Il Tirreno

Pisa

«Potenziare la ferrovia Firenze-Pisa-Livorno»

di Francesco Loi
«Potenziare la ferrovia Firenze-Pisa-Livorno»

Parla la prima presidente donna dell’Unione Industriale Pisana: «Un compito non facile in tempi di crisi, ma questo territorio ha eccellenze su cui puntare»

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PISA. Sulla poltrona dell’Unione Industriale Pisana siede per la prima volta nella storia dell’associazione una donna. Patrizia Alma Pacini, dallo scorso novembre, è impegnata in una nuova e non semplice sfida. Non una novità assoluta, essendo stata presidente dei Giovani Industriali. Ma sicuramente diversa. E in prima fila. Maturità classica al liceo Galilei, laurea in giurisprudenza all’Università di Pisa, è amministratore delegato della Pacini Editore Industrie Grafiche. E, non un dettaglio, è figlia di Pierfrancesco, presidente di Confindustria Toscana.

Presidente Pacini, in quale contesto economico s’inserisce il suo mandato?

«L’Italia purtroppo va ancora a traino. Secondo un rapporto della Banca Mondiale sui Paesi più competitivi, pubblicato nell’ottobre 2016, ha perso cinque posizioni. E’ vero che gli indicatori vanno presi per quello che sono, ricordiamoci però che per alcuni aspetti dicono la verità e che comunque gli investitori ne tengono di conto».

Da imprenditrice, cosa infastidisce di più e mette in difficoltà la sua categoria?

«Non voglio rispondere le tasse. Dico invece che la principale difficoltà per un imprenditore è l’eccesso di burocrazia. Qualche esempio? Ci sono voluti 12 anni per completare il passante di Mestre contro gli 8 dell’Eurotunnel della Manica. Per avviare un’attività in Italia, secondo una recente ricerca di Confindustria, è necessario contattare in media 19 uffici pubblici contro i 4 negli Stati Uniti».

E il territorio pisano come si sta comportando in questo contesto?

«Pisa è una realtà particolare. Piccola, soprattutto se paragonata a realtà del nord Italia, ma con un vantaggio competitivo dato dalla presenza dell’aeroporto e in particolare delle importanti Università che trasmettono know-how e di un Cnr all’avanguardia. Gli imprenditori pisani hanno un’opportunità notevole, oltre tutto alla luce dei fondi messi a disposizione dal piano nazionale Industria 4.0».

A proposito di Industria 4.0, si colgono perplessità legate ad un’eccessiva automazione dei processi produttivi a discapito della forza lavoro tradizionale…

«La paura è relativa ad un’eventuale perdita di posti di lavoro davanti all’avanzare delle tecnologie. Ma non è così. La Germania, che ha compiuto inizialmente una scelta di politiche in questa direzione, lo ha fatto in modo consapevole ritenendo che fosse la risposta più efficace al rischio di perdita di competitività globale. Non è questione di diminuire i posti di lavoro, ma di cambiare le professionalità: di passare dalla semplice manodopera ad operai specializzati».

Lei parlava di industria e alta formazione come punto di forza locale: ma questi due mondi hanno davvero iniziato a dialogare con profitto?

«Ritengo che negli ultimi anni siano stati compiuti passi in avanti nel collegamento tra questi due mondi. E’ anche vero che resta molto da fare. L’istruzione influenza la crescita economica e conta sia la qualità che la quantità dell’istruzione. Investire nel capitale umano è fondamentale per lo sviluppo del Paese ad iniziare dai più piccoli. Un esempio: la conoscenza delle lingue dovrebbe essere affrontata sin dalla scuola primaria, anche per una questione di equità sociale. Infatti dev’essere un onere a carico del sistema pubblico e non delle famiglie. Ci sono ragazzi bravi e capaci che, in assenza di un’effettiva padronanza della lingua inglese, si vedono preferire altri candidati più istruiti sotto questo profilo».

Lei vede qualche segnale di ripresa o la stagnazione prosegue inesorabile?

