Italia
«Vi prego, non fatemi ricordare...»
Date e ricordi confusi e poi lo sfogo del padre a chi chiede di ripercorrere le violenze
PISA. A un certo punto Stefano Castagnino lo ammette. Ha resettato tutto, dalla mattina del 28 aprile del 2016, quando i carabinieri lo chiamarono alle sei del mattino per dirgli l’indicibile. Date sballate, ricordi annebbiati, vuoti di memoria tanto clamorosi da stupire perfino il presidente della corte Pietro Murano. Quando è nata sua figlia, Castagnino? «Nel 2014, a no forse nel 2013, non ricordo...». È difficile ripercorrere perfino la storia con Juana Francisca, lei conosciuta a Santo Domingo, dove era andato a fare il pizzaiolo, il suo arrivo in Liguria nei primi anni 2000 insieme al primo figlio. Poi la nascita di Samantha. Poi la fuga di Francisca per quell’amore nato in chat, i tentativi di contattarla quando stava con Tonino («Non sapevo neanche che esistesse Tirrenia, io volevo solo sapere come stava la piccola»). Ma alla fine è Muramo a sollecitarolo, al lui che sembra voler sfuggire al cuore di questa tragedia. «Ma sua moglie le ha parlato delle violenze o no?». Allora anche l’orizzonte do Stefano, fino a lì sperso ma quasi algido, si sgretola. Tutto l’orrore seppellito nell’inconscio riemerge: «Io non ne ho più riparlato con lei, non ce la faccio. Volete sapere che la sprangava, le strappava i capelli, le orecchie, che le ha fatto mangiare la sabbia e quasi soffocata. Questo volete sapere! Ma a cosa serve, io la mia bimba non la rivedrò più, nessuno potrà ridarmela. Non sarei voluto neanhe venire. Mi hanno detto che se non l’avessi fatto avrei avvantaggiato quell’uomo. Ecco perché sono qui. Ma ora, vi prego, basta così».
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