La manifestazione
abbraccio a LUCIA
PISA. «Troppo spesso la violenza di genere è carica di stereotipi e si finisce per addossare la colpa dell'accaduto sulla donna: ciò è irrispettoso oltre che inutile nell'individuazione delle...
PISA. «Troppo spesso la violenza di genere è carica di stereotipi e si finisce per addossare la colpa dell'accaduto sulla donna: ciò è irrispettoso oltre che inutile nell'individuazione delle responsabilità. Non è detto che la vittima sia debole e fragile, anzi, credo sia il contrario».
Lucia Annibali, avvocatessa quarantenne e consigliera giuridica della sottosegretaria alla presidenza del consiglio dei ministri, è sopravvissuta al feroce attacco subito nell'aprile 2013: due albanesi le gettarono acido solforico in viso, sul pianerottolo di casa, provocandole profonde ustioni di terzo grado al volto e alla mano destra. La Cassazione ha confermato la condanna a vent'anni di galera per l'ex fidanzato Luca Varani, colpevole di aver assoldato i due per sfregiarla. Dopo numerose operazioni chirurgiche e un lungo percorso interiore di elaborazione di quel tragico episodio, oggi Annibali fa parte della squadra ministeriale che lavora al nuovo piano nazionale antiviolenza. Si occupa di violenza di genere al dipartimento delle pari opportunità e ieri pomeriggio ha raccontato la sua esperienza, in occasione dell'incontro pubblico organizzato dalla Scuola Normale Superiore, presentata dal direttore, Vincenzo Barone. «L'attuale piano antiviolenza straordinario scadrà a luglio - ha spiegato Annibali -. Tre gruppi di lavoro tematici stanno lavorando in vista della scrittura del nuovo piano. Tutti i contributi confluiranno in un unico testo, che si tradurrà nel sostegno alle donne vittime di violenza, fin dall'accesso al pronto soccorso».
Tra il folto pubblico presente all'incontro (c’era anche il prefetto Attilio Visconti, stesso incarico a Pesaro nell’aprile 2013), tanti i ringraziamenti ad Annibali per la sua testimonianza e anche una sollecitazione a portare a termine un lavoro così importante. Ad un'operatrice del codice rosa di Pisa che ha sottolineato la scarsità dei fondi, Annibali ha risposto che i gruppi di lavoro «stanno cercando di superare il problema del reperimento delle risorse». Per quanto riguarda la tragica esperienza vissuta, Annibali ha affermato: «Custodisco il ricordo e l'esperienza del dolore e della sofferenza e ne riconosco il valore, per me stessa e affinché anche gli altri riconoscano lo stesso significato». Dopo l'aggressione l'avvocatessa era completamente cieca da entrambi gli occhi. «Ho vissuto un tempo indefinito in ospedale, in una situazione di incertezza. Ho dovuto escogitare i modi per mangiare, lavarmi i denti da sola; per muovermi nella mia stanza di ospedale da persona non vedente - dice Annibali -. Tutto questo mi ha dato un grande senso di forza e coraggio nell'affrontare i problemi della vita. Durante i mesi in ospedale ho dimostrato a me stessa le mie capacità».
Sharon Braithwaite
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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