Il Tirreno

Pisa

Tiroide, seno, spalla: addio attese bibliche, eco e Tac in 24 ore

di Mario Neri
Tiroide, seno, spalla: addio attese bibliche, eco e Tac in 24 ore

Auop e Asl estendono la riforma del sistema di prenotazione. In un anno oltre 50mila prestazioni si faranno in tempi record

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PISA. Un’ecografia al ginocchio o alla caviglia dopo una brutta caduta sul campo da gioco, quella al seno per scongiurare lo spettro di un nodulino sospetto. Esami semplici ma per cui finora il sistema sanitario sembrava un gigantesco muro di gomma. Fino a poche settimane fa erano ormai gli unici approfondimenti diagnostici a costringere ancora i pisani alle odissee delle liste di attesa. Dal primo gennaio sono l'ultimo tassello di una rivoluzione avviata nel 2015 e con cui l'Azienda ospedaliero-universitaria e l'Asl Toscana Nord ovest riusciranno a fornire ai 340 mila abitanti della provincia più di 50mila prestazioni ogni anno in tre giorni.

Dal primo gennaio infatti si è aggiunto un altro pacchetto di esami all'Open access, il sistema messo a punto dai dg di Cisanello e dell'Aslona, Carlo Tomassini e Maria Teresa De Lauretis per dare una sforbiciata alle liste e cambiare dalla radice il meccanismo di prenotazione. Da quel giorno oltre 1.500 residenti di Pisa e provincia al mese hanno eseguito un’ecografia osteoarticolare (ginocchio, spalla, gomito, anca), un'ecografia alla tiroide o una al seno. E ognuno di loro ha dovuto attendere dalle 24 alle 72 ore dalla prenotazione. Tre giorni.

Sulla ricetta del medico curante non era indicato nessun codice di priorità, semplicemente era la prima visita. Il paniere di prestazioni si aggiunge ad un'esperienza partita nel febbraio 2015 con le visite cardiologiche seguite fra luglio e ottobre scorso dall’eco-addome (per averne uno si attendeva anche un anno e mezzo) e dalla tac al torace. «In questo modo - dice Tomassini - siamo riusciti ad offrire tempi certi e brevi per gli approfondimenti diagnostici più importanti e per cui spesso servivano mesi di attesa».

E la chiave di volta non è stata, spiega il dg, un'iniezione di risorse economiche o di personale nel sistema, ma «si è trattato solo di organizzazione - dice il dg - una vera razionalizzazione di uomini e macchine impossibile da realizzare senza la collaborazione dell'Asl e del territorio». Ma come funziona l'Open access? Negli Stati Uniti è una realtà da tempo. Pisa in Italia è quasi un’apripista, ma sta funzionando talmente bene da aver convinto l'assessore regionale Stefania Saccardi a metterlo in moto in tutta la regione.

A Pisa la sperimentazione è partita sulle visite cardiologiche per poi estendersi anche ad altri settori. «L'importante è stato capire quanto valesse il fabbisogno del territorio - spiega Tomassini - quante fossero le prime visite richieste ogni giorno dai medici di famiglia, costruendo una rete di ambulatori sul fabbisogno reale. Non è stato semplice. Abbiamo dovuto coordinare medici e ambulatori distanti con il fabbisogno sul territorio».

Perché il coordinamento con fra presìdi Asl, ambulatori aggregati di medici e il privato sociale sul territorio (Misericordia e Pubblica assistenza sono attori fondamentali della riforma) è stato cruciale. Così adesso, ogni anno, si svolgono 18mila eco-addome, 16mila eco-cuore (ma solo per i 240 mila abitanti dell’area metropolitana), 1200 Tac, 400 esami al seno e ora 12 mila ecografie di diverso tipo. Con il vecchio sistema, se ne facevano meno della metà.

Una delle inefficienze era generata dall'unire nel solito canale chi era già seguito e aveva bisogno di controlli e chi invece era alla prima volta. Per far funzionare l'Open access si sono divisi i flussi. E adesso non c’è più bisogno di codici di priorità per stabilire i tempi di attesa. Perché l’attesa è stata praticamente azzerata. E con un vantaggio ulteriore: si sono ridotti gli ingorghi nel policlinico.

 

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