Il Tirreno

Pisa

«Noi, i dimenticati della Sapienza e delle Vettovaglie»

«Noi, i dimenticati della Sapienza e delle Vettovaglie»

Vivace incontro di “Caffè Tirreno” al bar Betsabea di piazza Dante: la rabbia di residenti e commercianti

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PISA. Un’azione decisa anti-degrado tra piazza Dante e le Vettovaglie. Ma anche una nuova visione per questa parte della città che ha bisogno, eccome, di linfa dopo cinque anni di chiusura del palazzo della Sapienza, oltre 2mila persone in meno al giorno tra docenti, studenti e fruitori vari, con riflessi negativi sulle attività commerciali, già costrette a pagare affitti troppo alti essendo questa ancora considerata zona A. Piazza Dante, tra l’altro, è stato recentissimo scenario, sabato scorso, di un’aggressione per rapina ai danni di una giovane ricercatrice. Secondo Diego Riccomi, del ristorante pizzeria “La Tana”, è proprio sul tema della sicurezza che si gioca la partita decisiva: «Non ci sentiamo tranquilli. C’è difficoltà anche a muoversi nei vicoli. L’altra notte sono stati spaccati gli specchietti delle auto parcheggiate. Servono maggiori controlli da parte delle forze dell’ordine». La signora Graziella Bagnoni di “Grace Bijour” racconta che vive con un po’ di apprensione questa situazione: «I ladri mi sono già entrati due volte in negozio, ma la seconda non ho neppure sporto denuncia perché non serve a niente. Porto sempre con me una bomboletta spray urticante. Inoltre i parcheggi sono troppo cari, soprattutto in piazza Carrara». Il titolare del bar Betsabea Federico Bacci, che ieri con grande cordialità ha ospitato “Caffè Tirreno”, dice: «La chiusura della Sapienza per noi è stato un danno enorme. Inizialmente ci avevano rassicurato su una riapertura in tempi brevi. Ormai sono passati cinque anni e pretendiamo di sapere come procedono i lavori». Anche Bacci evidenzia il problema della sicurezza e del degrado: «La mattina mi ritrovo sempre a dover pulire i rifiuti e lo sporco della serata precedente soprattutto nell’angolo del vecchio chiosco di libri usati accanto al mio locale. Qui è diventato un po’ il far west, non ci sono regole».

Marco Castellano della copisteria “Campano” vede una poca valorizzazione delle attività locali: «Il centro purtroppo è stato svenduto ad attività che nulla hanno a che fare con la storia e la tradizione della nostra città. Stiamo vivendo al limite della legalità, ma sembra che le autorità pensino più a vietare un tamburo allo stadio che ai problemi reali della città. Ci sono troppi minimarket e servirebbero maggiori controlli sulle licenze. La sicurezza è soltanto di facciata, come ad esempio quando venne istituita la figura del vigile di quartiere». Altre critiche: «Il problema dei parcheggi scoraggia commercianti e turisti. La chiusura della Sapienza si è fatta sentire non poco». Giulio Oliva lamenta la totale assenza da parte delle istituzioni: «Ma il sindaco lo sa che esiste piazza Dante? Mi sembra che se lo sia dimenticato, ma questa è una delle piazze più belle della città. Manca la sicurezza, soprattutto nelle ore notturne, e si vive in uno stato di abbandono e di degrado. La chiusura della Sapienza ci ha messo in ginocchio».

«Serve una presenza reale delle forze dell’ordine - aggiunge Sergio Martinelli dell’omonima Tappezzeria - vista la grande sensazione di insicurezza. Di contro chi delinque ha la percezione di poter fare ciò che vuole. Sarebbe necessaria una presenza di pattuglie a piedi». Sandy Canova, che ha un negozio di fiori, segnala anche il problema degli affitti troppo alti: «Ci sono troppe contraddizioni. Siamo considerati ancora zona A e paghiamo prezzi altissimi come i commercianti nella zona del Duomo. Questa ormai è una zona che andrebbe declassata. Tante le promesse mai mantenute dall’amministrazione, come quella degli sbandieratori che dovevano passare da piazza Dante in occasione delle manifestazioni storiche. Li stiamo ancora aspettando». La pensa così anche Giuseppe Montanelli: «A parte qualche iniziativa sporadica con i mercatini, la piazza è completamente dimenticata da tutti. Vedo che le associazioni dei commercianti sono qui perché c’è il giornale, ma negli altri giorni cosa fanno? Servono iniziative per incentivare e rilanciare le attività del quartiere». Anche Giuseppe Rizzo della pizzeria L’Arancio parla di come piazza Dante sia una risorsa sfruttata male: «Questo era un punto vitale della città e deve tornare ad esserlo, ma non c’è alcun incentivo da parte del Comune per valorizzare posti come questo». A riassumere la situazione è Marco Marchi dell’edicola via San Frediano: «Ztl e chiusura della Sapienza hanno desertificato la zona. Di pomeriggio non passa nessuno, è una zona fantasma. Sulla Sapienza si è perso troppo tempo all’inizio, ora il cantiere procede bene. Nessuno sconto sulle tasse comunali come era stato richiesto, in compenso hanno provato a “risarcirci” con qualche mercatino in piazza Dante che sembra una presa in giro». Le associazioni dei commercianti hanno richiesto nuovamente al Comune in questi giorni di concedere agevolazioni fiscali ai commercianti della zona di piazza Dante.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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