Sicurezza
«Tonino vuole parlare Samantha aveva l’epilessia»
La linea del legale: il serbo accusato di omicidio punterà su un parere medico Ma a portata di mano la via di fuga dall’ergastolo: «Valutiamo l’abbreviato»
PISA. Vuole parlare, Tonino Kristc, raccontare la sua verità sulla fine di Samantha, provare a convincere i giudici che non è stato lui, con le botte, le cinghiate, le angherie continue, a uccidere la piccola di tre anni e mezzo ritrovata la sera del 26 aprile 2016 nella baracca di Calambrone. «Non vede l’ora di poter parlare», dice il suo avvocato, Francesco Mori. La linea di difesa è chiara. «Io non l’ho mai maltrattata né picchiata, non ero io ma sua madre», ha detto al legale e vorrebbe riferire in aula. E farlo anche se ora per il 32enne di origini serbe finito in carcere un anno fa si sono aggravate le accuse. Lunedì il pm Giancarlo Dominijanni ha chiesto di poter aggiungere ai maltrattamenti aggravati anche dal fatto di aver causato la morte della piccola di tre anni e mezzo, anche l’omicidio volontario. Tonino ora rischia l’ergastolo, che potrebbe tentare di evitare ricorrendo all’abbreviato, visto che il rito prevede uno sconto di pena di un terzo. «Non abbiamo ancora deciso - dice Mori - devo sentirmi con lui, è una strada possibile». Certamente il 21 aprile proverà a difendersi anche attraverso una perizia di un medico legale di parte, per tentare di dimostrare che a uccidere la bimba sia stata anche «un’epilessia latente e mai curata». In realtà è accertato che Samantha abbia avuto una crisi a nemmeno un anno di età e poi accusato di nuovo convulsioni solo la sera prima di andarsene. A convincere il pm a spostare l’accusa sull’omicidio è stata la mole di elementi emersi durante le indagini e alcuni dettagli chiariti proprio nel dibattimento nell’ultima udienza. Ad esempio quello secondo cui proprio Kristc, poche ore prima che Samantha venisse ritrovata nuda e senza vita dai soccorritori intorno alle 20, fece un’altra telefonata al 118 nel pomeriggio, ma sviò l’ambulanza, indicando l’indirizzo di un civico in centro a Pisa. Dalle intercettazioni acquisite si sente la sua voce e in sottofondo quella della piccola. «Era ancora viva, poteva essere salvata», hanno dichiarato i consulenti dell’accusa. Poi sono arrivate le testimonianze di Stefano Castagnino, il padre e della madre Juana Francisca De Olmo, la donna che da Rapallo fuggì per inseguire un amore nato in chat con Kristc e che lui avrebbe trasformato poi in una prigione di violenze. Anche lei è accusata di maltrattamenti per non aver difeso la figlia. Ma a supportare la sua versione ci sono i referti delle botte con cui Tonino la mandò in ospedale a Livorno, una natura ferina dell’uomo testimoniata da almeno due sentenze per maltrattamenti e lesioni, e alcune prove raccolte dagli carabinieri sul posto, una su tutte la fibbia della cintura che lui aveva tentato di distruggere gettandola nel fuoco.
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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