«Rispetto a due anni fa qualche timido segnale di ripresa riusciamo a vederlo. Sono favorite le imprese che si muovono sui mercati internazionali. La sfida degli imprenditori è di non perdere la fiducia. Le opportunità dell’Industria 4.0 sono anche per le piccole e medie imprese. Robotica e big-data sono utili anche per loro. Pisa, poi, a differenza di altre Confindustria locali, caratterizzate da forti specificità, ha un tessuto più variegato. Dove metalmeccanico, servizi alle imprese e chimico-farmaceutico sono i settori principali. Il rovescio della medaglia, in positivo, è aver sentito un po’ meno la crisi rispetto a distretti con settori monopolisti, come successo in passato a Prato con il tessile».

E’ compito (anche) dell’Unione Industriale non far perdere la fiducia agli imprenditori: non sembra semplice…

«Diciamo pure che si tratta di un compito difficile, lo so. Per farcela abbiamo costruito alla guida dell’Unione una squadra equilibrata tra imprenditori e manager d’azienda, tra esponenti di piccole e grandi imprese. Una squadra giovane in cui prevale la componente femminile: nella governance ci sono 5 donne e 3 uomini».

Lei è la prima presidente donna: d’accordo con il direttore della Normale che vuole una corsia preferenziale per le donne a parità di merito?

«Sulla carta non tanto, perché abbiamo le capacità per imporci soltanto attraverso i nostri meriti. Però in una fase iniziale, diciamo a titolo sperimentale, può essere un aiuto. Forse sarebbe più utile potenziare i servizi alle famiglie per sostenere le donne impegnate nel lavoro e nella carriera. La parità di genere si può imporre dall’alto, ma è meglio svilupparla dal basso».

Un rilancio passa anche dalla ripresa di un settore cardine come l’edilizia, ma qui i segnali sono ancora più timidi, se non assenti…

«Una ripresa dell’edilizia sarebbe molto utile per il Paese, non solo per Pisa. Maggiori investimenti sulle infrastrutture favorirebbero un rilancio complessivo. L’eccesso di burocrazia penalizza in modo particolare questo settore. Ma pesa anche, e tanto, la lentezza dei pagamenti della pubblica amministrazione».

Infrastrutture: la più inadeguata ai tempi, sul territorio, sia per le persone che le merci, è la Fi-Pi-Li. Pensate a qualche iniziativa?

«Quando si progettano le grandi infrastrutture la prospettiva di riferimento dovrebbe sempre essere di lungo periodo e non certo le esigenze del momento. Nel caso della Fi-Pi-Li non si è stati molto lungimiranti. Come Unione Industriale proveremo a spingere perché si proceda con una riflessione convinta sull’ammodernamento della superstrada, anche per motivi di sicurezza, ma soprattutto riteniamo utile potenziare la linea ferroviaria Firenze-Pisa-Livorno che necessita di maggiore qualità nel servizio e di minor tempo nel percorso».

L'inizio della sua presidenza ha coinciso con l’uscita polemica di Assoconciatori dall’Unione: come replica?

«La nostra è un’associazione tradizionalmente aperta. E’ nella dinamica delle aziende entrare ed uscire. I conciatori hanno una loro associazione di settore ed è plausibile che possano prendere una certa decisione. Peraltro alcuni sono rimasti nell’Unione, in particolare quelli di Ponte a Egola. E comunque le porte restano aperte per tutti».

In una fase di accorpamenti tra le Confindustrie locali, Pisa è rimasta fuori da queste logiche: qual è lo scenario?

«La prospettiva è quella di rimanere da soli per tutelare al meglio i nostri associati. Pisa ha un distretto industriale rilevante nel settore del terziario avanzato, ma resta anche un polo di primo piano per il metalmeccanico con nomi come Piaggio e Continental».

Da pisana, ancor prima che da imprenditrice, cosa auspica per il futuro della città che tra un anno andrà al voto per le comunali?

«Auspico investimenti nelle infrastrutture a favore dello sviluppo del territorio ed a tutela del decoro e della sicurezza della città, e quindi di conseguenza della sua immagine: la realizzazione del PisaMover è, ad esempio, un’iniziativa utile in tal senso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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