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la sentenza

Pentiti di mafia e rapinatori 7 anni al “palo” della banda

PISA. Anche in appello sosterrà di essersi trovato lì a sua insaputa. Non sapeva che il compagno di sua nipote, pentito di mafia come lui, avesse appena messo a segno una rapina, tantomeno si è...

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PISA. Anche in appello sosterrà di essersi trovato lì a sua insaputa. Non sapeva che il compagno di sua nipote, pentito di mafia come lui, avesse appena messo a segno una rapina, tantomeno si è chiesto da dove provenisse quella Fiat Uno abbandonata con un complice in fretta e furia sotto un cavalcavia della via Emilia. No, Francesco De Leo, 34 anni, ex affiliato di una cosca salernitana, si era fatto trovare lì per dare uno strappo a suoi amici, anzi poco più che conoscenti.

Sarà che quei conoscenti, una settimana fa, sono stati condannati in abbreviato per essere i colpevoli dei due assalti armati messi a segno fra aprile e maggio 2015 in città al Tuodì di Putignano e alla tabaccheria Ferrari di Sant’Ermete, ma ieri i giudici del tribunale di Pisa non gli hanno creduto e lo hanno condannato a 7 anni di reclusione. Se si esclude l’assoluzione per l’accusa di ricettazione dell’auto con cui Luigi Cotogno e Massimiliano Maggi avevano messo a segno il blitz alla tabaccheria il 4 aprile di due anni fa, la corte ha di fatto confermato la linea accusatoria formulata dal pm Giovanni Porpora, che aveva chiesto otto anni. Secondo le indagini, De Leo aveva fatto da palo. Anzi, da autista. E lo aveva fatto abusando del suo status di collaboratore di giustizia, visto che da tempo viveva a Pisa sotto protezione. La squadra mobile guidata da Rita Sverdigliozzi lo arrestò insieme agli esecutori materiali dei raid e alle loro compagne a ottobre 2015. Secondo le accuse, Cotogno e Maggi, già conosciuti come responsabili di altre rapine, agivano con uno schema preciso: individuavano i loro bersagli avvalendosi dell’aiuto delle donne, una delle quali accusata di aver svolto “sopralluoghi” negli esercizi da razziare prima di ogni colpo accompagnate dai bambini. Una volta ripuliti i negozi, scappavano con il supporto di un logista. La scorsa settimana, Maggi è stato condannato a 6 anni, Cotogno a 3 anni e mezzo, a 3 anni e 4 mesi Emma Di Lorenzo, la compagna del primo, mentre è stata assolta Carmela De Leo, difesa dall'avvocato Francesco Anelli, legata a Cotogno e parente di De Leo. Lui aveva scelto il giudizio ordinario convinto di poter dimostrare la propria innocenza e non aver bisogno dello sconto del terzo della pena offerto dall’abbreviato.

La difesa ha provato a dimostrare la sua innocenza attraverso la testimonianza di un altro collaboratore di giustizia. Una persona che in carcere, a Sulmona, avrebbe parlato con Cotogno delle rapine sentendogli dire che De Leo, sebbene fosse andato a prenderlo sotto quel cavalcavia con la Mercedes, non saqpeva nulla del colpo messo a segno pochi minuti prima alla tabaccheria. Troppo poco. C’erano le dichiarazioni di Cotogno e le rivelazioni di un testimone oculare, che ha visto Cotogno e Maggi lasciare la Fiat Uno a bordo strada e salire sull’auto della fuga. «Ricorreremo in appello, questa condanna è davvero troppo dura - dice Carmen Di Meo, legale di De Leo - L’accusa ha sostenuto, fra le altre cose, che il mio assistito avesse partecipato alla rapino perché era in dfficoltà economiche. In realtà era l’unico a lavorare». Di certo è l’unico a cui sia stata tolta la protezione e lo status di collaboratore di giustizia. La procura di Salerno lo ha fatto subito dopo aver saputo dell’inchiesta pisana. Seppure in carcere, resta gode ancora invece dei benefici da pentito Cotogno, che alle spalle ha una storia violenta da membro di una cosca che anni fa mise a ferro e fuoco l’agro pontino per conto dei Casalesi.

 

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