Il Tirreno

Pisa

Logli colpevole tra bugie e falsi alibi

di Pietro Barghigiani
Logli colpevole tra bugie e falsi alibi

Per il giudice sono credibili i testi Gozi e Piampiani. «L’imputato protagonista di una galassia di menzogne»

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PISA. Testi credibili, fantasiose le ipotesi alternative all’omicidio. E poi lui, l’imputato, «costruttore di falsi alibi, protagonista di una galassia di menzogne che non risparmiavano nessuno».

In 134 pagine il giudice Elsa Iadaresta spiega perché Antonio Logli è colpevole (condanna il 21 dicembre a 20 anni in abbreviato) dell’omicidio della moglie Roberta Ragusa che oggi avrebbe compiuto 50 anni. Lo fa con una disamina dettagliata che parte dal primo giorno, quello delle ricerche e della “resistenza” di Logli a divulgare la foto della moglie e a non farsi trovare con la sua auto a casa all’arrivo dei cani molecolari, alla ricostruzione della lite con la moglie conclusa con il delitto e la distruzione del cadavere.

Gozi e Piampiani credibili. Loris Gozi e Silvana Piampiani, da prospettive diverse, sono i due testi che sostengono di aver visto Logli in via Gigli tra le 00,20 e le 1,30 del 14 gennaio 2012. Un orario in cui Antonio ha sempre sostenuto di trovarsi a letto.

«I due testi (Gozi - Piampiani) hanno assistito al medesimo fatto, inconsapevoli della loro reciproca presenza – scrive il giudice –. L'uomo con il "canino", che la Piampiani scorse durante il suo passaggio a bordo del motorino, a ridosso dell'incrocio tra via Gigli e la stradina che conduce a casa del Gozi, altri non era che questi con il suo bastardino, mentre si accingeva ad affacciarsi su via Gigli. I due, in buona sostanza, assistettero all'episodio della lite avvenuto in via Gigli, che costituisce il preambolo della tragedia che si consumò la notte fra il 13 ed il 14 gennaio 2012, da visuali diverse ma convergenti».

La simulazione. Altro tassello, oltre a quello dei graffi sul viso che Logli giustifica in due modi diversi ai carabinieri e alla domestica, è quello della simulazione. In auto Antonio riproduce l’avvistamento sostenuto da Gozi. Solo che pubblicamente la notizia era uscita indicando via Dini. Lui lo fa in via Gigli.

«Come faceva Logli a sapere di essere stato visto in una macchina a luci spente? – afferma la dottoressa Iadaresta – E perché le prove le effettuò in via Gigli e non in via Dini? È evidente che, nel commentare tale notizia con Manuel Ruggeri, Logli dette prova di conoscere circostanze ancora non trapelate sui media, e di cui solo il Gozi, e la Gombi, la Piampiani, gli investigatori e la persona avvistata quella notte, e cioè l'imputato stesso potevano essere a conoscenza».

«Logli bugiardo». Il comportamento dell’elettricista della Geste, anche mostrato in interviste televisive (una è stata fatta acquisire agli atti dall’associazione Penelope grazie all’avvocato Nicodemo Gentile) che con il senno di poi hanno avuto un effetto boomerang, viene marchiato a fuoco dal giudice: «Logli è un bugiardo ed ha reiteratamente e pervicacemente tentato di mistificare la realtà fornendo, in più occasioni, una versione degli accadimenti non corrispondente al vero e spesso smentita dagli esiti investigativi. Ha mentito sulle modalità con le quali si era procurato i graffi sulla tempia, sullo zigomo sinistro e sulla mano sinistra: tutte lesioni compatibili con una colluttazione. Ha insistito nel prospettare un allontanamento della moglie in un momento di scarsa lucidità mentale della donna per le conseguenze del trauma subito, quando invece segni fisici e psichici di tale presunto trauma non furono colti da nessuno di coloro che ebbero a che fare con la donna prima della scomparsa. Ha rimproverato Sara di non aver mai raccontato le bugie giuste». E poi ci sono le mail cancellato e i telefoni buttati nei cassonetti.

Lite e omicidio. L’effetto scatenante è la scoperta della telefonata tra Sara Calzolaio e Logli. Alle 00.18 di sabato 14 gennaio. Appena 28 secondi «quasi come se fosse intervenuto un elemento esterno a determinare la brusca interruzione. Probabilmente la vittima dall’ascolto delle telefonate scoprì non solo l’esistenza di un’amante, ma anche la sua identità, oppur ebbe conferma di precedenti sospetti». Roberta tradita due volte, dal marito e dall’amica. «Facile immaginare la reazione esplosiva nei confronti del coniuge di una donna ferita e da tempo mortificata nel suo ruolo di donna e compagna – chiariscono le motivazioni –. La lite che scoppiò tra i due fu così repentina e accesa che la vittima si vide costretta a fuggire in strada (in pigiama, ndr) perché percepì di essere in pericolo». Segue aggressione, difesa con le unghie della donna - ecco spiegati i graffi - e l’omicidio. Non si sa se in casa o nel vialetto poi pulito da Antonio con una teste che lo conferma. «Certamente il Logli, profondo conoscitore del territorio, con tutta la notte a disposizione, non ha avuto troppe difficoltà a occultare il corpo o a distruggerlo». È la sentenza di primo grado in attesa di quella di appello tra fine anno e primi 2018.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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