Il Tirreno

Pisa

Province in dissesto: "Niente soldi per le strade, le chiudiamo per sicurezza"

di Mario Neri
Province in dissesto: "Niente soldi per le strade, le chiudiamo per sicurezza"

Filippeschi presenta un esposto cautelativo per tutelarsi da responsabilità penali «Se il governo non ritira i tagli non garantiremo la manutenzione su viabilità e scuole»

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PISA. La strada “Del commercio”, una vena d’asfalto costellata di buche fra Ponsacco e Casciana Terme, l’hanno chiusa ad ottobre all’altezza del Rio Piantegola. Il ponte aveva ceduto, sfiancato dal suo stesso peso. Anche solo il passaggio di un camion potrebbe farlo crollare. Negli elenchi dell’ufficio tecnico, alla voce “ristrutturazione” per ora c’è una casella vuota: inutile frugare nelle casse, soldi per ristrutturarlo non ce ne sono. Una fetta di facciata del liceo Cattaneo a San Miniato è venuta giù a gennaio, e nessuno per ora sa con quali risorse coprire lo sfregio dell’incuria. Il progetto di ricostruzione del complesso Marchesi a Pisa, poi, resterà sulla carta ancora per molto: i 35 milioni per realizzarlo sono un miraggio. Ma soprattutto lo sono la sicurezza stradale e quella dei 70 edifici scolastici che dovrebbe garantire la Provincia. Perché la Provincia, come quasi tutte le Province italiane, è tecnicamente in default. Prosciugata dai tagli, non ha più risorse per la manutenzione ordinaria e straordinaria di strade, scuole, ponti.

Per questo il presidente Marco Filippeschi ha presentato il suo esposto «cautelativo» alla procura, alla prefettura e alla sezione regionale della Corte dei conti. Se il governo non ritirerà quei tagli, i cittadini saranno «privati di fondamentali servizi per la loro vita, quali la sicurezza dei trasporti e delle scuole» e «funzionari e dirigenti potrebbero essere chiamati a rispondere di reati molto gravi». Se Paolo Gentiloni, insomma, non aggiusterà la rotta disegnata da Matteo Renzi, a rischio non ci sarà solo la tenuta di quelli che l’ex premier aveva definito “enti inutili”, ma la vita stessa delle persone.

La denuncia-allarme di Filippeschi è identica a quella lanciata da tutti i presidenti di provincia in Italia, una sorta di pressing collettivo di organi ancora previsti dalla Costituzione che in tre anni si sono visti scippare 2,4 miliardi in nome di una abolizione solo enunciata. Un prelievo monstre che per Pisa certifica uno sbilancio di oltre 22,8 milioni di euro. «È vero, le Province hanno perso alcune funzioni, ma erano in gran parte delegate dalle Regioni, per cui ricevevano trasferimenti. Perse le funzioni sono stati ritirati anche i soldi. Strade e scuole sono invece sempre state competenze specifiche e finora si sono rette sulle entrate dalla tassa sul bollo, sulla RcAuto e sui rifiuti - spiega Filippeschi - Secondo le stime, nel 2017 ci saranno entrate per 34,1 milioni, ma ben 27,4 dobbiamo girarli allo Stato». Insomma, ne restano 6,6. Peccato che ne servano 9,7 per pagare i 215 dipendenti rimasti e 12,8 per le rate dei mutui. L’idea, poi, sarebbe di utilizzare parte dei 9 milioni ricavati dalle alienazioni per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle scuole e dei palazzi storici. Le stime dei tecnici, infatti, prevedono “interventi tampone” per un minimo di 6,7 milioni. Ma il rischio è quello appunto del default. Le Province così sono diventate uno dei temi su cui i fallimenti di Renzi rischiano di aver agevolato di più i populismi, ammette Filippeschi. Sono gli emblemi più brucianti del prezzo pagato dai cittadini col referendum del 4 dicembre. Sebbene il voto abbia stoppato la riforma con cui il governo avrebbe dovuto cancellarle, nessuno si è rimangiato i tagli previsti in finanziaria.

«Quei 7 milioni sono gli unici che potremo utilizzare probabilmente», dice Giovanni Viale, dirigente provinciale oltre che segretario cittadino del Pd. Viale, da politico uno dei sostenitori della riforma, da tecnico era stato chiamato ad attuare il processo si smantellamento della Provincia. Adesso, per paradosso, dovrà tentare di non farla annegare. «Per la viabilità per ora non possiamo che affidarci alle risorse provenienti dalle sanzioni al codice della strada, ma molte delle arterie di nostra competenza sono già compromesse, avrebbero bisogno di interventi urgenti», continua Viale. Almeno l’80% dei 1.000 chilometri di strade provinciali o regionali di competenza dell’ente ha bisogno urgente di curare le ferite di un abbandono che dura da troppo tempo. Ormai non serve più neppure stabilire una graduatoria delle priorità.

Secondo un monitoraggio del 2014, già nell’era pre-Delrio la Provincia avrebbe dovuto impegnare 70 milioni di euro per asfaltature non ancora eseguite, e 11,2 milioni sulla manutenzione straordinaria e ordinaria arretrata. Considerando anche ponti, barriere, illuminazione, verde, le cifra saliva a 206 milioni. «Ma le risorse per garantire almeno un livello di servizio “e” (su una scala da “a” a “f”) - scrive Filippeschi nell’esposto - erano stimate in oltre 47 milioni, che diventavano 106 nel caso il livello da raggiungere fosse il “c”». Ma quanto si è speso fino ad oggi?. «Una cifra irrilevante», ammette Viale. In sostanza, quasi nulla.

Così, non è un caso che siano già entrati nel mirino degli uffici un ponte a San Giovanni alla Vena e molte strade dissestate. «Senza interventi saremo costretti a chiuderli, questo provocherà una disparità fra cittadini e un deficit infrastrutturale grave per l’economia del territorio», dice Filippeschi. Seppure l’esposto cautelativo si preoccupi di tutelare funzionari e amministratori che rischiano di trovarsi faccia a faccia con «responsabilità penali e civili gravi», (l’omicidio stradale, ad esempio, comprende la responsabilità colposa anche a carico di chi ha la competenza su manutenzione e costruzione di strade, e per un ciclista morto a giugno 2015 fra Orciano e Santa Luce a causa di una buca sono già indagati due tecnici), le vene d’asfalto sgretolato o i controsoffitti delle scuole pericolanti assomigliano sempre di più e soprattutto a trappole di Stato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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