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Pisa

Droga, soldi riciclati con l’acquisto di un bar

Droga, soldi riciclati con l’acquisto di un bar

Un pubblico esercizio in San Giusto tra le proprietà contestate a un albanese arrestato a Livorno

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PISA. Avevano comprato un bar nel quartiere San Giusto con i soldi guadagnati attraverso lo spaccio di droga. E preso in affitto un appartamento a Porta a Mare dove un connazionale era stato arrestato con due chili di sostanza stupefacente.

È l’accusa mossa dalla Procura livornese a una gang con a capo due fratelli albanesi: Skhelzen e Kastriot Kasa.

La polizia labronica ha scoperto una raffineria allestita in un garage vicino alla stazione a Livorno e un deposito in viale Nazario Sauro. Due basi, nel centro di Livorno, trasformata così in capitale dello spaccio di cocaina ed eroina. Droga destinata non solo nella città labronica ma anche a Pisa (zona stazione), Massa, Carrara e Prato, fino a Firenze, e persino in Emilia, in particolare Parma, dove l’organizzazione aveva un’altra sede operativa. Alla base del gruppo, secondo gli investigatori, un clan criminale italo-albanese, a conduzione familiare, gestito dai Kasa riconosciuti come leader da una capillare rete di pusher. Sono loro, secondo la polizia, ad aver inondato di droga, soprattutto eroina e cocaina, la Toscana, territorio dove avevano deciso di espandere i loro affari, usando Livorno come centro di gravità. Ma la banda è stata sgominata grazie a un’indagine serrata, condotta dalla squadra mobile livornese, guidata da Giuseppe Testaì. Martedì mattina un vasto blitz s’è svolto contemporaneamente a Livorno e a Parma: dieci ordinanze di custodia cautelare in carcere, di cui nove eseguite subito (il decimo è latitante); tre arresti in flagranza a Parma; sei indagati, con le relative perquisizioni. La conclusione di un’indagine, durata circa un anno, che ha portato al sequestro di 80 chili di roba.

Al mattino i pusher dell’organizzazione criminale, dopo il rifornimento, partivano per le consegne agli spacciatori, per lo più nordafricani. È così che la droga, confezionata a Livorno, finiva in piazza della Stazione a Pisa, dove poi veniva spacciata in dosi; oppure approdava a Prato o ancora alimentava il mercato dello spaccio a Carrara. La raffineria delle Sorgenti consentiva di contenere i costi per la preparazione: la sostanza, infatti, veniva “tagliata” più volte, spesso anche con medicinali di largo consumo o con sostanze anabolizzanti, fino a creare dosi in cui il mix di sostanze psicotrope e da taglio poteva creare danni alla salute.

Nella sola “piazza” di Livorno, come emerge dalle indagini della mobile, Skhelzen Kasa fatturava circa 50.000 euro a settimana. Entrate che gli avrebbero permesso di acquistare due appartamenti a Parma e un bar nella zona di San Giusto, riciclando così, secondo la polizia, i proventi del traffico di droga.

Lara Loreti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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