Il Tirreno

Pisa

Condannato per ripetute violenze sessuali sulla figlia

Pietro Barghigiani
Un'aula di Tribunale
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Un'aula di Tribunale

Sei anni al papà-orco accusato dalla ragazzina all'epoca 14enne. Gli incontri a casa della nuova compagna dell'uomo

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PISA. La prima figlia lo aveva già denunciato. Ma fuori tempo massimo. E il grido di aiuto di una ragazzina diventata oggetto di piacere del padre, era stato soffocato con un'archiviazione. Stavolta i tempi sono stati rispettati. E soprattutto quello che la minorenne aveva riferito prima a un'amica e poi alla mamma ha trovato un riscontro processuale. Con una sentenza che condanna a 6 anni un padre accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti della figlia.

È una storia in cui il corto circuito di una paternità distorta prende strade che gli stessi inquirenti hanno dovuto seguire con disagio. L'uomo, intorno ai 55 anni (omettiamo le generalità per non rendere riconoscibile la figlia abusata, ndr) vive in provincia. Anche all'epoca dei fatti la sua residenza, con una nuova compagna, la terza dopo il fallimento di due precedenti relazioni da cui erano nate due figlie, era nel Pisano. Dopo le indagini innescate dalla confidenze della bimba - all'epoca al di sotto dei 14 anni e oggi sedicenne - la Procura aveva nominato una consulente la cui relazione è stata ritenuta fondamentale per considerare credibile la ragazzina. Una consulenza che ha permesso al pm Flavia Alemi di chiedere prima il rinvio a giudizio del papà-orco e poi la condanna.

L'imputato, assistito dall'avvocato Gianfranco Masi, ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato. Tradotto: esame sulla base degli atti, sconto di un terzo della pena in caso di condanna e possibilità di fare appello. E soprattutto udienza a porte chiuse, senza il pubblico a sentire fatti che, anche se limitati a ipotesi accusatorie, restano sempre sgradevoli. Davanti al gup, Giulio Cesare Cipolletta i protagonisti processuali, dall'accusa alla difesa e alla parte civile, hanno affrontato la credibilità dell'adolescente messa in dubbio dalla difesa del padre su presunte incongruenze di date e periodi e su quello che è, in casi simili, l'appiglio di ogni imputato costretto a difendersi dal reato di violenza sessuale.

La parola dell'accusatrice contro quella dell'accusato. Gli episodi, almeno quattro, secondo la Procura sarebbero avvenuti nella casa della nuova e terza compagna dell'uomo. La figlia, la seconda avuta da una donna diversa, lo andava a trovare e, secondo la denuncia della ragazzina, quando rimanevano soli lui approfittava sessualmente di lei attraverso rapporti completi. Non un caso isolato e sempre nello stesso contesto domestico. Sempre da soli. Quegli incontri, però, la minore li fa filtrare, senza entrare nei dettagli, nelle confidenze con un'amica e poi mette a conoscenza di tutto anche la mamma. E da lì la vicenda da trauma familiare diventa materia di indagine della Procura. Il magistrato affida una consulenza alla psicologa forense Donatella Raspaolo che ascolta il racconto della ragazza e ne conferisce un'impronta di veridicità nella sua relazione finale. Quella che dà credito alla figlia che accusa il padre di averla violentata più volte quando restavano da soli. Un'accusa diventata sentenza di condanna.

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