La protesta
L’appello delle mamme: «Date un alloggio alla famiglia di Leo»
Pisa: i genitori degli alunni compagni di classe del bimbo malato scrivono al Tirreno e chiedono l’intervento del Comune
PISA. «Garantire a Leo un’esistenza dignitosa». Le mamme dei compagni di classe di Leo, bambino tetraplegico di 10 anni di origini albanesi, lanciano tramite Il Tirreno un appello all'amministrazione affinché venga assegnata alla famiglia una casa popolare che risponda alle necessità del bambino, «tetraplegico dall'età di 14 mesi, quando si è procurato una grave lesione alla colonna vertebrale cadendo dalle scale».
Dalle prime visite mediche svolte a Tirana non emergono particolari problemi. Pian piano, i genitori si rendono però conto che lo sviluppo della sorella gemella è più rapido di quello di Leo. «Tornano all'ospedale e questa volta emerge una grave lesione alla colonna vertebrale - spiega il gruppo di genitori - I medici consigliano di portarlo in Italia. Nel 2009 la madre incontra il dottore Fabrizio Arzilli e, con il programma di cooperazione internazionale tra l’Aoup e Tirana, Leo e la mamma Resi partono per Pisa». Il bambino viene sottoposto nel 2010 ad un delicato intervento all'ospedale Bambino Gesù di Roma. La terapia riabilitativa si rivela lunga e complicata e costringe i due a tornare al Santa Chiara di Pisa. Dove il bambino è seguito dai sanitari e assistito dalla madre che «per un lungo periodo dorme su una poltrona e nessuno interviene per aiutarla a iniziare un percorso informativo e integrativo», sottolinea il gruppo di genitori. «È sola, impaurita e spaesata - prosegue - e in questa condizione rimane per quasi due anni. Fino a quando una signora che frequenta l’ospedale per volontariato, commossa e indignata, le propone di andare a vivere con la sua famiglia».
Insieme si «rivolgono agli assistenti sociali, ma il caso non viene preso in carico». Nel 2014 il padre e la sorella si ricongiungono a Leo (che intanto ha raggiunto l'età delle scuole dell'obbligo) e alla madre e grazie alla solidarietà della comunità scolastica riescono a trovare un bilocale di 40 metri quadrati a 600 euro mensili. Il bambino ha bisogno di dormire con il respiratore in un letto medico, di una sedia a rotelle e di svolgere esercizi riabilitativi. La piccola casa non permette di posizionare il letto, né di eseguire gli esercizi. La sedia inoltre è troppo grande per l'ascensore e i genitori sono costretti a trasportare il bambino in braccio. Il gruppo di mamme segnala «l'emergenza sanitaria, sociale ed abitativa alle assessore Capuzzi e Zambito, ma entrambe - accusano i genitori - si nascondono dietro la legge Saccardi: il certificato di residenza è del 2014 e non ci sono i 5 anni richiesti per l'assegnazione di una casa in emergenza abitativa».
Lo scorso gennaio, Leo è stato ricoverato al Niguarda di Milano e a febbraio ha subito un nuovo intervento. «Fra pochi giorni sarà dimesso e non ha un posto dove andare» è l'allarme del gruppo di mamme che sul sito www.change.org ha lanciato una petizione che ha raccolto oltre 52.000 firme. L'assessore Capuzzi ha intanto aperto uno spiraglio per trovare un alloggio adeguato. «Il tempo però scorre - conclude il gruppo di genitori -: Leo sarà dimesso a breve e la casa non è stata trovata».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
