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Pisa

Le case popolari sono l’emergenza di Sant’Ermete

Le case popolari sono l’emergenza di Sant’Ermete

Incontro molto vivace di “Caffè Tirreno” al bar Eden I residenti preoccupati per l’aumento dei furti

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PISA. «Siamo stanchi di essere presi in giro. Basta promettere che i soldi per i nuovi alloggi popolari ci sono. Vogliamo la verità». Gli abitanti delle case popolari di Sant’Ermete sono furiosi. La demolizione degli edifici che si affacciano su via Emilia si è conclusa da tempo ed i lavori di costruzione dei nuovi palazzi, previsti dal piano del Comune, non sono ancora iniziati. Il progetto di riqualificazione del quartiere è, di fatto, fermo. L’area dove dovrebbero sorgere le nuove costruzioni è transennata e sui new jersey di cemento campeggia la scritta: “Comune, dove sono i quattrini per le case nuove?”. L’incontro di “Caffè Tirreno” di ieri, al bar Eden di via Emilia, ha rispettato le previsioni. L’appuntamento con i residenti di Sant’Ermete non poteva non ruotare attorno al tema delle case popolari, dove abitano circa 450 persone sulle 1.800 totali nel quartiere. Il resto della zona si estende verso Ospedaletto, lungo l’Emilia, dove ci sono residenze di pregio. Il problema della sicurezza e dei furti è l’altro problema più avvertito dai cittadini.

«Viviamo in case fatiscenti, con muri marci e soffitti che si sbriciolano. Risalgono al 1947 e non è salutare viverci. Sarà un caso, ma da quando vivo qui ho cominciato ad avere problemi di salute - dice Maria Olimpia Straccia, pensionata 75enne, ex custode dell’istituto Arcivescovile Santa Caterina -. Vogliamo risposte dall’amministrazione comunale, non balle. Hanno buttato giù i primi palazzi, rimosso le macerie. Poi più nulla». Straccia ci apre le porte di casa sua e ci mostra la sua cantina. «C’è un’umidità pazzesca, l’intonaco si stacca continuamente», afferma.

«L’ambiente è malsano. I tubi sono vecchi e di amianto. E le piccole manutenzioni e disinfestazioni sono a carico nostro», dice Alessandro Angelucci. Secondo gli abitanti, la raccolta dei rifiuti non funziona e ha aumentato il numero di roditori nella zona. Camminando per via Sirtori non si fatica a trovare cumoli di spazzatura a ridosso delle case: molti i sacchetti aperti, un paradiso per animali randagi e topi. «C’è anche chi non rispetta le regole della raccolta porta a porta e butta l’immondizia nei cestini pubblici. Impossibile sedersi sulle panchine al parco, specialmente nei mesi caldi: puzzo insopportabile e ratti grandi come gatti che banchettano - aggiunge Anisa Dumani, con in braccio il suo bambino -. Sono diverse le famiglie che vivono in queste case e hanno figli piccoli. Evitiamo di farli giocare fuori in strada perché è anti-igienico». Il comitato “Spazio popolare Sant’Ermete” si batte da anni affinché sia restituita dignità al quartiere. Sabato 18 è in programma l’inaugurazione del People Mover e sono previsti presidi di protesta. «Finora i soldi pubblici sono stati spesi nella città-vetrina, alla Sesta Porta e nel centro storico. Le periferie sono come sempre dimenticate. Siamo sommersi dal degrado. L’Usl ha certificato che questi vecchi stabili non sono a norma - dice ancora Dumani -, sono inagibili. Per quanto tempo dovremo continuare a vivere qui?».

La 83enne Leontina Taddei, che vive nelle case popolari dal 1958, conferma: «È vero, sono abitazioni vecchie e tenute male. Io ho sempre pagato regolarmente. Gli scantinati fanno letteralmente pena e c’è troppa sporcizia a giro».

Anche a Sant’Ermete emerge il tema della sicurezza. Ombretta Melai ricorda l’intenzione del Comune di installare le telecamere di sicurezza: «Servirebbero di sicuro. I furti qui sono molto frequenti: il nostro bar ne ha subiti almeno quattro nel giro di poco tempo, mentre la tabaccheria qui accanto è stata rapinata sette volte. Gestiamo il bar dal 1973: sicuramente molte cose sono peggiorate». Sant’Ermete «è un quartiere isolato, dove anche le attività commerciali fanno fatica a sopravvivere - spiega Alessio Lucatti -. Alla viabilità che lascia molto a desiderare e ai servizi pubblici insufficienti si aggiunge una scarsa sicurezza che spesso costringe i residenti a rimanere a casa. I controlli da parte delle forze dell’ordine sono pochi mentre crescono i fenomeni di microcriminalità e quelli legati allo spaccio». Lucatti con la famiglia gestisce il bar Eden. Una volta ricorda di aver inseguito personalmente un ladro. Dopo i furti subiti ha deciso di mettere un innovativo sistema d’allarme nebbiogeno. Al tentativo di intrusione sparge una coltre fittissima di nebbia artificiale atossica che impedisce la visibilità. A “Caffè Tirreno” di ieri c’era anche Maurizio Anelli, direttore vendite centro Italia per una ditta (Teknofog di Brescia) che installa proprio di questo tipo di impianti, come al bar Eden. «I furti sono in aumento del 30% annuo, la gente ha paura. Questo sistema interviene subito al momento dell’intrusione. Anche realtà come queste, caratterizzate dalla presenza di case popolari, non sono immuni dai tentativi di furto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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