Finanza
Pd, da Gelli mano subito tesa a Fontanelli
«Sicuro che le nostre strade si incroceranno di nuovo per il bene di Pisa». Sì a primarie di coalizione
PISA. Tra fuoriusciti, riposizionamenti e liti interne, il Pd pisano è ora in preda alla paura di incassare una seconda debacle, dopo quella di Cascina, alle elezioni amministrative del 2018, per il dopo-Filippeschi all’ombra della Torre. I più saggi e lungimiranti hanno già capito che la strategia per preparare il voto delle Comunali non può non passare dal confronto e dall’accordo tra lo stesso Pd e lo scissionista Fontanelli insieme ai “fontanelliani”. Ne è convinto anche il deputato Federico Gelli, rimasto saldamente nelle file dei fedelissimi renziani.
Onorevole Gelli, la scelta di Fontanelli ha complicato ulteriormente il quadro politico pisano?
«La situazione è complicata a livello nazionale e anche nella nostra città, ma ci sono le energie, le competenze e le passioni per superare questa difficile fase».
A chi si riferisce?
«Mi riferisco ad alcuni dirigenti e al compagno Fontanelli che purtroppo hanno lasciato il Partito Democratico. È sicuramente una perdita importante perché Fontanelli rimane una delle energie migliori di cui può disporre la nostra città. È stato un sindaco amato e apprezzato dai cittadini e se c'è una possibilità di costruire un discorso unitario con lui e con tutti gli altri esponenti e le forze del centrosinistra pisano bisogna farlo. Anzi, dobbiamo iniziare subito. Forse è già troppo tardi».
Ma secondo lei quello di Fontanelli è un addio o un arrivederci?
«Mi auguro tanto che sia un arrivederci, anzi sono sicuro che le nostre strade prima o poi si incroceranno di nuovo per il bene del centrosinistra ma soprattutto per il bene della città».
Perché pensa che sia troppo tardi per costruire un discorso unitario per il centrosinistra?
«Spero che non sia troppo tardi, dobbiamo metterci subito in moto. Non c'è tempo da perdere, la città ha bisogno di un buon governo e secondo me il buon governo può essere garantito solo dal centrosinistra, come del resto lo dimostrano i fatti di questi anni».
Ma come farete a mettervi d'accordo?
«Innanzitutto ci si mette d'accordo su le cose da fare per la città, e mi sembra di capire che sui punti essenziali per lo sviluppo e la crescita di Pisa ci siano visioni condivise ormai da lungo tempo. Per quanto invece riguarda i nomi e i cognomi, secondo me la prova maestra saranno le primarie di coalizione. Non possiamo dimenticarci che il centrosinistra è nato con le primarie di coalizione, quelle che hanno portato alla leadership Prodi. Se questa è la strada che ci fa ritrovare tutti insieme è bene imboccarla».
E gli ex renziani che hanno deciso di appoggiare Orlando?
«Orlando è un ottimo ministro della Giustizia. Ha fatto una scelta che secondo me è importante perché garantisce l'unità del partito. Può essere un'occasione per aprire una discussione su che tipo di partito vogliamo. Io sosterrò Renzi per la condivisione di un percorso politico e il processo riformatore del Paese che non può essere interrotto e che ci ha visto protagonisti nelle riforme volute dalla nostra maggioranza, come le unioni civili, la legge sul “Dopo di noi”, la riforma del Terzo settore e per ultima la legge sulla responsabilità professionale dei medici che porta il mio nome. Secondo me il nostro deve essere un partito plurale e aperto che non si deve chiudere alla ridotta ala della sinistra storica. Tuttavia, Orlando ha delle idee e delle competenze a cui sarà utile affidarci anche dopo il congresso. Quanto agli ex renziani un po' mi stupisco, anche se qui vedo più una collocazione dovuta non tanto al progetto e al programma di Orlando quanto ad una scelta legata alla geografia interna del Partito Democratico. Cioè più che ad un sostegno a Orlando io leggo nella scelta di alcuni un “no” a Renzi e ad alcuni personalismi emersi all'interno del partito piuttosto che un “sì” al ministro della Giustizia».
Cristiano Marcacci
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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