Il Tirreno

Pisa

Morta a 71 anni la nemica della direttiva Bolkestein

di Donatella Lascar
Morta a 71 anni la nemica della direttiva Bolkestein

Stroncata da un male incurabile Mariolina Menicucci, titolare del bagno Delfino a Tirrenia. Il figlio: «Funerale già avvenuto, disperderemo le ceneri in mare»

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TIRRENIA. Dopo una lunga malattia, sabato scorso alle cinque del pomeriggio nella sua casa a Livorno si è spenta Mariolina Menicucci, titolare del bagno Delfino a Tirrenia. Mariolina aveva settantuno anni e lascia due figli, Daniele e Serena, e i nipotini.

«Era nata sul mare - racconta Sergio Sighieri, amico di Mariolina e titolare del bagno Tirrenia -. Suo padre prima di lei aveva dedicato la vita allo stabilimento tanto da essere nominato anche presidente dell'associazione di categoria per Confcommercio. Era un’amica, una persona molto intelligente e perspicace, presente e attiva nella comunità. Da quando era venuta fuori la direttiva Bolkestein aveva raddoppiato il suo impegno. Partecipava alle manifestazioni del comitato per il salvataggio delle imprese, a quelle del movimento balneare e sulla questione scriveva spesso su Facebook in modo intelligente, come intelligenti erano anche le domande che faceva nelle occasioni in cui veniva affrontato l'argomento. La sentivo spesso per telefono e tra le altre cose parlavamo degli stabilimenti e di lavoro. Era divertente, ironica e questo traspariva anche nei post che pubblicava su Facebook quando si trovava nelle sale d'attesa degli ospedali per qualche visita legata alla sua malattia. Malattia che ha affrontato a testa alta, senza compatimento ma combattendo».

«Sì, era una combattente - afferma con convinzione e affetto il figlio Daniele - attiva su tutti i fronti. Aveva un carattere spigoloso ma sapeva farsi voler bene da tutti. Nostro nonno aveva fatto tutto per lei, per garantirle un futuro e poi lei ha fatto tutto per noi figli. Per questo, quando è venuta fuori la faccenda della Bolkestein, con il pericolo che ci venisse scippata l'attività per cui aveva lavorato una vita, una beffa dopo tanti sacrifici, si è buttata a capo fitto in questa storia. Per noi figli ha lasciato tutto sistemato perché era malata da tempo e sapeva come sarebbe finita, ma se n'è andata preoccupata per il nostro futuro. Aveva cominciato le cure palliative a casa e a tale proposito colgo l'occasione per ringraziare i medici volontari della Onlus Cure palliative di Livorno, che l'hanno sostenuta in questo percorso. Aveva un carattere riservato e per questo abbiamo già fatto il funerale e la cremazione in forma privata, così come soltanto io e mia sorella saremo presenti nel momento in cui disperderemo le sue ceneri in mare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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