Il Tirreno

Pisa

A teatro ci vanno solo i vandali

di Donatella Lascar
A teatro ci vanno solo i vandali

Dopo l’inaugurazione nel 2010 la struttura recuperata a Calambrone è in abbandono

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CALAMBRONE. Da come sono andate le cose sembra che l'anfiteatro di Calambrone sia destinato solo all'oblio. Per la seconda volta. Il primo oblio è durato quasi cinquant’anni. Poi nel 2010 il teatro è risorto per ripiombare nel “dimenticatoio” già dal 2012.

Il restauro conservativo è costato un milione e 284mila euro di cui 786mila provenienti della Regione e gli altri dall'amministrazione comunale. Un investimento importante che non ha portato a niente. Il teatro ora è una cattedrale nel deserto su cui si cominciano a vedere nuovamente i segni dell'abbandono come testimoniano gli atti vandalici che l'hanno ferito. I vetri delle lampade a led per il risparmio energetico poste sotto le gradinate, sono in frantumi, così come sono divelte o arrugginite le mascherine che ricoprono le luci ai lati della struttura pensate per realizzare scenari luminosi innovativi.

L'anfiteatro è un opera di grande pregio architettonico degli anni trenta con 1700 metri quadrati complessivi, con un palcoscenico con quinta teatrale retrostante già scrostata in alcuni punti e imbrattata sul retro da murales e una platea di 850 posti racchiusa tra due quinte laterali. La fotografia della realtà di oggi è una quella di una "cattedrale nel deserto" che suscita solo un sentimento di desolazione.

Da una parte l'anfiteatro si trova a ridosso degli appartamenti realizzati dalla cooperativa pisana Cooper 2000 (terminati intorno al 2010 e che facevano parte di un piano integrato in cui era compreso anche il recupero del teatro). Su un altro lato è costeggiato dall'ex ospedale americano ormai ridotto un rudere al posto del quale sarebbero dovuti sorgere appartamenti, una piazzetta e una strada pedonale diretta al teatro (un progetto che rientrava nello stesso piano integrato di quello della Cooper 2000) e per finire. Sempre a ridosso della struttura si estende un area parcheggio. Il teatro è interamente circondato da una cancellata che però non l'ha salvato dagli atti vandalici. La struttura è anche priva di servizi igienici e di un punto ristoro. «L'ufficio ha già predisposto una perizia per le riparazioni, per il rifacimento della recinzione, per la pulizia e per il rimboschimento - afferma l'assessore ai lavori pubblici Andrea Serfogli - in modo da impedire ulteriori atti vandalici. Per quanto riguarda invece i servizi e il bar, l'amministrazione ha all'ordine del giorno la loro realizzazione nel momento in cui verrà trovato un gestore. Già in passato il teatro venne dato in gestione al Parco ma il bando andò deserto. In effetti il contesto non è ottimale con l'ex ospedale americano comprato da un privato che doveva trasformarlo e che invece è rimasto com’era forse a causa della crisi. Il teatro è stato recuperato perché lo volle la Soprintendenza nel momento in cui cominciarono le nuove costruzioni dato che l'area è sottoposta a vincolo paesaggistico». Che fine hanno fatto però gli annunci entusiastici e carichi di aspettative che accompagnarono l'inizio e la fine dei lavori di restauro? Il teatro venne inaugurato in pompa magna l'11 settembre del 2010 con il concerto del Carmina Burana eseguito dalla Corale Pisana, il sindaco Marco Filippeschi intervenne alla serata e salutò le settecento persone in platea. L'anno dopo però, al teatro vennero realizzati solo tre spettacoli in tutta l'estate e poi più nulla. Eppure era stato detto dall'assessore alla cultura dell'epoca, Silvia Panichi, che il teatro era una struttura necessaria al litorale dove si potevano realizzare eventi importanti. L'assessore Serfogli, che all'epoca aveva anche la delega al litorale, si augurava addirittura che questa struttura favorisse sul litorale la nascita di una piccola Versiliana con dibattiti, eventi cinematografici e concerti. Ma tutto si è fermato lì. Il teatro era nato con la colonia dei Fasci Italiani all'Estero oggi conosciuta come Regina del Mare. È un esempio del razionalismo dell'epoca ma a distanza di anni dal suo recupero, per il suo utilizzo non c'è nemmeno un progetto.

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