Il Tirreno

Pisa

«La mensa usata come laboratorio? Un’offesa ai docenti»

Corpo estraneo a mensa, l’ira della preside della Gianfaldoni «Il Comune dice il falso, mai stata utilizzata dagli insegnanti»

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PISA. «Un’offesa per tutti i docenti». Floridiana D’Angelo è alla guida dell’istituto comprensivo Fucini da settembre. E dire che non ha apprezzato il comunicato con cui l’amministrazione comunale ieri ha provato a giustificare il punto di spillatrice trovato nel piatto di un bimbo alla mensa della scuola Gianfaldoni di via Corridoni è molto più di un eufemismo.

«Da notizie informali sembra che il locale refettorio di norma adibito solo alla consumazione dei pasti possa essere stato utilizzato per attività didattiche della scuola. Questo dato, non ancora confermato, è oggetto di verifiche», ha scritto Palazzo Gambacorti. E quella chiosa dubitativa è forse il passaggio meno digeribile per la dirigente scolastica. «Voglio essere chiara - dice la preside -. Nessuno di noi utilizza le mense per nient’altro se non per mangiarci. Dire il contrario è un’offesa per tutti i docenti. A mensa non possiamo neppure mangiare un panino, figuriamoci. La responsabilità della mensa è della Elior, la ditta vincitrice dell’appalto per la refezione delle scuole. È chiaro che sia un’area importantissima della scuola ma non è curata dai custodi e dai docenti. Il personale scolastico e gli alunni vi accedono solo una volta che ad aprirla siano stati gli addetti della azienda. Arrivano, aprono i locali e preparano il refettorio». È evidente che con il suo sfogo D’Angelo rimproveri al Comune di aver scaricato il barile di un potenziale danno sulla scuola. Secondo i controlli svolti nel centro di cottura di Ospedaletto, quella puntina non sarebbe riconducibile a nessuna delle operazioni di confezionamento dei pasti arrivati mercoledì sui tavoli della Gianfaldoni. Dunque a farla finire nel piatto di un bimbo poteva essere stato qualcuno che nelle ore precedenti aveva usato la mensa come un laboratorio, suggeriva Palazzo Gambacorti con quel passaggio.

«Impossibile - dice la preside - la mensa, dopo ogni pranzo, viene sanificata e pulita dalle sporzionatrici stesse e chiusa, e sono loro le prime a rientrarci. E comunque non abbiamo bisogno di ulteriori spazi didattici, nelle scuole ci sono e bastano. Prima di fornire una informazione del genere e renderla pubblica, mi sarei aspettata venisse verificata direttamente con me». Ma se davvero è come racconta D’Angelo, perché lanciare quel messaggio? E seppure l’assessore Marilù Chiofalo non abbia ancora novità sulle verifiche fatte alla Elior, di certo il caso della Gianfaldoni preoccupa Palazzo Gambacorti. Soprattutto per una sequenza di anomalie nel servizio di distribuzione dei pasti negli istituti scolastici che si ricorre da tempo. «Io sono qui solo da settembre, ma da noi mi dicono non sia mai successo», dice D’Angelo. Però è successo in altre scuole. In poco più di cinque anni sono già 14 gli episodi in cui qualche alunno ha rischiato di mangiarsi un corpo estraneo: vermi, pezzi di gomma, frammenti di plastica, perfino un ago di pino mescolato al sugo alla carrettiera. Questa volta una puntina, piccola, appuntita, pericolosa, che per fortuna, non ha provocato conseguenze. Ma può bastare che a controllare sia chi dovrebbe essere controllato, cioè sia l’azienda stessa ad avviare verifiche su se stessa?

Mario Neri

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