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Condannati gli otto tifosi ma non ci fu un agguato
Il Tribunale dimezza le richieste del pm ed esclude l’aggravante della premeditazione Riconosciuti i risarcimenti ai poliziotti feriti. Le difese: in appello assoluzione piena
PISA. Le condanne ci sono state. L’agguato no. Nessuna premeditazione negli scontri del pre-partita di Pisa-Brescia il 17 settembre nelle vie di accesso allo stadio Castellani di Empoli.
Ieri pomeriggio il giudice Sabina Gallini ha condannato tutti e otto gli imputati che quel giorno vennero arrestati dalla polizia con accuse che vanno dalla resistenza e violenza a pubblico ufficiale a lesioni personali, danneggiamento e travisamento e possesso e lancio di strumenti atti a offendere.
Pene di un anno e di un anno e 2 mesi per i pisani Leonardo Pesci, 19 anni; Simone Grigatti, 26 anni; Federico Pasquini, 28 anni; Dario Gemignani, 30 anni, di Lajatico; Andrea e Alessandro Contatore, 28 e 25 anni; Claudio Celandroni, 26 anni, di San Giuliano Terme, e Davide Conti, 27, di Cascina.
Quella di aver preparato l’assalto ai pullman del Brescia era una contestazione che la tifoseria nerazzurra aveva sempre respinto con sdegno. In aula la ricostruzione dei difensori degli imputati (Giulia Padovani per tutti e Andrea Di Giuliomaria per una posizione) ha smontato un capo di imputazione che, se accolto, avrebbe impresso un incremento sostanziale alle pene inflitte in abbreviato (sconto di un terzo) che hanno dimezzato le richieste del pm. Da un anno a un anno e due mesi il verdetto pronunciato intorno alle 16 nell’aula del Palazzo di Giustizia di Novoli. Il giudice ha anche disposto il pagamento di una provvisionale (anticipo sul risarcimento) a favore delle parti tre civili, i poliziotti, di 5mila euro (3mila, e due da mille) .
«È un primo passo verso la verità - dichiarano gli avvocati Padovani e Di Giuliomaria –. Il fatto è stato fortemente ridimensionato e le richieste di pena dimezzate, oltretutto senza distinzioni tra le varie posizioni. Faremo appello per ottenere l'assoluzione piena di cui siamo fermamente convinti».
In parallelo al procedimento penale è ancora aperto il fronte per una novantina di tifosi destinatari di Daspo firmati dal questore di Firenze Alberto Intini. Una quindicina sono già stati archiviati. Una valutazione dettagliata di ruoli e comportamenti sta selezionando le responsabilità di chi venne incluso nel maxi elenco di “daspati”. Per la tifoseria nerazzurra la trasferta empolese, degenerata negli scontri in strada prima della gara, è diventata una macchia verso la quale tutti si sono sentiti in dovere di reagire. «Ma quale agguato, la responsabilità è di chi ha organizzato l’ordine pubblico facendo passare dalla stessa strada i tifosi pisani e quelli del Brescia» è sempre stata la tesi di chi ha respinto fin da subito l’immagine dell’ultras che parte da casa con mazze e passamontagna in attesa del nemico da aggredire.
Un incontro fortuito, evitabile se i bresciani fossero stati fatti passare da un’altra parte, e il parapiglia viene ripreso dalle telecamere della polizia. Di contro la questura aveva diffuso i video con gli assalti ai poliziotti con aste e bastoni.
Secondo il pm, e l’avvocato delle parti civili, fu un "agguato" pre-organizzato con relativa "guerriglia urbana" sottolineando che i pisani, una volta sedata la rissa coi bresciani grazie all'intervento delle forze dell'ordine, rivolsero il loro attacco proprio contro gli stessi agenti, un'"aggressione immotivata".
Opposta la tesi dei difensori con l’avvocato Padovani nel denunciare che, conclusa la rissa coi bresciani, due tifosi del Pisa furono spintonati da un agente mentre ripiegavano con gli altri verso il gruppo maggiore (in tutto furono fermati e denunciati 92 pisan) e uno dei due reagì, innescandosi così lo scontro con la polizia. Sull’inesistenza dell’agguato giudice ha creduto agli imputati.
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