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Pisa

L’occupazione dopo la protesta

L’occupazione dopo la protesta

“Riaperto” l’ex centro di via Garibaldi: «Servirà per ridare dignità alle donne»

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PISA. Ospiterà donne in difficoltà. Sfrattate, in emergenza abitativa, migranti o semplicemente donne con figli che non possono permettersi una casa del libero mercato. L'obiettivo dell'"Assemblea delle donne in lotta" (un comitato che riunisce varie sigle e associazioni), che mercoledì sera al termine del grande corteo organizzato in occasione della giornata internazionale della donna ha occupato l'ex centro di prima accoglienza di via Garibaldi, è di trasformare la struttura di proprietà comunale in uno spazio collettivo dove «ridefinire le vite e per difendere e riconquistare la dignità delle donne». Per farlo, hanno organizzato una due giorni (oggi e domani) di pulizie collettive con l'obiettivo di riportare in una condizione dignitosa quell'immobile, limitrofo alla sede dell'Asl e confinante con l'istituto alberghiero, finito nella morsa dell'abbandono e del degrado, dal quale è nata quella una "casa di accoglienza per donne" che le occupanti hanno dedicato alle combattenti curde ribattezzandola "Mala servanen jin", la casa delle donne combattenti.

«La giornata dell'8 marzo è stata un importante momento per condividere la volontà che abbiamo di riscattarci, di poter vivere felici e libere, di decidere delle nostre vite e di rispedire la nostra sofferenza ai responsabili - sottolineano le occupanti -. Con questo spirito abbiamo riaperto questo spazio: un ex centro di prima accoglienza per migranti di proprietà comunale abbandonato da anni. Mentre il punto di accoglienza è stato spostato in un altro immobile in affitto, questo stabile è rimasto chiuso e lasciato marcire». In via Garibaldi 192, il tempo sembra essersi fermato. Alle ultime intrusioni, che hanno trasformato la struttura costruita con i fondi della cosiddetta legge Martelli, in una potenziale bomba ecologica. I due piani che formano l'immobile, chiuso dal settembre 2013 e successivamente abitato abusivamente, sono invasi da rifiuti, vecchi mobili e carcasse di biciclette. Una delle decine di stanze che formano l'immobile è invasa da scatole di medicinali. In parte scaduti e in parte assunti. La cucina e i bagni resi inutilizzabili dalla gran quantità di rifiuti che li popolano, il prato del piccolo giardino antistante la palazzina ricoperta da spazzatura. Alle cabine elettriche è rimasto attaccato un vecchio telefono. Coperte, materassi e resti di fugaci pasti sono la testimonianza di uno squallore trasformato in una sistemazione di fortuna per bisognosi che non hanno trovato risposte se non quelle di una temporanea occupazione di uno spazio nato per accogliere e finito sbarrato da catene e inferriate a causa di criticità strutturali mai risolte.

«È l'ennesimo scandalo pubblico, l'ennesimo spreco di un immobile in grado di dare risposte ad un'emergenza, quella abitativa, che rende le donne ancora più fragili». A loro, le occupanti proveranno a tendere la mano riqualificando quella struttura in grado di ospitare 25 persone, ma anche a chi in quel luogo entrerà per raccontare i propri problemi o combattere la solitudine. «L'obiettivo - proseguono le occupanti - è di organizzare uno sportello per i diritti delle donne», anche per concretizzare le rivendicazione che hanno attraversato la città in occasione della giornata internazionale delle donne. «L'8 marzo - aggiunge l'Assemblea delle donne in lotta - non è finito. Anzi, sarà tutti i giorni». A partire da domenica, quando le occupanti hanno promosso una prima assemblea pubblica nello spazio di via Garibaldi "riaperto" per organizzare gli spazi e le iniziative che animeranno la struttura. «Sarà un punto di riferimento per le donne e per i loro problemi», concludono le occupanti lanciando un appello alla partecipazione «a chi ha mezzi e risorse per ristabilire l'abitabilità dell'immobile».

Danilo Renzullo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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