Attenzione
«Ora un confronto vero sul futuro della città»
Il ruolo delle liste civiche, l’interesse per la candidatura Orlando
PISA. «Le prossime elezioni comunali a Pisa? La coalizione di centrosinistra è tutta da costruire, partendo dai contenuti. Bisognerà pensare ad un programma per i prossimi dieci-venti anni che sia in grado di indicare una visione per la città e il suo territorio». La grande sfida, per il deputato Paolo Fontanelli, è racchiusa in queste parole. Dopo l’addio (arrivederci?) al Partito democratico è impegnato sul territorio alla costruzione del Movimento Democratico e Progressista. E soprattutto a misurarsi con nuovi equilibri politici tutti ancora da trovare. Senza risparmiare frecciate agli ex compagni.
Onorevole Fontanelli, qual è lo scenario dopo la scissione?
«Dopo la Costituzione dei due nuovi gruppi parlamentari alla Camera e al Senato è appena cominciato il lavoro sul territorio per raccogliere adesioni al Movimento Democratico e Progressista, che si identifica con il simbolo “Articolo Uno”. I primi segnali sono quelli di un grande interesse tra i tanti cittadini ed elettori di sinistra delusi dalle politiche portate avanti dal Pd in questi ultimi anni. Persone che avevano abbandonato l’interesse per la politica e si erano rifugiate nell’astensione. Ma anche nel malessere che aleggia nel Pd c’è un certo interesse verso il nuovo soggetto politico che stiamo mettendo in campo. Nei nostri obiettivi c’è pure quello di recuperare adesioni tra coloro che per protesta si sono spostati sul voto al Movimento 5 Stelle».
Cosa replica a chi vede il vostro Movimento come un ritorno della vecchia “ditta” dalemiana?
«Non ci interessa fare un partitino, ma rimettere in campo una sinistra credibile e coerente con i suoi valori di eguaglianza, giustizia sociale e democrazia. In una parola coerente con la Costituzione italiana, a partire dall’articolo 1. Dobbiamo esprimere una nuova idea di sinistra e di centrosinistra, che indichi una via di uscita dalla crisi non subalterna alle politiche e agli interessi che l’hanno provocata».
Certo che per ora i sondaggi danno Mdp intorno al 3%: delusione? O magari ripensamenti post-scissione?
«Se partiamo dal fatto che ancora nel Paese questo movimento non esiste, non è organizzato, è ai primi vagiti il 3% non sarebbe poco. E ci sono anche sondaggi che lo danno sopra il 6%. Vedremo. Il tema però è politico, i nostri contenuti sono basati su una seria politica riformatrice di sinistra e in questo senso non ho alcun ripensamento».
Perché usa la parola “riformatrice”?
«Perché questa è la cifra della mia esperienza politica: da dirigente di partito, poi da assessore regionale, da sindaco e parlamentare. Un’esperienza che ritrovo in molti uomini e donne che stanno dando vita ad “Articolo Uno”.
Da fuori come vede il Pd (nazionale/pisano) avviato verso il congresso?
«Ovviamente non partecipo, ma in politica si commentano i fatti di tutti per il significato che hanno. Sul piano nazionale mi limito ad osservare che quel minimo di riflessione critica che si vede oggi nel Pd non ci sarebbe stata senza la sconfitta nel referendum del 4 dicembre; e anche la candidatura di Orlando, che ha rotto la vecchia maggioranza interna, non ci sarebbe senza la scissione. Detto questo, è positivo che Orlando si sia candidato con l’obiettivo di riportare più a sinistra il Pd e di ridare un ruolo al partito. Copre uno spazio, un vuoto evidentemente esistente ed ignorato finora. In futuro chissà».
Ma a Pisa e provincia scorge segnali in questo senso o no?
«Sul piano locale vedo un certo movimento, una crescita di interesse proprio sulla candidatura di Orlando. Segno di una domanda e di una speranza di cambiamento. Sarà importante vedere quanta gente parteciperà alle primarie. Ma mi fermo qui, per evitare di manifestare anche un po’ di scetticismo».
Il vostro movimento quanti punti di contatto reali ha con il Pd?
«L’orizzonte politico in cui ci muoviamo è quello del centrosinistra. Di un centrosinistra rinnovato, come auspica anche Pisapia con il suo Campo Progressista. È evidente che in questo quadro il Pd ha un ruolo centrale, ma si tratta di una coalizione che va comunque costruita sui contenuti. Il tema è quello delle prossime elezioni comunali a Pisa. Bisognerà pensare ad un programma per i prossimi dieci-venti anni, che sia in grado di indicare una visione ed un progetto di sviluppo sostenibile per la città è il suo territorio».
Il renziano Antonio Mazzeo, in un’intervista, le ha chiesto di fare un passo di lato: cosa risponde?
«Evidentemente non ha ancora maturato che non siamo più nello stesso partito. Il passo di lato l’ho già fatto, eccome. Da questo punto di vista può sentirsi accontentato. Se invece pensa che mi debba fare da parte rispetto al confronto politico si sbaglia e tanto».
Avete già impostato un dialogo con altre forze in maggioranza a livello locale, come In Lista per Pisa, Riformisti e “pisapiani”?
«Sicuramente è necessario dialogare con tutti in modo aperto. La caduta di credibilità dei partiti ha aperto maggiori spazi al protagonismo civico. Tra l’altro oggi una priorità essenziale per il governo delle città è proprio il recupero di una domanda di civismo. Ma anche qui contano i contenuti per una coalizione coerentemente di centrosinistra, che sappia mettere in cima gli interessi della comunità ed i bisogni delle componenti sociali più deboli».
Le prossime mosse di Mdp?
«La prima assemblea la facciamo lunedì al circolo Alberone. Nei giorni scorsi è nato il coordinamento nella zona del Valdarno. Siamo all’inizio, ma stanno arrivando molte adesioni. Le questioni principali su cui concentreremo l’attenzione nelle prossime settimane saranno quella del lavoro e dell'occupazione, anche in ordine alla vicenda dei referendum della Cgil. E poi la legge elettorale, con l’obiettivo primario di abolire i capilista bloccati che porterebbero ad un Parlamento composto per 80% di nominati dai capi partito. E non ci dimentichiamo il mondo della scuola, attraversato da forti tensioni e incertezze. Vogliamo incontrare ed ascoltare insegnanti e studenti per mettere a punto idee e proposte da trasformare in iniziative parlamentari».
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