Il Tirreno

Pisa

il testimone

«Tonino le teneva la mano era nervoso, non la lasciava»

«Tonino le teneva la mano era nervoso, non la lasciava»

CALAMBRONE. Veniva qui Tonino, a questo bancone, «spesso con la bimba», per comprare le birre in cui annegare la sua rabbia, per allentare la sua furia con un pacchetto di Marlboro o comprarle le...

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CALAMBRONE. Veniva qui Tonino, a questo bancone, «spesso con la bimba», per comprare le birre in cui annegare la sua rabbia, per allentare la sua furia con un pacchetto di Marlboro o comprarle le caramelle». E venne anche la sera del 27 aprile 2016, mezzora prima che viale del Tirreno, a un centinaio di metri più in là verso l’orizzonte di gru e container del porto di Livorno, si riempisse delle luci dell’ambulanza e dei lampeggianti dei carabinieri.

Per Antonio Carollo, titolare del bar Lido, è quasi un flashback. Guarda la pagina del giornale. «La Procura: “È omicidio volontario”» c’è scritto. Omicidio sì, non più maltrattamenti . Tonino ha voluto uccidere Samantha, l’escalation di angherie, botte e infine quell’informazione sbagliata data al 118 nel pomeriggio, quando la bimba era ancora in vita, e inviò i soccorsi in centro a Pisa, sono la prova di un delitto. «Non lo immaginavo, devo ammetterlo. Veniva qui, alla bambina comprava le caramelle e con Francisca sembrava andasse tutto bene. Ma ora che ci penso, la sera della tragedia, vennero entrambi ma senza la bimba. Ed erano strani, nervosi, tesi. E Tonino teneva per mano Francisca come se non la volesse lasciare andare. Poi vidi i soccorsi e i carabinieri, capii che era successo un casino». Ma solo adesso su viale del Tirreno chi ha conosciuto il serbo e magari sorriso una volta alla piccola sembra scoprire cosa succedesse davvero in quella vecchia pizzeria trasformata in favela. Per giorni, subito dopo l’esplosione del caso, Comune e servizi sociali si sono trincerati dietro un «non sapevamo». «Ma come? - dice Carollo - la mamma era finita in ospedale, riempita di botte da lui. I carabinieri c’erano entrati, l’ avevano rispedita con la bambina a Rapallo, e il Comune sapeva fosse occupata. La verità è che questa bambina è una vittima dell’indifferenza, di tutti noi e delle istituzioni». In aula, lunedì, in qualche modo lo ha raccontato anche un residente di Marina che in questi anni si era avvicinato alla famiglia di Tonino per aiutare i fratelli più piccoli e alla fine anche Francisca e la bimba. «Negli ultimi giorni - ha detto ai giudici - Tonino mi chiamò per dirmi che Samantha stava male, mi chiese le medicine e gliele portai. Poi, pochi giorni prima della morte, tornai, lui era andato a prendere le sigarette. “Portaci via”, mi disse Francisca. Io non capii, dissi che avremmo dovuto parlarne con Tonino. Non avevo mai capito che lui con loro era diventato una belva. “L’unica soluzione - provai a dire - sono i servizi sociali. “No - disse lei - i servizi no”». Nell’edicola a duecento metri dalla baracca, Romana Govi dice di non averlo mai visto Tonino: «Lo vedevo passare in bici. Oppure andare al bar, ma veniva sua mamma, e sapevano tutti che era un tipo violento. Gli avevano già tolto una figlia avuta con la prima compagna. Sa che le dico, che lui sarà pure un mostro, ma possibile che la mamma della bimba, dopo tutte le violenze, non abbia mai fatto nulla? Insomma, quando lui usciva per prendere le pizze o le birre, perché non è fuggita, perché non ha chiesto aiuto? Forse quella piccola poteva salvarla».

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di Redazione web