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Pisa

Villa Madrè, indaga anche la Corte dei conti

Villa Madrè, indaga anche la Corte dei conti

Ipotesi di danno erariale per l’affitto pagato alla proprietà privata con un contratto poi annullato

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PISA. Un fascicolo con l’ipotesi di danno erariale è stato aperto dalla Procura della Corte dei conti sulla vicenda di Villa Madrè, l’immobile a destinazione turistica affittato nel 2014 per alcuni mesi da Apes e Ardsu.

Un contratto di locazione - per famiglie sotto sfratto e studenti fuori sede - poi annullato in autotutela dal Comune dopo il parere negativo del segretario generale. Non si potevano usare quei 28 posti letto a fini residenziali avendo il fabbricato, appartenente a Condotte Immobiliare, una vocazione alberghiera.

L’inchiesta della magistratura contabile, coordinata dal procuratore capo Andrea Lupi, segue quella della Procura pisana che, sulla base dell’esposto presentato dal Movimento 5 Stelle, ha avviato un’indagine per accertare l’eventuale abuso d’ufficio denunciato dai Grillini.

I filoni - Corte dei conti e Procura ordinaria - si avvalgono della stessa polizia giudiziaria, la Tributaria della Guardia di finanza. I riscontri sono quasi esclusivamente di natura documentale con atti e delibere già acquisite agli atti. Nei giorni scorsi il sostituto procuratore Giancarlo Domininijanni ha sentito il consigliere comunale, Gianfranco Mannini (M5S), tra gli autori dell'esposto alla base dell'inchiesta.

Sul contratto da 140mila euro all'anno stipulato tra Apes e Condotte Immobiliare, fu saldato solo il primo trimestre per un conto di 35mila euro. Poi lo stop per le perplessità sorte dopo il parere del segretario generale dell’epoca, Angela Nobile. Dubbi che trovarono un epilogo formale con la rescissione del contratto con atto in autotutela da parte di Palazzo Gambacorti. Secondo l’esposto del M5S «l'Agenzia Casa del Comune di Pisa paga 35 mila euro a trimestre per 28 appartamenti costruiti da Condotte Immobiliare. Di questi 28 appartamenti 16 li ha girati all'agenzia per il diritto allo studio universitario, evidentemente perdendo la priorità dell'emergenza abitativa, 2 li ha riempiti a fatica e 14 sono alla ricerca dell'inquilino». La base giuridica dell'operazione, finalizzata nelle intenzioni a dare una risposta al fabbisogno abitativo, venne smontata dal segretario Nobile che sottolineò l'assenza di una gara pubblica nella scelta dell'immobile, e la mancanza della Scia, la segnalazione certificata di inizio attività, tanto che, aveva osservato la Nobile «la struttura ricettiva di viale delle Cascine non può dirsi esistente». Naufragata l'operazione, l'azienda regionale per il diritto allo studio spostò i 28 borsisti (16 appartamenti) in altre sedi, mentre Apes trovò un'altra collocazione alle sei famiglie in emergenza abitativa. Ora, gli effetti di quel contratto d’affitto con il privato, sotto sono la lente di due magistrature per accertare eventuali reati con relativo sperpero di soldi pubblici.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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