Il Tirreno

Pisa

Inchiesta sul “ponte di nessuno”

di Mario Neri
Inchiesta sul “ponte di nessuno”

La Procura prende contatti con la Provincia. «Noi pronti a collaborare»

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SAN GIULIANO TERME. Non sarebbe dei Comuni, che eppure da anni provano a fiutarne le tracce scartabellando negli archivi di mezza regione. Non è del Demanio statale né di Anas o tantomeno del Genio civile. Non della Regione. E nemmeno della Provincia, sebbene dal 2005 conservi in archivio un progetto per demolirlo. Eppure per chiarire di chi sia la competenza sul ponte di Ripafratta anche la Procura ieri si è attivata per prendere contatti con gli uffici dell’ente che il governo Renzi avrebbe voluto abolire. Quel parapetto di pioli di cemento e tondini arrugginiti travolto dalla Passat nella notte fra sabato e domenica potrebbe aver giocato un ruolo determinante nella tragedia. Ci sono almeno due interrogativi infatti alla base dell’inchiesta. Chi è il proprietario dell’infrastruttura? L’auto dei tre giovani romeni sarebbe volata comunque nel Serchio se in questi anni qualcuno avesse provveduto a metterla in sicurezza? Dove si è inceppato il percorso verso l’abbattimento?

Genesi e paternità di quello che oggi appare come una specie di reperto di archeologia ingegneristica sembrano essersi perse in decenni di incuria; di rimpallo in rimpallo, di timbro in timbro sarebbe sparito dai database il proprietario (o il responsabile diretto) di un’opera costruita nel dopoguerra e che i sindaci Massimiliano Angori e Sergio Di Maio sono convinti non appartenga né a Vecchiano né a San Giuliano.

«Da due anni sto cercando di capire di chi sia - ripete Di Maio - Abbiamo chiesto alla Provincia e questa ci ha fatto sapere di non esserne competente. Abbiamo chiesto alla prefettura, al Genio civile, ma niente. Eppure in questi anni gli unici a prendersi la briga di fare manutenzione sono stati proprio i Comuni. Lo abbiamo fatto superando qualsiasi briglia burocratica, perfino col rischio di vederci contestare le spese dalla Corte dei conti». Qualche anno fa fu Vecchiano a riposizionare i sampietrini e a rinforzare con una griglia metallica un tratto di balaustra pericolante. E quindici giorni fa il primo cittadino di San Giuliano ha chiesto un preventivo per riasfaltarlo e ad un esperto in ricerche catastali di scoprire a chi appartenga. «Siamo al ridicolo - sbotta Di Maio - questa è davvero una barzelletta italiana. Possibile esista un ponte di nessuno?».

A guardare la carta geografica, Di Maio e Angori non hanno dubbi: quella lingua di asfalto sul fiume mette in collegamento la provinciale che da Filettole conduce a Ripafratta con la statale 12 dell’Abetone, declassata a strada regionale. «Stiamo collaborando alle indagini - dicono dalla Provincia- per ora non possiamo dare informazioni». Anche se proprio gli ultimi metri percorsi ad alta velocità da Marius Nicolae, Crstian Mircea e Lucian Cristea corrono su via di Ripafratta, una strada comunale all’interno dei confini di Vecchiano. «Ricordo bene lo studio di fattibilità per la demolizione del ponte - dice l’ingegner Giovanni Bracci, ex dirigente della Provincia oggi al consorzio di bonifica del Basso Valdarno - E sono sicuro: non è di proprietà della Provincia. Secondo le previsioni dell’Autorità di bacino, in caso di piena, quel ponte potrebbe causare una strozzatura. Ipotizzammo di sostituirlo con il vecchio ponte dell’autostrada più a monte, ma la demolizione non è mai avvenuta. Sarebbero serviti 3,6 milioni ma non furono mai trovati. Già all’epoca si aprì un dibattito sulla proprietà ma risultò quasi evidente fosse un ponte comunale».

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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