Sicurezza
Oltre la tela: la monografia di Manuela Antonucci
Una apprezzatissima recensione di dodici autori da parte dell'artista pisana
PISA. Cadono gli schemi, i tecnicismi e le analisi dei chiaroscuri quando ci si addentra nella lettura di Oltre la Tela, la monografia d’arte firmata da Manuela Antonucci, nella quale sono approfondite le percezioni colte dall’autrice tramite lo sguardo attento e “sensibile” all’opera d’arte. Uno sguardo scevro da rudimenti e pregiudizi, che coinvolge, in primis, la memoria del corpo - sensoriale - i simboli e le tracce lasciate dall’artista, le quali inizialmente, sembrano appartenere solo all’autore, ma che poi, si rivelano appartenere, talvolta anche in forma diversa, anche dell’osservatore. La monografia è patrocinata dai Comuni di Pisa e Lucca e alla presentazione - nella sala del Consiglio dei Dodici in piazza dei Cavalieri a Pisa - oltretutto molto apprezzata (erano presenti oltre 130 persone) come relatori sono intervenuti Eugenio Giani, presidente del Consiglio Regionale della Toscana e Marco Filippeschi, sindaco di Pisa, insieme ad altre autorità. Oltre la Tela è reperibile presso la libreria Blu Book di Palazzo Blu a Pisa; nei punti delle librerie Giunti dell’aeroporto di Pisa, dell’aeroporto di Firenze e di Via dei Guicciardini, 51 sempre a Firenze.
L'arte, spiega l'autrice, "è la visione dell’esperienza che l’artista proietta dentro l’opera dopo averla interiorizzata. Un concetto che passa per una fase della propria vita; quindi una verità che appartiene all’uomo, ad una ricerca che nasce dentro di sé e che diventa artistica. Nell’opera Alla ricerca del tempo perduto, Proust scrive “Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è uno strumento che l’autore offre al lettore per permettergli di scorgere quello che, senza quel libro, non avrebbe riconosciuto in se stesso”. E questo a mio parere vale per l’arte in genere. Aggiungerei anche che, quante più persone, tramite una determinata opera, riconoscono certe verità dentro se stessi, tanto più ci troviamo di fronte ad un’opera d’arte. Proprio questa visione dell’arte ha colpito il mio editore, Walter Farnesi di Lucca, che ha tenuto a realizzare questa raccolta di recensioni; senza di lui, la mia monografia non esisterebbe".
Cosa l'ha colpita di più dei dodici autori che ha recensito?
"Quanto fossimo vicini. E quanto le mie recensioni rispecchiassero la loro poetica. Ogni volta che scrivevo della produzione artistica di un autore temevo di osare troppo, di invadere uno “spazio privato”. Anche perché non ho mai intervistato nessuno di loro prima di scrivere le mie recensioni. E i riscontri ai testi che dedicavo agli artisti erano sempre sorprendenti, come chi ha detto: “hai scritto quello che neanche io sarei stato in grado di scrivere su di me e le mie opere; cioè tu mi hai spiegato quello che accade in me nell’atto del dipingere”; oppure “sei stata quella che in trent’anni di opere ha capito, più di tutti, la mia poetica”; altri semplicemente “Manuela come hai fatto? Mi chiedo come tu abbia fatto!”; oppure mi chiamano quasi tutti i giorni per ricordarmi quanto “si rispecchiassero dentro le mie recensioni”, ecc… Questo è stato ciò che mi ha colpito di più; ed è anche la scoperta più grande. La soddisfazione più grande e la più importante".
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