Sicurezza
Centrale a biomasse nell’area di Ospedaletto c’è l’ok della Regione
Il piano verrà illustrato il 12 aprile in un incontro al Ctp3 Primi malumori per il sito, banco di prova per Pd e Mpd
PISA. Rieccola. Pronta a infiammare di nuovo gli animi degli abitanti. Spostata solo un po' più in là, fuori dai confini del Parco di San Rossore, fuori da regole rigide per ottenere via libera e permessi. Tant'è che i permessi li ha già ottenuti, almeno quelli della Regione.
Dopo aver incendiato di polemiche Coltano e costretto l'amministrazione comunale ad una ritirata lampo sull'ipotesi di un impianto a un passo dalla villa Medicea, i privati sono tornati alla carica con il progetto di una centrale a biomasse. Questa volta si è fatta avanti la Futuro Verde srl di Capannori, con l'idea di realizzarla in un'area fra Ospedaletto e le Rene, su via del Caligi.
Il piano è sulla scrivania di Ylenia Zambito da qualche giorno. Ma questa volta Palazzo Gambacorti non lo farà calare dall'alto sulle teste dei cittadini. Sebbene ci sia già l'ok degli uffici regionali, l'assessore all'urbanistica è intenzionata ad avviare un percorso partecipativo: il 12 aprile presenterà i dettagli del progetto ai consiglieri del Ctp3 a Putignano e poi ci saranno assemblee con la gente.
Dal settembre di due anni fa ad oggi, infatti, per la politica nazionale e cittadina è passata un'era geologica, soprattutto è arrivato lo tsunami del referendum sulla tenuta del Pd a guida renziana, la scissione e un riposizionamento fra i dem che non consentono passi falsi.
Ripetendo gli stessi errori di Coltano, il sindaco Marco Filippeschi rischierebbe di innescare una crisi del governo cittadino ad un anno dalla scadenza del mandato. Sì, perché ci sono già almeno due consiglieri Pd, Juri Dell'Omodarme e Veronica Fichi, pronti a far scricchiolare la tenuta della giunta negando il voto a provvedimenti chiave delle prossime settimane.
A cominciare dalla variante di monitoraggio al regolamento urbanistico da approvare il 6 aprile.
Non esattamente un passaggio irrilevante, perché è lo strumento con cui confermare o modificare le previsioni urbanistiche di mandato. Un primo segnale lo ha già inviato Dell'Omodarme nella seduta di due giorni fa: si è astenuto su una mozione presentata dai 5 Stelle sulla sanità pubblica, quando la linea del partito era quella di affossarla. E non è un caso che sia stato lui ad aver assestato la prima scossa. Juri è il figlio di Antonio Dell'Omodarme, che tutti chiamano il "sindaco" di Coltano, fedelissimo di Paolo Fontanelli e insieme a lui uno degli scissionisti di peso confluiti in Mdp.
Ecco, del progetto di una centrale da 1 megawatt fra Ospedaletto e le Rene, sapeva già tutto. E di primo acchito non ne ha avuto una buona impressione: «Visto il comportamento dell'amministrazione e dei proprietari l'ultima volta, ho seri dubbi sul nuovo progetto che, seppure presentato da un'altra società, è sostanzialmente espressione degli stessi imprenditori - dice -. Spero che la lezione di Coltano sia servita. Bene se si avvia un percorso partecipativo, i Ctp facciamoli funzionare». E se è vero che in questo caso la centrale sorgerebbe in una zona industriale, molti abitanti di Ospedaletto sono preoccupati per il passaggio dei camion per il trasporto del cippato.
«Quelle strade - dice - sono già dissestate, figuriamoci poi. E non ci vengano a dire che ci transiterà un solo mezzo al giorno». Non solo. «I camion passeranno anche da Coltano, dunque in un'area protetta. Inoltre, dato che siamo fuori dai confini del parco, non si potrebbe costringere i privati ad approvvigionarsi di legna sul territorio. Ecco, per ora, se vale qualcosa, il mio è un no».
Insomma, la centrale a biomasse potrebbe diventare il primo banco di prova di una convivenza forzata fra Pd e Mpd in città, e dell'influenza che gli scissionisti esercitano su chi ha scelto di restare. Del resto, Dell'Omodarme e Fichi potrebbero ottenere per la loro battaglia anche il sostegno di Maria Antonietta Scognamiglio e Francesco Pierotti.
I quattro sono firmatari di un documento che, dopo la scissione, richiamava il sindaco a tornare ad occuparsi di periferie e territori. Un monito che suonò come un ultimatum.
Ma un no secco arriva anche dai 5 Stelle. «Sono comunque di piccoli inceneritori. Seppure si tratti di rinnovabili, non si può dire non ci siano dei rischi - dice la consigliera Valeria Antoni - ma a preoccupare per l'impatto ambientale è proprio il passaggio dei camion. Via del Caligi e delle Rene sono fragilissime. Certo questo progetto è uscito dalla porta e ora rientra dalla finestra. Si vede che uscito Dell'Omodarme dal Pd. Finora in quel territorio non si muoveva foglia senza l'ok del "generale", adesso stanno crollando gli argini?»
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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