Sicurezza
Pisa, l'Arena come il do Dragao: ecco il nuovo stadio nei progetti di Corrado
Il presidente Giuseppe Corrado, ospite al Tirreno nel filo diretto con i lettori, illustra come sarà la rinnovata casa del Pisa
PISA. Lo stadio di Oporto è il famoso Dragao, quello di Gelsenkirchen (in Germania, dove gioca lo Schalke 04) è la bellissima Veltins Arena (nome dato dalla birra che è il business dello sponsor). Nei progetti del Pisa, l’Arena nostrana rimessa a nuovo assomiglierà proprio a questi due stadi. Con la bellissima novità, per i tifosi, che curva, gradinata e tribuna saranno attaccate al terreno di gioco nel classico modello degli Stand inglesi. Dentro lo stadio il Museo del Pisa e attività commerciali, il tutto in una superficie meno ingombrante di quella attuale e con ricadute migliorative sulla viabilità del quartiere, oltre a qualche centinaio di posti di lavoro per i cantieri da affidare totalmente a ditte locali.
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Di tutto questo abbiamo parlato con il presidente del Pisa Giuseppe Corrado, che nella nostra redazione ha risposto in diretta alle telefonate ed email dei lettori. Fra questi, Gabriele Giachetti via mail domanda se ci potrebbero essere delle resistenze da parte dei residenti al progetto di delocalizzazione della nuova Arena Garibaldi?
«Abbiamo fatto ieri un'altra riunione tecnica sul restyling dell'Arena, - risponde Corrado. - Non sono previste delocalizzazioni a meno che qualcuno non sia interessato a soluzioni alternative. Ai primi di aprile avremo un quadro più definito. Abbiamo preso come riferimento realtà internazionali come ad esempio Oporto, con stadi nel centro storico. Quello che ha stupito le istituzioni è il fatto che l'area urbana vicina allo stadio trarrà ampi benefici. Migliorerà la viabilità e la situazione in termini estetici, anziché una cariatide si avrà uno stadio che si restringe e si avvicina alla curva che sarà vicina al campo offrendo più spazi e anche chi abita in quella zona ne trarrà beneficio. Si alza un po’ lo stadio e ci sarà la possibilità per allestire attività all'interno come ad esempio quella del museo. Le attività commerciali esterne non saranno più frustrate dai cancelli di blocco ma faranno parte di un percorso virtuoso. Ad esempio chi possiede un bar, se vuole, potrà diventare affiliato della società».
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Tra la società e l'amministrazione si è creato un buon feeling?
«Il rapporto con il Comune è ottimo. Stiamo lavorando collettivamente al progetto dello stadio e vagliamo tutte le alternative».
I cantieri per ristrutturare lo stadio porterebbero posti di lavoro?
«Non ho ancora un’idea precisa quanta gente possa essere impegnata, probabilmente diverse centinaia. Tutto sarebbe dato in appalto alle imprese locali. Dall'ingegneria all'edilizia, agli elettricisti, agli idraulici. Sicuramente anche per il dopo si potrebbero creare prospettive importanti».
Dall’inizio dei lavori, una volta avuto il via libera, in quanto tempo sarebbe pronta la nuova Arena?
«La legge che parla della ristrutturazione di impianti già esistenti favorisce un'accelerazione. Per le autorizzazioni ci vorrebbero due mesi senza dover passare dalla Regione e quindi a luglio si potrebbe partire con i lavori, che saranno fatti a moduli come un po' in tutti gli stadi ristrutturati di recente. Dobbiamo cercare di privilegiare i tifosi in modo che quando giochiamo con lo stadio cantiere non perdiamo ulteriore capienza mantenendo almeno quella attuale. Ci vuole una struttura d'intervento che faccia tutto nel minor tempo possibile, ma puntiamo su professionisti validi. Si può ipotizzare che per la metà del 2019 lo stadio sia pronto e diventi operativo dalla stagione 2019-20. A Udine dopo due anni di lavori lo stadio era pronto».
La nuova Arena quanti spettatori potrà contenere?
«Puntiamo ad arrivare a 18mila posti. In linea con quello che succede in tutta Europa, stadi piccoli ed efficienti. Il rendering non l'abbiamo ancora ma ci ispiriamo alla Veltins Arena e allo stadio di Oporto».
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