Il Tirreno

Pisa

Pd, boom di tessere «Ma è impossibile verificarne la validità»

di Mario Neri
Pd, boom di tessere «Ma è impossibile verificarne la validità»

Aumentano dell’11,7% in provincia, più di mille nuovi iscritti Segreteria: accordo sul renziano Sonetti, ma i ribelli la blindano

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PISA. «Non si vedevano balzi così dai tempi di Belinguer», sogghigna un veterano. La voglia di partito avrebbe subìto un’impennata proprio negli ultimi giorni di febbraio, a un pelo dalla deadline, con i Dem ancora storditi da fughe e faide post-scissione in tutta Italia e a Pisa appena diventati orfani di un “padre” politico come Paolo Fontanelli.

Niente. Né scazzi né scandali sembrano aver scalfito la passione dei “compagni”. Anzi. Proprio nel periodo più nero della storia del Pd renziano, con i sondaggi in picchiata e la base scossa da continui terremoti dal referendum in poi (inchieste sul Giglio Magico comprese), il tesseramento in via Fratti registra un boom. Sì, esatto. Dai 4.527 iscritti del 2015, il partito provinciale il 28 febbraio ha chiuso la campagna di reclutamento a quota 5.059 tessere, un saldo positivo dell’11,7%, merito soprattutto di 1.074 nuovi iscritti e 314 “recuperati”, cioè delusi che due anni fa avevano lasciato la tessera e adesso sono rientrati. Miracoli del porta a porta lanciato dai dirigenti renziani o di “compagni” cooptati a “loro insaputa”? Difficile dirlo. Nel senso che nessuno ha avuto il tempo di accertarlo. Per questo mercoledì, in via Fratti, tre membri su nove della commissione incaricata di certificare i numeri in vista dell’apertura dei congressi nei circoli si sono astenuti, e per questo la relazione inviata alla direzione regionale e al Nazareno è stata approvata con riserva. Anzi, più riserve. Una, «la mancata possibilità di verifica effettiva degli iscritti» a causa della «ristrettezza dei tempi»; l’altra, collegata alle «anomalie» riscontrate per il «numero elevato di nuove iscrizioni su alcune sezioni». Sì, perché il salto c’è stato soprattutto a Pisa (in particolare nel circolo di Marina), San Miniato e Santa Croce, «concentrato negli ultimi giorni di febbraio». Tutti fortini renziani. Anzi, mazzeiani, mugugnano fra i TtR (i Tutti tranne Renzi), lo schieramento nato con la contro-Leopolda di qualche settimana fa dove si riunì tutto il fronte della dissidenza Democrat, dai militanti della Sinistra Dem ai lettiani, dai rossiani ai diversamente renziani. Del resto neppure Antonio Mazzeo lo nasconde, anzi rivendica i dati con orgoglio. «Almeno 7-800 dei nuovi sono nostri - ha confidato ai fedelissimi - Abbiamo fatto un gran lavoro, ma soprattutto si sono avvicinati moltissimi giovani, in particolare a ridosso del referendum». Insomma, un boom utile non tanto alle primarie ma all’immagine di un partito che reagisce. Anche se il vicesegretario regionale ha messo in guardia i suoi. «Non dimentichiamoci che nel 2013, solo a Pisa, avevamo 2.000 iscritti, in città ne mancano ancora all’appello 500». E l’’aumento, poi, sarebbe in linea con quello regionale e nazionale. Ma proprio l’impossibilità di poter fare telefonate a campione per scongiurare tessere fantasma, ha convinto a sospendere il giudizio anche Giancarlo Lunardi. L’ex sindaco di Vecchianograd mercoledì è diventato presidente dell’organo di garanzia e ha inaugurato il suo nuovo incarico da scettico. «Non ho dubbi sulla regolarità, ma chi si è astenuto, come me, lo ha fatto per l’impossibilità di fare verifiche accurate». Ma se sul tesseramento resta un punto interrogativo, il Pd sembra aver chiuso la partita per la segreteria provinciale, rimasta senza guida dopo le dimissioni di Alessio Lari.

Dopo settimane di negoziati falliti, divisioni fra i “ribelli” della minoranza, accelerazioni e frenate nella maggioranza, ieri renziani e minoranza sono giunti ad un accordo. Sarà Massimiliano Sonetti l’unico candidato in vista dell’assemblea provinciale di lunedì. Anche i TtR (esclusi i civatiani) dovrebbero convergere sull’ex vicesindaco di Pontedera. Sarà lui a traghettare il partito per i prossimi sei mesi in attesa di eleggere un timoniere al congresso provinciale, dove appunto potrebbe pesare la campagna del tesseramento. Ma i renziani pagano un prezzo politico. Le deleghe strategiche della nuova segreteria (organizzazione, tesoreria, enti locali e vicesegreteria) andranno a rossiani, fontanelliani, lettiani. In sostanza a Dem che somigliano sempre di più ad “infiltrati”, anche se formalmente rimasti nel segno di Orlando. Tant’è che il tesseramento sarà pure andato alla grande, ma nel frattempo sono stati 314 quelli che hanno riconsegnato la tessera e 620 quelli che non l’hanno rinnovata. Effetto scissione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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