gruppetto - uno da solo non avrebbe potuto fare tutto quel macello - aveva deciso di colpire.

«Sono entrata verso le 8,20 – racconta Cira Pinto – ed era tutto a posto. Poi sono uscita per andare da alcuni fornitori. Intorno alle 10,45 una dipendente è arrivata nel ristorante e ha trovato il cancello aperto. Appena entrata nel piazzale ha visto la facciata del locale tempestata di uova rotte. Saranno state almeno una quarantina. Macchie sui muri e gusci in terra».

L’effetto del raid era solo annunciato. Nella sala interna la scena è stata ancora più sgradevole. Il pavimento era lastricato di cocci. Pezzi di vetro accanto ai tavoli apparecchiati e pronti per ricevere i clienti del pranzo. Piatti e bicchieri frantumati a terra. E poi le birre come ingrediente aggiuntivo portato dai vandali.

«Personalmente non abbiamo mai avuto discussioni con qualcuno – prosegue Pinto –. Per come hanno agito e non essendo la prima volta che subiamo episodi simili è lecito pensare che c’è qualcuno che ci vuole male. Non mi spiego altrimenti un’azione del genere. Una volta misero i chiodi al cancello e ogni auto che passava bucava una gomma. Come quello di oggi (ieri, ndr) anche l’altra volta era un giorno prefestivo. È evidente la volontà di danneggiarci».

Il ristorante, a dispetto di una crisi che non molla, ha ingranato. Nel giro di neanche tre anni i coperti sono cresciuti con una progressione geometrica. «Diamo fastidio? Non lo so. Nessuno ce lo ha detto, né fatto capire» riflette ad alta voce la ristoratrice. Che, riprendendo il filo della memoria, ricorda anche i controlli, a distanza ravvicinata, di Nas e altri enti. Tutti conclusi positivamente per il ristorante. Ora i vandali si rifanno sotto senza chiodi in strada, ma entrando direttamente dentro il locale che ha la sfortuna di attirare i teppisti o l’invidia di chi non sopporta il successo alla cassa.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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