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«Ma quale ruota Pisa deve essere scoperta dal basso»
L’archistar Femia: la città ha già un punto verticale e deve rimanere quello, è il più famoso nel mondo
PISA. «Una città da scoprire dal basso e da ammirare dal punto verticale più famoso al mondo».
Domani, insieme al noto architetto Luca Molinari e a Gianluigi Pescolderung, professore dell'Università Iuav di Venezia e cofondatore di Tapiro Design, l'archistar Alfonso Femia, cofondatore insieme all'architetto Gianluca Peluffo dello studio 5+1AA, sarà uno dei protagonisti del convegno d'architettura “Un nuovo realismo magico” organizzato agli Arsenali Repubblicani in occasione della presentazione della mostra di architettura e del progetto “Les Docks Marseille” dello studio con sede a Genova, Milano e Parigi, che aprirà l'anno della seconda edizione della biennale d'architettura di Pisa LabQ. Durante l'iniziativa, organizzata dall'associazione Lp (Laboratorio permanente per la città) alla quale interverranno anche il sindaco Marco Filippeschi e l'assessora all'urbanistica Ylenia Zambito, Femia presenterà la propria esperienza progettuale e traccerà le linee delle città del futuro, da sviluppare tra connessioni infrastrutturali e massa critica. Le stesse che fanno di Pisa una città all'avanguardia, nella cui espansione (architettonica ed infrastrutturale) è chiamata a difendere le sue peculiarità storiche. A partire dalla Torre Pendente, «il punto verticale più alto della città che non deve essere superato da altre strutture», sottolinea l'architetto.
Forzata appare quindi per Femia l'eventuale installazione di una ruota panoramica a poca distanza da Piazza dei Miracoli. «Non credo che Pisa, per la sua dimensione abbastanza intima e per come è strutturata, sia una città adatta ad ospitare una ruota panoramica. La sua bellezza va scoperta dal basso e non con strumenti adatti ad una grande città o ad una metropoli. A Pisa una ruota panoramica avrebbe poco senso, anche perché ha già un punto verticale (la Torre Pendente, ndr) che dovrebbe rimanere quello più alto», sottolinea l'architetto, affrontando a tutto campo i possibili sviluppi della città. Dai quartieri popolari fino allo stadio «che - dice - oggi ha una concezione totalmente diversa a quella di 10-20 anni fa». Riqualificazione o ricostruzione per la vecchia Arena? «Lo stadio è diventato molto più di un campo da calcio. Lo scopo dello stadio contemporaneo è far crescere attività e offrire opportunità di sviluppo, che fanno di un campo da calcio un dispositivo urbano attivo sette giorni su sette. Lo stadio moderno ha però tante altre esigenze rispetto a quello di qualche decennio fa e per realizzarle occorre concepirlo in un'area fuori dalla città», in periferia. Dove, secondo l'architetto che ha firmato importanti progetti a livello nazionale ed internazionale «dovrebbe concentrarsi un'importante visione di sviluppo per trasformare i quartieri popolari in luoghi urbani e di condivisione» in una visione di città del futuro immaginata prevalentemente su due aspetti: connessioni infrastrutturali e massa critica.
Le infrastrutture pensate come strumento di crescita e di «scambio». Culturale, commerciale, industriale. «Senza tutto ciò le città sono destinate a sparire - prosegue l'architetto -. Pisa è però agevolata dalla presenza di un aeroporto in continua espansione». Temi che saranno al centro anche dell'iniziativa di domani in programma dalle 15 alle 19 dedicata al progetto dello studio 5+1AA “Les Docks Marseille”, il recupero a fini commerciali dei magazzini portuali di Marsiglia per il quale JPmorgan e Constructa Urban System, le società promotrici, hanno vinto nel 2016, per la sezione miglior edificio commerciale, il prestigioso Mipim di Cannes, il premio considerato Oscar del mondo immobiliare. Durante l'iniziativa verrà inoltre presentato il libro “Les Docks Marseille”. «Quella di venerdì (domani, ndr) - conclude Femia - è un'importante occasione di dialogo in una città che ha grandi qualità e potenzialità di sviluppo e in una location (gli Arsenali Repubblicani) che dopo l'importante recupero deve diventare un luogo di destinazione e non di passaggio, dove sviluppare attività quotidiane facendo scoprire anche una zona poco conosciuta della città».
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