Sicurezza
La crisi abitativa ora diventa strutturale
Dati allarmanti in città e in provincia. I sindacati: «Il diritto alla casa viene costantemente violato»
PISA. «Il diritto alla casa, come quello al lavoro, è da tempo costantemente violato». I sindacati confederali e quelli degli inquilini (Cgil, Cisl, Uil, Sunia, Sicet, Uniat e Unione Inquilini) uniscono le forze per cercare di alleviare quella che definiscono «una grave situazione che sta assumendo i connotati di un dramma sociale» in un territorio, quello della provincia di Pisa, dove da emergenziale la crisi abitativa si è trasformata in strutturale. Secondo gli ultimi dati, nel 2015 a Pisa sono stati emessi 176 provvedimenti di rilascio di immobili (19 per finita locazione e 157 per morosità) ed eseguiti 130 sfratti. Delle 931 domande ammesse alla graduatoria del bando Erp 2013 per l'assegnazione di una casa popolare, 119 nuclei familiari erano sotto sfratto. A queste si aggiungono le 1.031 domande presentate nel 2016 per ricevere il contributo all'affitto; centinaia di domande presentate lo scorso anno per ricevere i contributi statali per il contrasto del disagio abitativo e 180 richieste di assistenza giunte alla Società della Salute per far fronte all'emergenza abitativa. Il 95% degli sfratti è per morosità incolpevole.
«Un allarme», secondo Daniele Cosci del Sicet perché sintomo di difficoltà economiche delle famiglie che potrebbero trasformarsi in sociali. Un terzo degli sfratti si concentra sul territorio comunale di Pisa, ma per i sindacati è altrettanto preoccupante la situazione di Cascina «che - accusa Tania Benvenuti della segreteria della Cgil - sta diventando un laboratorio di degrado», anche a causa della «disinformazione dell'amministrazione sulla presenza di cittadini extracomunitari negli alloggi popolari», aggiunge Luca D'Onofrio, segretario del Sunia di Pisa. Su 6.080 alloggi popolari presenti in tutta la provincia, solo il 12% è assegnato a famiglie provenienti da altri Paesi, ma da anni residenti sul territorio. Secondo i dati dei sindacati, per far fronte all'emergenza, nel 2016 il Comune di Pisa ha effettuato 74 assegnazioni di alloggi popolari e ha concesso in media circa 600 euro a ciascuno dei 929 nuclei familiari che hanno chiesto un sostegno per pagare l'affitto, con una spesa totale di circa 560.000 euro. La Sds ha assistito 180 nuclei soprattutto con la concessione di contributi e ha aiutato 32 famiglie sfrattate a trovare una sistemazione provvisoria, mentre l'Apes, attraverso l'Agenzia Casa, ha stipulato 20 contratti di locazione concordati facendo pagare all'inquilino la metà del canone richiesto. Misure che però non bastano a risolvere quello che secondo Dario Campera, membro della segreteria della Cisl, è anche un «problema di volontà politica». Per i sindacati occorrono investimenti pubblici, puntare anche sull'autorecupero per i circa 85 alloggi di risulta sfitti che necessitano di lavori di adeguamento, mettere a disposizione i 45 appartamenti vuoti di Sant'Ermete vuoti, utilizzare a fini abitativi, anche in via provvisoria, le decine di immobili di proprietà comunale (Mattonaia, ex Telecom) e di altri enti (Asl, Aoup, Università, Demanio) più volte messi in vendita, ma senza alcun risultato e introdurre nel bilancio comunale un capitolo fisso per finanziare annualmente la manutenzione degli alloggi pubblici. «Soluzioni - sottolinea Enzo Casarosa della Uil - per far fronte ad una situazione estremamente pesante» per la quale, conclude Virgilio Barachini dell'Unione Inquilini, se necessario, occorre intervenire anche «con la requisizione degli alloggi tenuti vuoti da anni».
Danilo Renzullo
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