Gioco
Resterà nei libri di biologia la storia del delfino che ha sfidato la natura
Oltre 70 giorni di presenza nelle acque dell’Arno. All’attrazione per centinaia di famiglie rende omaggio oggi il nostro giornale con un maxi poster patinato in regalo. Da non perdere
PISA. Chissà, forse un giorno racconterà ai suoi compagni di branco un'esperienza mai vissuta prima da un delfino. Sfogliando le pagine di un diario lungo oltre 70 giorni, narrerà anche i sorrisi e le emozioni delle migliaia di persone che per oltre due mesi hanno affollato i lungarni di Porta a Mare per ammirare le sue evoluzioni.
La storia del delfino dell'Arno, il cetaceo che lo scorso 31 dicembre ha deciso di stabilirsi nelle acque cittadine (in particolare nel tratto tra il ponte dell'Aurelia e quello della Ferrovia), “abbandonate” una settimane fa per tornare nel suo habitat naturale, continuerà a vivere nelle foto, nei video e nei racconti di centinaia di ammiratori e nel maxi poster patinato che Il Tirreno ha deciso di regalare ai lettori, in allegato al giornale di oggi, per celebrare quella presenza che ha fatto sognare un'intera città, ma che non resterà una semplice “apparizione”. Il suo lungo “soggiorno” nelle acque del fiume, favorito dallo strato salmastro che caratterizza il fondale dell'Arno e dall'abbondanza di cibo, è stata monitorato quotidianamente da decine di ricercatori ed esperti. Analisi, cronometraggi degli spostamenti e dei tempi di respirazione e centinaia tra foto e video andranno a comporre una pubblicazione scientifica che il prossimo giugno verrà presentata durante il convegno internazionale di biologia marina di Roma dai ricercatori del Cetus, il centro viareggino che monitora il branco di circa 250 mammiferi marini che popola la zona marina tra l'Arno e la Versilia, da dove probabilmente il tursiope “pisano” si è allontanato. Gli stessi ricercatori che quasi sobbalzarono dalla sedia quando nel pomeriggio dello scorso 31 dicembre squillò il telefono del centro. «C'è un delfino nell'Arno», la segnalazione che innescò la macchina dei soccorsi.
Vano è però stato il tentativo di riaccompagnarlo verso l'acqua salata. L'obiettivo del tursiope adulto di circa vent'anni era quello di sfidare la natura e le sue leggi. Le stesse che è riuscito a sovvertire resistendo per oltre due mesi in un ambiente quasi totalmente sconosciuto ai delfini, resistendo anche alle piene e ai tronchi, rami e al materiale trasportato dalle acque dell'Arno. Quelli che al delfino hanno provocato numerose ferite ed escoriazioni, successivamente infettatesi anche a causa dell'inquinamento del fiume, che hanno allarmato e non poco esperti e veterinari. Al punto da prevedere una maxi operazione per accompagnare il tursiope nel suo habitat naturale. Il mammifero marino è riuscito però a stupire nuovamente tutti. Anticipando di fatto la task-force che avrebbe dovuto spingerlo verso il mare con l'ausilio di una decina di imbarcazioni a motore (alternativa ai dispositivi sonori normalmente utilizzati dai pescatori per tenere lontani i delfini dalle reti che sul cetaceo dell'Arno non hanno prodotto gli effetti sperati). Da oltre una settimana, nonostante varie segnalazioni di possibili avvistamenti, di quella pinna argentata manca ogni traccia. Secondo gli esperti, il delfino ribelle ha fatto ritorno in mare.
Danilo Renzullo
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